Lineari, i tagli, almeno loro

Ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia

Mi sta prendendo molto bene questa canzone di Gaber ultimamente. Gran pezzo, non v’è dubbio.
Ma per ora mi serve solo come scusa per parlare d’altro. Perché, diciamocelo, se non fosse che il problema di “tanta deficienza” resterebbe con qualsiasi altra forma di governo (uno, pochi, belli, brutti…), dibattere sul superamento della “superstizione della democrazia” sarebbe tema ben legittimo. Specie viste le premesse.

Ma non divaghiamo.
La battuta di Gaber serve, ovviamente, per parlare di politica. Strettamente democratica, va da sé.
Perché la notizia delle dimissioni dell’ennesimo “commissario alla spending review” Roberto Perotti meriterebbe qualche riflessione supplementare rispetto allo pseudo-gossip sui rapporti con Renzi.
Curioso, fra l’altro, come la politica in Italia sia ridotta a pseudo-gossip.

Lasciando da parte questo “tema”, comincio a pensare che la spending review (il taglio delle spese) sia una cartina di tornasole di primo piano sull’operato della politica e di ogni governo.
Avete presente le “bombe intelligenti”? A quanto pare non abbiamo ancora inventato i “tagli intelligenti”… Eppure la chirurgia è una scienza abbastanza sviluppata. Forse la finanza non altrettanto.
Perché se siamo passati dall’idea di individuare settori di spesa “inutili” da colpire con tagli “mirati” e specifici alla solita prassi dei “tagli lineari” alla spesa pubblica, ciò dovrà pure dirci qualcosa sul modo di operare dei nostri governanti.

Già di per sé, l’idea che per individuare i tagli da effettuare si debba ricorrere ad un commissario speciale, ad un tecnico, è almeno un pò strana. Si è parlato tanto, specie in occasione del governo Monti, della “politica che abiura” al suo ruolo in favore dei tecnici, ma la domanda andrebbe posta un pò più radicalmente.
Idealmente, i tecnici dovrebbero studiare e riferire; i politici decidere. I primi dovrebbero dare gli strumenti per una buona decisione, un buon giudizio; i secondi usare questi strumenti (o meno).
Alla luce di questa cartina tornasole, la domanda che porrei è, brutalmente: che cos’è la politica? O, se preferite: cosa vuol dire “governare”? Allora, mi verrebbe voglia di rispondere che governare significa “decidere”, operare delle scelte. Ragionate, si spera.
E le scelte si pagano, sempre. E facendo delle scelte si può sbagliare.

Il che spiega anche perché insisto tanto sul concetto di “tagli lineari” (decurtazione del 3% per tutti, si dice) come una cartina tornasole: perché sono l’antitesi delle scelte. Sono la scelta di non scegliere.
Come potremmo affrontare il problema della spesa pubblica in Italia? Potremmo dire: Alfa non serve a nulla, smettiamo di pagarlo; Beta invece serve, teniamocelo. Oppure potremmo dire: togliamo il 3% sia ad Alfa che a Beta.
Il problema è che (sparando un pò di numeri) in Italia il 55-50% della spesa potrebbe essere inutile, contro un 45-50% di spesa giustificata. Almeno.  Quindi, tagliare la spesa “inutile”, significherebbe scontentare un bel pò di gente. E perdere voti.

Decidere di colpire in modo selettivo significa operare una scelta, valutare pro e contro e alla fine assumersi la responsabilità di discernere, di operare distinzioni, di separare grano e crusca (era così la metafora evangelica?). Significa emettere un giudizio.
Significa, dunque, accettare che qualcosa si lascerà per strada (voti o investimenti). Significa accettare che quello che si lascerà potrebbe esser stato giusto e positivo. Significa accettare di poter sbagliare.

In tutto questo, che un tecnico aiuti i politici ad inviduare la spesa “utile” e distinguerla da quella “inutile” ha senso. Potrebbe anche avere senso che poi il politico non si curi delle indicazioni ricevute ed agisca di testa sua.
Ma ha senso che, pur avendo raccolto criteri, dati e pareri, si continui a lasciare tutto indistinto? A non fare scelte?

La scelta di non scegliere, la scelta di non rischiare (di perdere voti) è l’antitesi della politica. E’ il rintanarsi nelle abitudini consuete confidando che i problemi si risolvano da soli. Tanto se cresce dello 0,1% in più il PIL forse ci possiamo tenere ancora in equilibrio.
Di Renzi dà fastidio non tanto il fatto che su questo tema ed altri agisca così (l’hanno fatto in molti), quanto il fatto che in altri campi si dimostri parecchio risoluto.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Lineari, i tagli, almeno loro

  1. Ieri ho letto un’interessante intervista all’ex Ministro Giarda, che in sintesi sottolineava come una ‘spending review’ seria dia veri risultati solo nel lungo periodo, mentre addirittura nel breve potrebbe richiedere anche di pagare un pezzo… Il problema è come al solito, nella prospettiva: il politico vuole risultati immediati, nel giro di pochi mesi, e quindi ha poco o nessun interesse a procedere col ‘bisturi’, magari sollevando malumori e polemiche… Quindi via alle sforbiciate che fanno tanto slogan, mentre gli sperperi veri (come il diavolo) si annidano in ‘dettagli’ che non offrono alcun ritorno elettorale…

    • Concordo solo in parte: in realtà anche le sforbiciate suscitano poca simpatia nell’elettorato… Quindi, secondo me, il problema è veramente nell’indisponibilità a fare scelte.

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