Riflessioni liguri

Premessa: non sono ligure e non ho votato in Liguria.
Credo comunque di poter provare a trarre alcune riflessioni interessanti dall’esito di quel voto.

Il PD e Raffaella Paita hanno perso. La domanda vera è perché?
Alcuni all’interno del partito, accusano la “spaccatura” di Pastorino e Civati di aver sottratto quei voti determinanti per la vittoria (-7%) rispetto a Toti. Pastorino e Civati ribattono dal canto loro che quegli elettori comunque non avrebbero sostenuto Paita.
A mio modesto giudizio, la verità sta nel mezzo: non so in che percentuale, ma sicuramente qualcuno avrebbe votato Paita e qualcuno sarebbe rimasto a casa o avrebbe votato altri. In ogni caso, dubito fortemente che del 9,4% di Pastorino 2/3 (40.000 voti circa, ovvero il distacco fra Toti e Paita: SWG attribuisce un 4% passato dal PD a Pastorino) avrebbe votato la candidata del PD.

Piuttosto, sono propenso a credere che la sconfitta del Partito Democratico in Ligura dipenda da altro.
Da molte ragioni, più o meno radicate nell’elettorato: la pessima gestione delle primarie con Cofferati; i guai giudiziari della Paita; le qualità politiche e personali della Paita… Ma una più di tutte, a mio giudizio, incide: dopo dieci anni di amministrazione Burlando (che, seppure non ha fatto disastri, certo non ha brillato, specie a sinistra), c’era voglia di rinnovamento.

Sarà un paragone stupido, ma a me la sconfitta in Liguria ricorda molto quella di un anno fa a Padova: entrambe maturate dopo decenni di amministrazione PD-Ulivo-“sinistra”; entrambe maturate in una tornata elettorale dove comunque il PD ha ottenuto buoni risultati.
A Padova, il PD perse contro la Lega Nord e Bitonci candidando il vice-sindaco reggende uscente, Ivo Rossi, che per anni era stato il braccio destro di Zanonato ed aveva vinto delle primarie contestate (un pò nel conteggio dei voti, molto nella successiva gestione del programma comune) contro una lista civica più a sinistra (Padova 2020).
Come per Zanonato a Padova, la gestione politica di Burlando in Ligura rappresentava -a mio modesto giudizio- una sinistra legata a schemi un pò “vecchiotti” (da “industria pesante”, mi viene sempre da dire) e che non ha avuto difficoltà ad adottare anche politiche “di destra” (via Anelli, cementificazione): insomma, una sinistra molto governativa, alla quale è mancata l’elaborazione politica tipica delle minoranze, il ripensarsi radicalmente.
Una sinistra che sceglie di candidare in continuità (questo ragionamento forse potremmo estenderlo anche a Livorno).

Ma dopo 10 anni, gli elettori sentono forte l’esigenza di cambiare e la continuità paga poco.
L’esigenza di “cambiare” spesso si ferma all’immediato, non necessita di grandi elaborazioni sui programmi, anzi: può essere relativamente semplice dettare i temi del cambiamento (la sicurezza ed i furti a Padova nel 2014, ad esempio, sebbene non rappresentavano elementi statisticamente determinanti).
A mio modesto giudizio, in situazioni simili, soprattutto a sinistra, c’è una fortissima esigenza di tornare a ridare spirito e idealità alla politica: proporre un rinnovamento non solo di persone, ma soprattutto di programmi e di visioni (cosa che, logicamente, non può esser fatta dalle stesse persone che hanno governato).

Non so -nessuno di noi lo sa- se Luca Pastorino candidato ufficialmente da tutto il PD avrebbe vinto in Liguria o se avrebbe potuto vincere Cofferati: Analisi_elettorale_Liguria_SWG_PD-e1433245628802è difficile dire se quel 6% di astensione del PD sarebbe andato a votare.
Tuttavia, credo fortemente che un’impostazione diversa della campagna elettorale (focalizzata su un altro modello di regione) avrebbe favorito il PD.

Capitolo Civati- Pastorino- Possibile: 9,4% mi pare un pò pochino per cantare vittoria.
Per quanto il risultato sia stato ottenuto in tempi veramente ristretti e senza appoggi significativi, mi azzardo a dire che siamo lontani da un radicamento territoriale necessario per sopravvivere ed evitare che questa sia solo un’esperienza spot.  Anche perché si è ottenuto un solo seggio in regione, troppo poco per lavorare.
Vedremo.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “Riflessioni liguri

  1. Ciao carissimo.

    A mio avviso mancano alcuni elementi fondamentali nella tua analisi: le alluvioni-la spaventosa crisi economica e di prospettive della Regione-il fatto che se non sei del PD (e di un certo PD) non puoi fare niente.

    La Paita (peraltro indagata) era assessore alla Protezione Civile, Burlando ha governato 10 anni senza fare nulla a riguardo. Tutto unito ad una campagna elettorale arrogante e offensiva verso l’intelligenza degli elettori.

    Candidarla è stata una scelta frutto di arroganza e miopia politica (peraltro con primarie truccate in maniera sia evidente sia inutile, dato lo scarto con Cofferati).

    • Ciao!
      Temevo fossi sparito, mi fa molto piacere sapere che sei ancora in giro…. Attendo una tua analisi più viva e diretta, in ogni caso!

      Comunque, non trovo che il post disti molto dal senso del tuo commento: non essendo ligure e non avendo notizie di prima mano su tutti i fatti che riporti, ho preferito non citarli direttamente, ma è evidente che il riferimento è esattamente a quelli, dalle alluvioni alle indagini sulla Paita, fino ai 10 anni di amministrazione Burlando (il riferimento alla cementificazione non è casuale).
      Idem per le conclusioni: trovo che la scelta di candidare la Paita fosse espressione di un desiderio di continuità che, come a Padova lo scorso anno, andava contro i desideri degli elettori.

  2. Concordo col mio concittadino. Il PD ha perso le elezioni nel momento in cui ha candidato Paita, legata mani e piedi ad un’amministrazione che ha governato malissimo la regione negli ultimi 10 anni. Un personaggio con precise responsabilità politiche rispetto all’alluvione dell’anno scorso e forse anche penali, visto che è indagata per omicidio colposo e disastro. Certo, poi la destra ci ha messo del suo, perchè il candidato prescelto è talmente autorevole da essere riuscito a mettere d’accordo tutti: da Alfano a Salvini.
    Quanto invece a Possibile sono molto più fiducioso. Non era facile fare di più con una campagna durata solo 2 mesi in cui Civati si è speso solo nelle ultime 2 settimane, ossia da quando si è dimesso dal PD. C’è sempre più spazio a sinistra del PD e la sfida è riuscire ad occuparlo. Del resto il partito di Renzi ha perso circa 2 milioni di voti in un anno e ritengo possa perderne ancora, se continuerà con la politica vista fino ad oggi. In un interessante articolo Curzio Maltese sostiene che il premier lascerà il partito al 15%… chissà… staremo a vedere…

    http://www.huffingtonpost.it/curzio-maltese/matteo-renzi-elezioni_b_7492976.html

  3. Credo anche io che il cambio sia stato in buona parte ‘fisiologico’: forse bisognerebbe considerare anormali quei casi in cui un’unica parte governa decenni… mi auguro però che i liguri abbiano ragionato anche pensando allo scempio del territorio, alle alluvioni, alle risposte bofonchiate da Burlando in occasione delle ultime tragedie… cestinando la Paita, che di quella amministrazione sarebbe stata il seguito naturale…

  4. Pingback: Riflessioni venete (dall’esito del voto anche ligure) | redpoz

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