London, three

Terza settimana di permanenza e terzo, nonché probabilmente ultimo, post da Londra.

  1. It’s time to go
    Devo dire che mi dispiacerà lasciare questa città: ovviamente, il tempo trascorso è stato troppo poco per poterla giudicare appieno. Ma da quel che ho visto e vissuto, non mi dispiacerebbe affatto trasferirmi qui.
    Ricorda molto Hamburg, con uno stile nordico, una storia commerciale ed imperiale e molto aplomb.
  2. Empire, of course
    Credo vi sia qualcosa di peculiare nel modo british di concepire (e ricordare) l’impero… Faccio ancora fatica a definire esattamente questa impressione, ma sembra qualche che tutti i riferimenti alle colonie siano visti soprattutto attraverso la lente di un mercante, piuttosto che quella di un colonizzatore; più distaccato e meno violento, se vogliamo. Molto “civilizzatore”…  Ovviamente sappiamo che non era così (pensiamo al Kenya o a Suez nel ’56) e questa è solo la versone edulcorata e totalmente unitalterale della storia.
    Non so, probabilmente è un’impressione molto falsata.
  3. Glory
    Fra gli elementi che determinano l’impressione di cui sopra, credo che uno importante siano i passaggi storici che hanno plasmato Londra e le danno questa sua particolare atmosfera: di fatto, la “grandeur” britannica si gioca tutta nell’arco di circa 150 anni.
    Da Trafalgar alla Battaglia d’Inghilterra: da Nelson ai piloti della RAF, passando per Wellington, la regina Victoria, Churchill, il principe Alberto, Giorgio VI… Nel giro di relativamente pochi anni, (pochi?) la Gran Bretagna si è affermata sullo scacchiere mondiale e mentre faceva tutto questo, in patria il principe Alberto dava vita ad un mondo culturale eccezionale.
    Già pochi anni dopo la battaglia di Waterloo, si colonizzava l’India, si acquistavano capolavori dei pittori italiani e fiamminghi (Tintoretto, Tiziano, Giorgione…), si fondavano musei d’eccellenza mondiale, sale di musica e università (Imperial College).
  4. Albert
    Sono fortemente persuato che molto merito di tutto ciò, nell’aver trasformato Londra in una città veramente imperiale e non un borgo di commercianti e di docks spetti al principe Alberto. E credo che ciò dipenda in misura abbastanza significativa dalle sue origini tedesche (sassoni, per la precisione).
    Non ho particolari elementi per suffragare questa impressione (oltre ai dati sulle sue attività politico-culturali), ma credo fortemente che il segno distintivo più forte sia rintracciabile proprio nelle moltissime opere d’arte che Albert fece acquistare. La scelta di pittori come quelli menzionati, secondo me, risente molto dell’influenza tedesca.
    Insomma, non credo sia un caso se proprio nella pinacoteca di Dresda si trovano tanti altri capolavori degli stessi autori.
    Kultur  is Kultur.
  5. Never so much…
    Un capitolo speciale nell’epopea londinese credo vada riservato anche alla RAF.
    Non ho dati, ma credo che poche altre istituzioni e persone siano altrettanto celebrate nella città di Londra. E a buon diritto (come disse Churchill “mai nella storia dell’umanità così tanto fu dovuto da così tanti a tanto pochi“).
    La vera e propria devozione degli inglesi per i piloti della RAF è ben visibile in luoghi come il Battle of Britain Memorial. Estremamente evocativo, persino commuovente, e doverosamente dettagliato nel ricordare i nomi di tutti quei piloti e la loro origine (notevole la diversità ed il numero di soldati venuti da tutti gli angoli dell’impero e dei paesi occupati dai nazisti..).
    Credo che anche questa precisione, questa accuratezza storica nel ricordare il contributo di sudafricani, indiani, ghanesi, neo zelandesi, francesi, canadesi… alla difesa di un paese solo parzialmente loro sia un’espressione importantissima di gratitudine e un passaggio fondamentale nella formazione di una coscienza collettiva.

Mi rendo, ovviamente, benissimo conto di come diverse mie affermazioni in questo post (penso soprattutto a quelle sull’impero) siano storicamente errate o, perlomeno, piuttosto forzate.
Non è storia, tuttavia, quella che cerco di fare. Piuttosto, mi limito a trasmettere impresisoni personali che, in quanto tali, sono necessariamente imprecise e non riproducono fedelmente i fatti. 

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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