a votazioni finite: costituzionalisti; over/under confidence; nel merito

Negli ultimi mesi, ho volutamente ed accuratamente evitato di entrare nel merito della proposta di legge elettorale c.d. “Italicum“. Lo avevo fatto in passato, quando si trattava ancora di una proposta preliminare.
Soprattutto, l’improvvisa moltiplicazione di esperti costituzionalisti usciti dalle nostre facoltà di Giurisprudenza mi ha profondamente dato fastidio.
Robe che neanche stessimo parlando della formazione della nazionale: da 60 milioni di C.T. a 60 milioni di esperti costituzionalisti.

Perdo un secondo su questo paragone, chi vuole passi al paragrafo successivo dove affronterò il tema della fiducia.
Parlando di nazionale, credo sia anche divertente e legittimo che ognuno possa dire la sua riguardo la propria formazione ideale. Peccato che la legge elettorale sia questione appena più seria.
Il difetto maggiore è che, mentre parlando di formazione calcistica entrano in gioco dozzine di variabili (forma dei giocatori, qualità tecniche…), parlando di legge elettorale si pensa ad un sistema. Sarebbe come se discutessimo del modulo da adottare per una squadra di calcio: meglio 3-5-2 o 4-4-2?
(Questo paragone mi offre anche l’occasione per un’altra riflessione: il funzionamento della legge elettorale, in quanto sistema, dipende poi inevitabilmente dalle persone cui è affidato. Suppongo dunque che entusiasmi e/o preoccupazioni sull’Italicum dipendano in larga parte anche dal giudizio sulle persone).

Over/under confidence
Personalmente, considero un errore istituzionale e politico da parte di Renzi quello di apporre una mozione di fiducia sulla legge elettorale.
Un errore istituzionale, perché la legge elettorale costituisce uno dei cardini del sistema politico democratico e, in quanto tale, una legge para-costituzionale che andrebbe affrontata con cautela. Questo rientra nella lista di “stratti” istituzionali cui Berlusconi prima ed ora Renzi ci stanno abituando. Non è affatto positivo: in uno Stato di diritto, alcune tradizioni costituzionali ed il rispetto delle regole formali sono fondamentali.
Un errore politico perché dimostra la debolezza di Renzi, che si sente probabilmente accerchiato e ricorre a scelte frettolose e sbagliate: con ogni probabilità, la legge sarebbe passata comunque e, sicuramente, in caso contrario Renzi avrebbe potuto rassegnare le dimissioni. Forzare la mano in questo modo, esaspera i rapporti interni al PD e alla maggioranza, dimostrando che Renzi non ha (o teme di non avere) il controllo dei parlamentari che lo sostengono.
Nei giorni scorsi, sono apparse diverse analisi sulla legittimità dell’apposizione della mozione di fiducia rispetto ai Regolamenti della Camera. Poiché si tratta di materia molto complessa, mi astengo da giudizi tranchant, tuttavia credo andrebbe verificato meglio nel dettaglio il funzionamento della richiesta di voto segreto (è ammesso d’officio?). Escluderei radicalmente incostituzionalità ex art. 72 Cost. Altre valutazioni, le trovate qui.

Italicum
Dunque, ormai lo sapete tutti: il c.d. “Italicum” è un sistema elettorale proporzionale, ovvero basato su collegi plurinominali (anche detti circoscrizioni) nei quali saranno eletti circa 6 deputati. Il territorio italiano è dunque suddiviso in 100 circoscrizioni.
Delle liste elettorali, il capolista è “bloccato”, ovvero non soggetto ad un voto di preferenza: se la lista raggiunge il quorum legale (ed effettivo), il capolista sarà eletto. Per tutti gli altri candidati in lista si potranno esprimere preferenze (due, di genere diverso).
Il riparto dei seggi avviene su base nazionale, con una soglia di sbarramento del 3%.
Infine, la legge prevede che al partito che ottenga il 40% dei voti validi sia attribuito un premio di maggioranza pari al 55%: 340 seggi alla Camera dei Deputati. Nel caso in cui nessuna lista raggiunga la suddetta soglia, si procederà ad un ballottaggio fra le liste più votate.
La legge elettorale si applica solo alla Camera, non al Senato in vista della riforma costituzionale in discussione.
Questa la mera descrizione.

Nel merito
Qualcuno mi ha contestato di non essere entrato prima nel merito della legge elettorale. In realtà, questa è stata una precisa scelta da parte mia: non vedo perché dovrei mischiare la mia voce in mezzo alle urla di migliaia di persone che evidentemente ne sanno molto più di me in questa materia così complessa.
Ho preferito ascoltare.

E’ questa la migliore legge elettorale possibile? Certamente no. E’ una legge liberticida? Certamente no.
Non scordiamoci, vi prego, che (nonostante tutto!) abbiamo votato per ben tre volte negli ultimi 10 anni con quella “porcata” della legge Calderoli.

Cominciamo ora un’analisi della legge, con la necessaria premessa che in materia elettorale ogni analisi è, evidentemente, “astratta” e l’esito si conoscerà solo dopo il voto.
Credo sia opportuno iniziare dai profili di incostituzionalità sanciti con riferimento alla legge c.d. “Porcellum” dalla sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale. Vedasi la pronuncia_1/2014.
Premio di maggioranza: con riferimento al premio di maggioranza, la Corte Costituzionale ne ha sancito l’incostituzionalità non in senso assoluto, bensì in quanto “non subordinato al raggiungimento di una soglia minima di voti“. Tale (mancata) previsione si risolve, secondo la Corte in una lesione del diritto d’uguaglianza (art. 3 Cost.) perché consentirebbe di trasformare una maggioranza relativa anche di un solo voto in una vastissima maggioranza. Scriveva la Corte:

Il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza prefigurato dalle norme censurate, inserite nel sistema proporzionale introdotto con la legge n. 270 del 2005, in quanto combinato con l’assenza di una ragionevole soglia di voti minima per competere all’assegnazione del premio, è pertanto tale da determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto (art. 48, secondo comma, Cost.). […]
Le norme censurate, pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente.

Orbene, la legge elettorale c.d. Italicum pone rimedio a tale situazione prevedendo due condizioni alternative: a) il raggiungimento da parte di un partito/coalizione di una soglia pari al 40% dei voti espressi; b) un ballottaggio fra le due liste più votate.
La domanda dovrebbe dunque divenire: la “soglia” del 40% prevista dalla legge c.d. Italicum è “ragionevole”?
Personalmente, mi pare che un premio di maggioranza che dal 40% dei voti assegni il 55% dei seggi comporti una distorsione relativamente contenuta. E, soprattutto, prevedibile.
Questo alla luce degli argomenti della Corte. Altri argomenti (come quelli di Volpi) che negano in toto la legittimità del premio di maggioranza hanno un loro fondamento logico, politico e giuridico. Ma la Corte Costituzionale non li ha affrontati e non possiamo sapere se e come lo farà in futuro, restano quindi (almeno per ora) argomenti politico-istituzionali, più che giuridici.
Giova altresì ricordare che anche nelle altre democrazie europee la soglia del 40% dei voti è raramente raggiunta da un partito, il che -credo- potrebbe essere considerato indice della sua particolare rappresentatività popolare.
Circoscrizioni e preferenze: la censura costituzionale della Corte relativa alla mancata previsione delle preferenze per i candidati in lista era strettamente legata alla possibilità di scelta dei candidati, ovvero della loro “effettiva conoscibilità” e selezione.
In particolare, la Corte Costituzionale criticava il meccanismo delle liste bloccate in quanto

è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione. Simili condizioni di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori, rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto“.

Anche in questo caso, la legge c.d. Italicum prevede alcuni correttivi: innanzitutto, le circoscrizioni elettorali sono assai più ridotte di quelle del c.d. Porcellum. Nella legge disegnata da Calderoli, infatti, le circoscrizioni prevedevano in media l’elezione di oltre 20 deputati, in territori particolarmente vasti (in Veneto 1, le provincie di Padova, Vicenza, Verona e Rovigo; la Toscana formava un’unica circoscrizione). Al contrario, l’Italicum prevede l’elezione da 3 a 9 deputati, in circoscrizioni che variano da 300.000 a 900.000 abitati, ovvero la dimensione di una media provincia italiana, poco più, poco meno.
Peraltro, è interessante notare come anche nel Mattarellum i collegi uninominali variassero attorno ad una popolazione di circa 100.000 abitanti (una proporzione che sarà poi mantenuta anche con la c.d. legge Calderoli). Altresì ricordiamo che pure per la legge Mattarella, il sistema proporzionale (25%) si applicava su circoscrizioni assai vaste -oltre 2 mln di abitanti-, con liste bloccate.
Come già detto, all’interno di queste circoscrizioni dell’Italicum, solo il capolista è esente dal sistema delle preferenze, che si applicano a tutti gli altri candidati.
Anche in questo caso, pare evidente come sia assai più semplice conoscere personalmente 6 persone che ci candidano in ambito territoriale ristretto (ovviamente, questo richiede un minimo impegno da parte degli elettori…).

Premio di lista: ennesimo punto fortemete criticato è l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione.
Il punto mi pare piuttosto capzioso, per le seguenti ragioni: innanzitutto, come d’abitudine sotto il c.d. Mattarellum, le liste per ottenere la maggioranza nel collegio tendevano ad includere al loro interno candidati con provenienza diversa. La medesima cosa potrà avvenire nelle circoscrizioni dell’Italicum.
In secondo luogo, gli ultimi anni (anche con il c.d. Porcellum ed il suo premio di maggioranza) ha dimostrato una vivissima capacità di critica ed opposizione interna (non sempre giustificata) all’interno degli stessi partiti di maggioranza.
Ben memori delle esperienze passate, è evidente che l’intenzione perseguita da chi ha disegnato la legge elettorale c.d. Italicum era esattamente quella di ridurre il proliferare di piccoli partiti in Parlamento, consolidando una lista ed una maggioranza forti. Pare superfluo ricordare qui le tristi fini dei governi Prodi e quanto quei governi avrebbero pututo fare per il bene del paese se li fosse lasciati lavorare.
Certo, questo si sarebbe potuto fare meglio con una soglia di sbarramento più elevata (tipo al 5%…) ma le opposizioni sul punto sono ben note.

Premio di maggioranza & soglie di sbarramento: alcuni ritengono che il combinato disposto di queste due previsioni sia illegittimo, in quanto ridurrebbe la rappresentanza politica dei partiti di minoranza a gruppi numericamente ridotti. L’argomento non mi convince, perché se non si prevedesse una soglia di sbarramento, l’opposizione sarebbe ulteriormente frazionata in svariati partitini inconsistenti e privi di capacità d’azione politica (ovvero di controllo sull’operato del governo).
Più fondato l’argomento che vuole evidenziare come la soglia di sbarramento comporti già di per sé una distorsione maggioritaria a favore dei partiti maggiori (e, dunque, di quello di maggioranza). Argomento corretto, non v’è dubbio. Tuttavia, ritengo che una soglia di sbarramento del 3% non sia tale da precludere il pluralismo politico, né da operare una distorsione intollerabile, anche se coordinata col premio di maggioranza.
Diverso sarebbe stato se il premio fosse più consistente o lo sbarramento più elevato.

Ora, si potrà contestare che tutta questa argomentazione si basa su variazioni numeriche (più o meno candidati, più o meno circoscrizioni…), ma in materia elettorale tutto è basato su simili variazioni!

Piuttosto, personalmente mi lascia perplesso la previsione di una soglia di sbarramento e la ripartizione nazionale dei seggi, anziché in base alle circoscrizioni. A mio avviso, questo riduce la rappresentatività locale delle circoscrizioni, ma probabilmente era inevitabile con la previsione di un premio di maggioranza.

Ora, c’è chi parla di collegi uninominali, come nel c.d. Mattarellum. Personalmente, sono da sempre contrario al sistema dei collegi, perché: a) non garantisce una maggioranza (vedasi India e Inghilterra recente); b) non è rappresentativo: viene eletto chi ottiene anche un solo voto in più, pure se non raggiunge una maggioranza nel collegio.
Ricordiamo altresì che nel previgente sistema del Mattarellum, su 475 collegi uninominali, almeno 100 di essi erano altamente competitivi, ovvero era imprevedibile dire chi avrebbe vinto. Logico che in un contesto simile, le maggioranze fossero molto variabili ed instabili. Non a caso, si ricorreva a liste che inglobavano chiunque.
Inoltre, i collegi uninominali hanno altri difetti: innanzitutto, con essi, molto spesso alcune zone esprimeranno sempre la medesima rappresentanza politica (in Emilia sempre PD-SEL; in Lombardia sempre FI-LN…); in secondo luogo, in un paese dalla lunga tradizione di partiti di massa come l’Italia, il voto è più frequentemente espressione di un’aderenza politico-ideale che non della preferenza per una persona candidata (altrimenti detto: anche se il mio partito candida un pirla, piuttosto che votare altri…).

Riguardo i capilista bloccati, personalmente trovo non sia affatto l’infamia che ci vogliono far credere. Chiunque viva da vicino un’elezione col sistema delle preferenze, avrà modo di rendersi conto degli sporchi giochi che esse comportano (senza rinvangare la tradizionale opposizione della sinistra per l’eventuale voto di scambio e corruttela).
Ma, soprattutto, le preferenze privilegiano in modo anche esagerato la rappresentanza territoriale, anche a scapito di eventuali competenze dei candidati. Ovviamente, la cosa non è affatto scontata, ma personalmente trovo positivo che i partiti abbiano modo di proporre e portare in Paralmento persone magari poco conosciute, ma fortemente competenti in alcune materie (un nome a caso: Ilaria Capua). Certo, questo comporta anche il rischio di eleggere emeriti incompetenti… Non lo nascondo.

Qui una critica, ben argomentata, di Mauro Volpi con argomenti molto interessanti riguardo il doppio turno ed il premio di maggioranza.
Qui un parere positivo sulla legge, di Augusto Barbera.

Come dicevo, le critiche di Volpi mi paiono ben argomentate. Esse, tuttavia, mi pare si pongano più dalla prospettiva della costruzione istituzionale (pregiatissima) e della contestazione radicale del premio di maggioranza, che non da quella della legittimità costituzionale in sé della legge in oggetto.

Detto questo, logicamente, né io né altri ben più qualificati commentatori della legge elettorale siamo nelle menti dei giudici costituzionali, dunque esprimere una previsione certa (o quasi) sull’esito di un suo eventuale vaglio da parte della Corte non è possibile.
Personalmente, ritengo che entro il perimetro delle censure sollevate con la sentenza 1/2014, la legge c.d. Italicum potrebbe superare il vaglio di costituzionalità. Non di meno, è impossibile prevedere se la Corte valuterà esclusivamente questi profili o condurrà oltre il ragionamento già sviluppato.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “a votazioni finite: costituzionalisti; over/under confidence; nel merito

  1. preziosissima analisi. ti direi di bloggarlo, quando preferisci, anche sui discutibili.
    (la mia riserva, da sempre, è sul premio di maggioranza – per cui l’italicum è solo minimamente più accettabile dei precedenti sistemi). per il resto, sulla carta concordo con te che il miglioramento sia evidente – non l’hai scritto, per la verità, ma mi sembra di evincerlo dalle tue parole.

    • Sì, rispetto al sistema precedente sono convinto che sia un evidente miglioramento.
      Dopo, sono convinto anche che non sia la legge elettorale perfetta.

      Quanto al premio di maggioranza, ti consiglio l’ottimo articolo di Volpi che ne illustra le problematicità (il link è nel post).

      Ciò detto, credo possa essere una soluzione estemporanea per stabilizzare il governo. In tutta sincerità, non scommetterei che ci terremo questa legge elettorale per decenni.

  2. Ho letto, anche se velocemente, e comprendo tutte le tue posizioni; tra l’altro sei più competente di me, quindi mi fido; personalmente, mi sembra una legge un filo troppo complicata, ma come dici tu, la legge perfetta non esiste; speriamo solo che i ‘capolista bloccati’ servano a selezionare le persone per competenza e che le preferenze non vengano usate per scopi poco puliti…

    • Ho appena letto anche io. La cosa mi amareggia molto, perché personalmente non vedo chissà quali prospettive fuori dal PD…. Sinceramente non lo so.
      L’unica cosa certa è che ci complichiamo ulteriormente la vita.

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