London, one

Londra.
Londra per me era una di quelle città di cui non poteva interessarmi di meno. Tipo, tipo…. tipo Landau an der Isar, per dire.
Londra era una città in cui non avevo particolare intenzione di andare e, se non fosse per un elemento unico di questa città, credo probabilmente non vi sarei andato. Almeno non per molto tempo.

Invece sono a Londra.
Descrivere Londra in un post sarebbe impossibile
Tuttavia, anche per Londra come per ogni altra cosa che ho vissuto, crdo di poter provare a trarre qualche spunto interessante.

Ecco i primi:

  1. I parchi di Londra.
    Premesso che St. Regent’s Park ha probabilmente una superficie più grande del centro del mio paese, i parchi sono una delle cose che mi piace di più di Londra.
    Che poi, non sono parchi… sono “squares”, piazze. “Parchi” a Londra sono solo quelli veramente grandi, di ettari ed ettari.
    Le squares sono le piazzette ricavate al centro di un quartiere. Sono recintate e non sono asfaltate. Anzi: vi si trova un bel prato e molti alberi.
    Ecco, questo secondo me è un modo bellissimo di intendere piazze/parchi. Perché sono dei luoghi estremanente vivibili (e vissuti): appena fa bello, ci si  può recare in questo angolo di natura e dimenticarsi quasi di essere in una metropoli.
    Poi è bello perché queste piazze sono vissute da chiunque: da famiglie e/o genitori con figli, da gente che fa sport (chi corre, chi fa yog, cricket…), persone che leggono, fanno un pic-nic o semplicemente si sdraiono sul prato.
    Insomma, i londinesi vivono i loro parchi.
  2. Il senso degli inglesi per la memoria
    Un’altra cosa che colpisce molto di Londra è la presenza, veramente grande, quasi esagerata, di targhe commemorative.
    I muri anno le loro targhe rotonde e blu che ricordano chi ha vissuto, studiato, lavorato, progettato o cosa è successo in quel luogo. Gli alberi hanno una targhetta che li dedica al ricordo di questa o quella persona, di questo o quell’evento.
    Le pachine hanno spesso, molto spesso, una dedica “in memoria di…“.
    Eppoi ci sono i monumenti: statue nei parchi/piazze a pesone note, meno note o praticamente sconosciute (tipo Noor Inayat Khan).
    Anche questa, trovo che sia una cosa molto bella. Perché trasmette un senso di vita, di continuità, di voler rendere omaggio e ricordare quello che è stato prima di noi. Dà, in qualche modo, un senso di appartenenza molto ampio, perché si passa dal ciliegio che ricorda le vittime di Hiroshima alla panchina dedicata al professor tal del tali (cosa che in Italia non ci sogneremo mai di fare, neanche nel giardino di un’università… salvo si tratti di un genio).
    Eppoi, trovo che trasmetta curiosità, specie oggi che si può verificare tutto in istanti, grazie ad un telefonino. E dalla curiosità si può imparare.
    Questa è una cosa che non ho mai visto altrove e sarei curioso di capire da dove deriva questo senso peculiare degli inglesi per il ricordo, per la memoria.

In Italia, invece, la memoria ed il ricordo paiono sempre essere un fatto complicato. Non è mai una cosa che un privato può decidere da solo (e forse è anche una fortuna…), non esiste che qualcuno dedichi un albero o una panchina. Per gli alberi, al più, si fanno appositi “giardini della memoria”. In cui il ricordo rimane regolamentato e confinato.
Forse la cosa più “strana” di questo modo di fare inglese con la targhe è la diffusione, la “normalità” del ricordo, onnipresente, ma non invasivo. Non relegato a qualcosa di eccezionale.

Ecco, queste le prime impressioni da Londra. Credo vi siano davvero pochi usi migliori per lo spazio pubblico.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “London, one

  1. Ricordo che una volta ascoltai fare un’interessante distinzione: in Inghilterra il verde nasce quasi sempre ‘pubblico’ coi ‘parchi’; in Italia, e Roma è un ottimo esempio, il verde nasce come privato, con le ‘Ville’, in seguito aperte al pubblico… E forse da questa distinzione ne derivano tante altre…

    • Distinzione molto interessante, ma in parte errata: l’apertura al pubblico anche a Londra è arrivata dopo (la domanda allora sarebbe perché in Italia è ancora tanto limitata?), perché in origine le piazze -recintate- erano accessibili solo dai residenti degli edifici adiacenti, che pagavano per aver copia delle chiavi. Alcune sono ancora così (vedi scena in “Notting Hill”)

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