London, four

Alcune ulteriori riflessioni su Londra:

  1. Things the Britons like
    Ovvero, alcune cose che non ti aspetti di Londra.
    Come flora, ad esempio: tantissima lavanda e tantissime piante di ginko biloba. Non esattamente la flora tipica britannica che ci si attenderebbe a Londra.
    Una gradevole sorpresa, in ogni caso.
    Altra cosa che non ci si aspetta e, a quanto pare, invece a londinesi piace molto sono i libri d’antiquariato.
    L’antiquariato in generale va alla grande (basti pensare al Portobello Market), ma di negozi di libri antichi se ne trovano ovunque, dai quartieri del centro (proprio prossimi alla City), sino ai sobborghi.
  2. The invasion
    Uno dice (o sente sempre dire): a Londra ci sono tantissimi italiani. Ed è vero, praticamente è un’invasione. Londra è una colonia italiana.
    Tuttavia, fra le moltissime nazionalità che si incontrano nella capitale britannica, sono numerosissimi pure i francesi.
    Anche questa è abbstanza una sorpresa.
    Sarebbe, credo, un fenomeno abbastanza curioso da studiare: dove e quando i francesi, arcinoti per il loro sciovinismo, hanno cominciato a frequentare assiduamente Londra, l’Inghilterrra, e ad apprezzarne la cultura? Dalla Prima Guerra Mondiale? Dalla Seconda? Dalla costruzione del Channel Tunnel?
    E chissà quanti di loro sono stati a visitare la bella esposizione del British Museum su Napoleone e le caricature inglesi.
  3. Food
    Capitolo cibo: premesso che non ho avuto il piacere (o il dispiacere) di apprezzare la cucina tradizionale inglese (niente fish and chips, né il famigerato pudding, insomma), credo si possano trarre un paio di riflessioni anche riguardo la qualità del cibo a disposizione a Londra.
    Decisamente preponderanti i ristoranti asiatici, con in cima a tutti le catene di sushi take away, seguiti dal cibo thailandese e coreano. Meno diffuso, almeno a mia percezione, il cinese, che pare piuttosto concentrato a China Town. Raro trovare ristoranti vietnamiti.
    Piuttosto rari i “kebabbari”: ne ho visto qualcuno, ma davvero pochi, soprattutto in confronto con la Germania (ma pure rispetto alle città italiane).
    Immancabile, ovviamente, il cibo indiano. Così come catene simil-italianeggianti (che mi son categoricamente rifiutato di provare) o in stile francese.
    Nota positiva, direi essere il fatto che a Londra si sta decisamente diffondendo una coscienza relativa al cibo biologico e fair trade (da commercio equo e solidale): quest’ultima pare essere una precisa scelta e preferenza locale ed istituzionale, tanto che in moltissimi bar e ristoranti dei musei o di altre istituzioni pubbliche (università) si privilegia decisamente l’offerta di alcuni prodotti dal commercio equo e solidale.
    Spettacolare il Borough Market con i prodotti locali ed internazionali, se andate a Londra non perdetevelo!
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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “London, four

  1. Il fish and chips è ottimo, se ti piacciono il pesce fritto, le patatine fritte e i piselli (non fritti, a poltiglia); a me è piaciuto. Il pudding lo ho assaggiato in Irlanda, non so se sia uguale, comunque non è male. Il ricordo culinario più bello che conservo è il Full English Breakfast: beans, bacon, sausage, egg, mushrooms, tomatoes, toast and coffe… at 9:00 am.

    I mercatini di libri usati sono persino sulle rive del Tamigi, sotto i ponti! Fantastico.

    Ci sono pure un sacco di brasiliani, a Londra, ma tengono un basso profilo.

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