Riflessioni para-giuridiche sul giudizio della Corte Costituzionale

Non accade di frequente (e certo non accadeva con tanta frequenza) che i giudizi della Corte Costizuonale diventino materia di discussione pubblica e titoli di giornale.
Non intendo addentrarmi in una valutazione della sentenza 70/2015 (reperibile sul sito della Corte) relativa al blocco della rivalutazione monetaria delle pensioni disposta dal governo Monti, tuttavia le circostanze mi spingono ad alcune riflessioni “para-giuriche” su questa sentenza. O, meglio, su come vi si è pervenuti.
Riflessioni “istituzionali”, azzarderei.

Scopro, con non poca sorpresa, il presidente Criscuolo avrebbe dichiarato al Corriere della Sera che i giudici che parteciparono alla deliberazione (12 su 13 attualmente in carica) erano perfettamente “spaccati”: 6 favorevoli alla dichiarazione di incostituzionalità e 6 contrari (sarei curioso di sapere come erano divisi ed in particolare che posizione aveva la prof.ssa De Pretis…).
E scopro anche che la dichiarazione d’incostituzionalità è passata per il voto favorevole del presidente Criscuolo stesso,  ai sensi dell’art. 17 delle Norme integrative sul giudizio dinnanzi alla Corte Costituzionale  (come riviste nel 2008) “In caso di parità di voti, il voto del Presidente prevale“.

Parlo di “sorpresa” perché sarei portato a dire che questa sentenza ci mostra come anche in una materia che richiederebbe un altissimo grando di ponderazione e riflessione esista in realtà un  qualcosa di imponderabile ed imprevedibile: uno spazio lasciato al caso.

Perché dico questo?
Perché i giudici in carica nella Corte Costituzionale sarebbero attualmente 13, ma uno di loro (Lattanzi) non ha partecipato al giudizio in oggetto: se lo avesse fatto, il voto del Presidente non avrebbe prevalso.
Perché uno dei giudici della Corte era il Presidente Sergio Mattarella: se il Parlamento non l’avesse eletto Presidente, la Corte probabilmente non si sarebbe spaccata in questo modo….
Perché dei 15 giudici previsti in Costituzione, ne sono attualmente in carica solo 13 ed il Parlamento non ha ancora eletto 2 dei 5 giudici di propria nomina (le discussioni vanno avanti da mesi).
Insomma, non voglio parlare di una “tempesta perfetta”, ma certo di una serie interessante di coincidenze (o, come nel caso del Parlamento, di carenze).

Una serie di coincidenze che ci dovrebbe far riflettere non poco, soprattutto noi giuristi, sull’impatto che il caso ha anche nella formazione del diritto e nell’orientare i destini dello Stato. Financo sullo stesso valore delle sentenze della Corte Costituzionale.
Ragionando al limite dell’assurdo: se il presidente fosse stato un altro? O se Lattanzi avesse partecipato al voto?

Al netto di queste considerazioni, mi preme aggiungere un altro elemento di riflessione: in un convengo di diritto costituzionale, il presidente emerito della Corte Gustavo Zagrebelsky (professore di diritto costituzionale) argomentava come, durante la propria esperienza, i giudici adottavano la prassi di cercare decisioni quanto più condivise possibili e -come egli stesso scrive anche ne “La virtù del dubbio“- evitare simili spaccature. Di più: evitare anche spaccature con voti 8 a 7 (nel plenum).
Piuttosto, argomentava Zagrebelsky, stante la sensibilità e delicatezza di ogni decisione in materia di costituzionalità, la Corte rinviava la decisione alla ricerca di una maggiore condivisione e consesus.
Insomma, la Corte rifiutava una stretta applicazione del principio di maggioranza.

Non voglio, ovviamente, contestare la legittimità o liceità di questa decisione della Corte Costituzionale (né, certamente, potrei). Tuttavia, non posso fare a meno di evidenziare come essa rappresenti un elemento di frattura importante rispetto ad una prassi consolidata e -trovo- assolutamente ragionevole.
Anzi, azzardo: doverosa.

Ancor più curioso che un giudice (Giuliano Amato) affermi espressamente di aver votato contro la sentenza. Già è abbastanza sorprendente che lo faccia il presidente….

Comunque, nota conclusiva, caro Cazzullo, scrivere in un articolo che il presidente della Corte Costizionale “è tra i più potenti d’Italia, ma non lo conosce nessuno” rasenta la porcata.
Chapeau, invece, al presidente Criscuolo per la dichiarazione sui “diritti acquisiti”: «La definizione di diritti acquisiti, che non possono essere toccati, non è esatta. In Italia è possibile che una legge intervenga anche su situazioni già disciplinate in passato; purché lo faccia con criteri di razionalità».

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Riflessioni para-giuridiche sul giudizio della Corte Costituzionale

  1. Premetto non sono un giurista e nemmeno un pensionato (ammesso che la sentenza a cui ti riferisci sia quella riguardante gli adeguamenti agli indici ISTAT delle pensioni). Cionondimeno trovo molto discutibile che un Paese come il nostro s’infranga, come mare in tempesta sugli scogli, ogni volta che una corte, un’istituzione, si pronunci a favore dei diritti del cittadino. Perché questo accade in Italia. Quando sei tu cittadino a dovere qualcosa allo Stato, sei carne da macello. Quando è lo Stato a doverti qualcosa, be’ puoi anche crepare e sei ugualmente carne da macello. Quanto amo, invoco e rimpiango gli ordinamenti che trovano fondamenta solide sul common law anziché sugli arcaici e contorti modelli derivanti dal diritto romano. La libera interpretazione, l’arte di non dire esplicitamente e chiaramente mettendo in fila soggetto, predicato verbale e complemento oggetto, imperano nella nostra vita e schiacciano ogni nostra pretesa di vivere civilmente in piena cooperazione con i nostri simili. Abbiamo seminato vento e raccogliamo tempesta. Che sia uno a fare la differenza e che sia assente un altro che consente a quell’uno di fare la differenza è scritto nelle regole del non scritto e di ciò che appartiene ad un’unica realtà: ha ragione chi c’è. Ha ragione la maggioranza. Hanno ragione i molti. Gli assenti e i latitanti hanno sempre torto. Grazie per lo splendido spunto e scusa l’eventuale incompetenza della mia riflessione. Ciao!

    • La sentenza è esattamente quella, come scritto anche all’inzio del post.
      Personalmente, sarei un pò meno entusiasta delle “fondamenta solide del common law”, la cui “solidità” non dipende tanto dal sistema giuridico, quanto dalla serietà delle persone (anche Germania o Francia sono giuridicamente solidissime, pur essendo ordinamenti di civil law). Idem sulla “libera interpretazione”.
      Per favore, lasciamo fuori il diritto da beghe che di giuridico hanno ben poco.
      Ciò detto, lungi da me contestare come la Corte è arrivata a tale decisione (né ho scritto che si tratti di una tragedia), semplicemente, evidenziavo la stranezza e l’inadeguatezza del sistema “democratico” in tale ambito.

  2. Il tuo articolo mi ha chiarito i termini della questione; tuttavia, non mi pare che questa decisione abbia costituito un ‘vulnus’ irrimediabile, anche se certo costituisce un precedente… certo se la legge prevede che in caso di parità il voto del Presidente sia decisivo, forse è la legge che è scritta male… Quanto alla ‘maggioranza più ampia possibile’ questa non sempre è possibile…

    • Che questo articolo abbia “chiarito i termini della questione” mi inquieta un pò, perché tutto fa, tranne che “chiarire”….😉
      Diciamo, piuttosto, che solleva alcune riflessioni collaterali e che poco o nulla hanno a che fare col giudizio della Corte.
      Potrei addentrarmi anche su quello, ma col fiorire di costituzionalisti che abbiamo il questo paese, trovo la questione superflua.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: