In the land of Oz: vino e oltre

Quasi una settimana nel Sud Australia, prima di spostarsi c’è tempo per qualche giro nei dintorni di Adelaide.

Prima tappa: Mt. Lofty, subito fuori Adelaide. Sul monte (credo Greenhill Park) si trova un parco naturale con una riserva e una varietà degli animali presenti nel continente. Kanguri, nelle loro differenti specie; koala; wombats; il diavolo della Tasmania; emu; bandicoot… Nel complesso, un’esperienza che merita: forse non unica nella possibilità di avvicinarsi tanto a questi animali unici con la possibilità persino di accarezzarli e sicuramente migliore di un classico zoo, con gli animali che dispongono di spazi confortevoli anche. Non di meno, l’impressione rimane quella di un’attrazione turistica, più che di una riserva naturale: troppi i visitatori che affollano il parco, tanto da aver praticamente “addomesticato” gli animali presenti.

La seconda è la Barossa Valley, zona collinare a nord della città, rinomata per la produzione di vini. Per lo più rossi, Shiraz in particolare. Zona abitata dai tedeschi (“Hanhsdorf” paese di Hanh, sembra un villaggio bavarese trapiantato in clima australiano), come poi a sud verso la McLaren Valley.

I paesaggi ricordano vagamente la Francia a luglio, o un’immensa Toscana dopo una trebbiatura: con la stagione calda, i prati assumono un colore giallo come del grano e l’erba del bush è perfetta per i devastanti incendi australiani. Non a caso, lungo la strada se ne possono ben vedere i segni: terra riarsa con colori bruni, tronchi di eucalipto bruciati. Qualche edificio distrutto. Al giallo del suolo, fa da contralto l’azzurro del cielo. Per giorni non abbiamo visto nuvole, e solo l’ultimo prima di partire si è coperto di un’immensa muraglia bianca: un nuvolone arrivato dal nord (Darwin), dove imperversano i monsoni.

Segue giornata surf. Non era nella mia lista delle cose da fare, ma perché no? Più una lezione, che vero e proprio surf. Mica facile! In teoria la cosa è semplice: alzati in piedi sulla tavola e metà del lavoro è fatto. Peccato che per potersi alzare la premessa fondamentale è che la tavola abbia acquisito un pò di velocità e stia planando sull’acqua, così da consentire la pressione di mani e piedi per alzarsi. Spiegazione da profani, ovviamente.

Tuttavia, per ottenere questa condizione serve un bel pò di lavoro. Tralasciando il trasporto (in mano o a nuoto) della tavola fino al punto prescelto, occorre orientarsi con sguardo alla spiaggia, attendere l’onda giusta, sdraiarsi velocemente sulla tavola quando questa è a pochi metri alle nostre spalle e cominciare a pagaiare a tutta forza per prendere un pò di velocità supplementare. Il tutto il pochi secondi, per non perdere l’onda che una volta scavalcatici è irrimediabilmente andata. Ah, e pagaiare è un lavoro serio: come nuotando a stile, ma di gran lena! Io che praticamente non so nuotare, non ho quasi mai preso velocità con i miei gesti a vuoto. Ma un paio di volte, forse per dieci secondi in tutto mi sono alzato. Capisco perché dicono sia così bello!

Rapido passaggio a Porth Elizabeth e via con altre degustazioni dei vini del Sud Australia.

Poi c’è la città in sé: Adelaide. Come  di frequente nelle città dei “nuovi mondi” (mi correggo: non solo del terzo mondo), la città in sè non ha grandi attrazioni. Più che altro è luogo di business e abitazione. Non di meno, qualcosa che merita una visita ad Adelaide c’è: personalmente m’è piaciuto molto il piccolo ma ben fatto Migration Museum, con una buona spiegazione della colonizzazione e delle successive migrazioni in Australia, inclusi “white Australia  policy”, rapporti con gli aborigeni e diverse popolazioni coinvolte. Interessanti anche il Adelaide Museum e la State Gallery: non enorme ma ben rifornita e con alcuni pezzi “estranei” di stile europeo o riferiti a eventi europei (impressionismo, WW1) interessanti e la bella mostra d’arte aborigena contemponaea.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “In the land of Oz: vino e oltre

  1. Mi e’ piaciuta molto Adelaide! Ci sono stata di recente. Mi ricorda le citta’ Americane del Mid West, la Francia (come hai scritto) e la spiaggia (Henley Beach) mi ricorda l’Italia … con il mare quieto, non come a Sydney dove c’e’ sempre vento e l’acqua e’ freddina😦 Non ho fatto in tempo a visitare il Migration Museum ma ho perso ore nel South Australia Museum e in particolare nella Pacific Cultures Gallery. Per chiunque sia appassionato di questa cultura e’ una vera chicca. Insomma per farla breve se potessi mi trasferirei di punto in bianco ad Adelaide😀

    • Magari non mi trasferirei di punto in bianco… almeno non per tutta la vita (sicuramente per qualche anno sì).
      Bello il South Australia Museum, la Pacific Cultures Gallery è quella coi reperti aborigeni? Mi è piaciuta molto, abbastanza completa e ben illustrata.
      Peccato solo che, dove siamo stati noi in spiaggia, l’acqua fosse abbastanza fredda e la spiaggia ventosa: una combinazione non eccezionale.
      Certo la città è molto più rilassata delle grandi metropoli.

        • Ecco, partiamo dalla premessa che per me il mare in Italia non è affatto “calduccio” (ma vengo dal nord…)
          Una era vicina a Port Eliott, ad est. L’altra credo fosse proprio Henley, ma lì siamo andati solo la sera per vedere il tramonto ed era -appunto- una serata ventosa

  2. Pingback: In the land of Oz: out of town | redpoz

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