Riflessioni venete (dall’esito del voto anche ligure)

Seconda puntata delle riflessioni post-elettorali. Passiamo al Veneto (con un occhio, come dice il titolo, alla Liguria).

Perché Luca Zaia ha vinto?
1) perché era più conosciuto della Moretti: potrà sembrare strano, ma fino al tour in tutti i 571 comuni, la Moretti era conosciuta solo in televisione e poco dalla popolazione veneta. Come ben detto da Patrizio Donnini che ne ha curato la campagna “se non ti conoscono, non ti votano“.
2) perché “non ha fatto disastri” (ed è pure uscito pulito dagli scandali): la linea politica del PD e della Moretti in questa campagna elettorale è stata “Zaia posa il calice” (riferito al Vinitaly), ovvero: non ha governato, non ha fatto programmazione. Vero, ma troppo poco e troppo astruso per convincere gli elettori ad andare a votare e a votare per il cambiamento. In fondo, basta che il presidente uscente sia stato “un bravo toso“.
3) perché ha dettato i temi della campagna elettorale: sempre Donnini, disse che il tema chiave era quello del lavoro e, infatti, la Moretti lanciò svariate proposte per l’occupazione. Ma tutte proposte troppo complesse (come tutto il programma del centrosinistra), troppo razionali… Zaia ha pubblicato per un paio di settimane un sacco di manifesti diffusi in tutto (tutto!) il Veneto con i “risultati” della sua giunta, ha approvato una finanziaria con 50 mln di “markette” per piccoli interventi nelle parrocchie a poche settimane dal voto e, dulcis in fundo, nelle ultime settimane ha potuto comodamente cavalcare la polemica sugli sbarchi e sui clandestini.
Moretti kaputt.

Perché Moretti ha perso?
Oltre a tutto quanto esposto sopra, ci sono un paio di punti sulla gestione della campagna elettorale che (col senno di poi…) credo di poter criticare.
1) Il primo riguarda il tour fra tutti i comuni del Veneto: ottima idea, in teoria. Pessimamente realizzata in pratica: il tour serviva a far conoscere la candidata e a prendere contatto col territorio, ma è stato gestito male. I passaggi a gennaio son stati rapidamente dimenticati e non hanno alimentato l’entusiasmo necessario alle ultime settimane di campagna elettorale: alla fine di maggio, alcuni territori erano “dimenticati” e si erano dimenticati della Moretti. Inoltre, con il tour si sono sacrificate altre tappe “ufficiose” come fiere e sagre, fondamentali per incontrare persone al di fuori dei circuiti tradizionali del partito. Zaia di sagre non ne ha persa una.
2) candidato sbagliato: quando Alessandra Moretti è passata nel mio comune, ricordo uno scambio di battute emblematico che già allora diceva tutto sulla sua difficoltà: un signore le ha rivolto la parola in dialetto veneto, per poi passare all’italiano nel timore che lei non capisse. Alessandra Moretti gli ha risposto in dialetto dicendogli di parlare pure così “che xo veneta anca e mi e ze capimo“… ecco, quella risposta suonava involontariamente artefatta, falsa. La risposta di una che abitualmente non parla in veneto. E che così non appare autentica.
Da questo punto di vista, sarebbe stata migliore la candidatura di una persona come Simonetta Rubinato, ex sindaco nella provincia di Treviso ed attuale senatrice del PD, più vicina al sentire e allo stile della “gente comune”.

E qui facciamo un passo indietro nel tempo (anche tenendo a mente quanto detto a proposito della Liguria), alle primarie con le quali Alessandra Moretti è stata scelta quale candidata del centro sinistra.
Quelle primarie di dicembre 2014 sono state un piccolo caso politico per il PD veneto, perché tutta la dirigenza locale (tranne i trevigiani) davano già per assodato che Moretti fosse la candidata in pectore del PD. Solo la cocciutaggine del PD trevigiano e di Simonetta Rubinato hanno “costretto” a fare le primarie (poco partecipate, probabilmente anche per la sensazione di ineluttabilità della vittoria di Alessandra Moretti: 40.000 persone circa).
Ma anche con le primarie, tutta la dirigenza locale si è schierata compatta in favore di Alessandra Moretti, con una serie di endorsement che, se da un lato hanno reso la sua vittoria quasi certa, dall’altro hanno inquadrato la sua candidatura dentro i vecchi, soliti, schemi delle scelte di partito calate dall’alto per “fedeltà” e cursus honorum d’apparato (o, peggio, di correnti).

Non credo che al 31 maggio gli elettori veneti non abbiano votato Alessandra Moretti per questa ragione (anche se sicuramente qualcuno avrebbe votato Rubinato e non ha votato PD). Credo tuttavia che questa “incoronazione” d’apparato abbia “bloccato” il meccanismo delle primarie, scegliendo un vincitore designato e in qualche modo falsando il confronto: non so se Simonetta Rubinato avrebbe vinto senza questi endorsement, probabilmente no.
Ma gli endorsement hanno rafforzato gli apparati locali: li hanno rassicurati nella loro tranquillità di non esser scossi dal basso, di poter scegliere un candidato che li rappresentasse e che non andasse a stravolgere i delicati equilibri inter-provinciali del PD veneto (asse Padova-Venezia).
Così, quegli stessi apparati hanno potuto nei mesi successivi preparare liste provinciali a loro immagine e somiglianza, prevenendo ogni forma di rinnovamento spontaneo o di dibattito interno.

L’analisi di SWG Analisi_flussi_elettorali_Veneto_Pd-e1433250909432.png.pagespeed.ce.ZxgnAzjbzXdei flussi elettorali del PD in Veneto (rispetto alle europee 2014) ci dice che in PD perde voti sostanzialmente in tre grandi direttrici:  “governativa” Lega-Zaia 4,4%; astensione 7%; e “rinnovamento” M5S-Tosi 5,5%.
Il flusso verso Zaia e la Lega è facilmente spiegabile, perché il governatore uscente raccoglie sempre voti anche dalla parte politica avversaria, in nome della continuità.
Più complessa è la valutazione dei flussi verso M5S, Tosi e astensione: a chiunque si chieda, nel PD veneto, si avranno risposte diverse e variegate: colpa di Renzi o non abbastanza Renzi la dicotomia dominante (come in tutta Italia). Io credo, piuttosto, che questo variegato 12% di elettori andati verso M5S- Tosi ed astensione abbia considerato l’offerta del PD locale non adeguata rispetto alle proprie esigenze, che sono evidentemente esigenze di cambiamento dell’amministrazione regionale (altrimenti avrebbero votato Zaia).
Perché? Sicuramente, le dinamiche sono differenti di provincia in provincia (i collegi elettorali sono provinciali). Per quella di Padova, azzardo a dire questo:1) rispetto alle elezioni regionali precedenti (Zaia/Bortolussi), il Partito Democratico perde 4 punti, sia a livello regionale che nel comune di Padova (dal 20 al 16% regionale, dal 28 al 24% a Padova-circa 8.000 voti); 2) i due consiglieri eletti perdono, in termini di preferenze, circa 5.000 ciascuno (qui i dati della regione).
Quest’ultimo dato, soprattutto, mi interessa: se per il secondo (“renziano”) la perdita di voti è ampiamente spiegata dal sovraffollamento di candidati “renziani” in lista (dei quali, in particolare, il primo dei non eletti con 4.000 preferenze) o di altri candidati che si occupano delle stesse tematiche (1.900 preferenze); più difficile è spiegare la perdita del primo, favorito da una lista costruita a sua immagine e somiglianza, senza altri candidati che potessero chiaramente pescare dal medesimo bacino elettorale “di sinistra” classica (area Zanonato): Piero Ruzzante.

Ecco, come già detto riguardo la Ligura, personalmente credo che parte della spiegazione di questa sconfitta vada ricercata tutta nel mancato rinnovamento dell’apparato locale, che non ha nulla a che vedere con le politiche (nel bene o nel male) di Renzi. Sicuramente anche queste politiche hanno contato (e, per lo più, hanno contato in negativo), ma non credo che abbiamo determinato lo spostamento di decine di migliaia di voti a livello provinciale.
Questo anche considerando che normalmente, l’elettorato di sinistra è di un livello particolarmente informato. Informato, dunque, sia sulle scelte nazionali, che su quelle locali.
Insomma, credo poco (e ho pochi motivi per credere) che la fuoriuscita di voti e preferenze rispetto ad un candidato che s’è sempre presentato come “di sinistra” quale Ruzzante dipenda dalle politiche di Renzi: se qualcuno avesse voluto “protestare” contro tali politiche, il voto a Ruzzante sarebbe stata un’opzione. Invece non è andata così.
Se anche un candidato “di sinistra” e “d’apparato” come Ruzzante perde tutti quei voti, aldilà di tutte le considerazioni del caso, credo una parte non marginale della spiegazione vada ricercata in una generale insoddisfazione nei confronti del sistema locale del Partito Democratico (che a Padova, proprio renziano non è).

Un’analisi simile è ribadita anche Christian Raimo su Internazionale, il quale scrive che “ la vera difficoltà di Renzi non è quella di tenere a bada la minoranza riottosa, ma l’incapacità di governare i potentati locali: il partito della nazione, una compagine che sembra forte al centro ma debole in periferia“.
Continua Raimo: “Le primarie, anche perché incapaci di aprire alla sinistra più radicale, hanno fatto emergere la forza delle clientele, che del resto, a loro volta, probabilmente hanno considerato il Pd scalabile in periferia. Non è tanto una questione di “presentabilità” dunque quanto di fiducia in un partito che sia l’espressione di un’idea di società che segni una trasformazione; e il Pd non lo è“.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Riflessioni venete (dall’esito del voto anche ligure)

  1. Concordo con la tua analisi; da non veneto, spettatore esterno, ho avuto l’impressione che Zaia sia stato capace di prendersi il merito di tutto quello che in Veneto va bene, sbarazzandosi di ciò che non va; davanti ad una tale capacità comunicativa (e in parte anche di risultati, non saprei) il PD doveva porre un candidato ‘forte’: invece non c’è stato nulla di meglio della Moretti, peraltro fresca di Parlamento Europe, e quindi accusabile di essere una ‘collezionista’ di poltrone… poi ovviamente anche lei ha dato prova della sua totale inconsistenza, a cominciare dalla celeberrime dichiarazioni su politiche ed estetisti…

    • Un mix letale di incosistenza sua (almeno nel contesto di questa campagna elettorale), incistenza di chi l’ha seguita, inconsistenza delle dirigenze locali nel proporla e non sostenerla adeguatamente. La vittima sacrificale perfetta per non affrontare un ragionamento sulle dirigenze locali.

  2. ciao, sono veneto di nascita ma emigrato in terra lombarda… il PD è impresentabile, la moretti poi… mammammia ! tra Renzi e Zaia io sarei rimasto a casa… come hanno fatto il 50 percento degli elettori… e ci sarà un motivo.

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