In the land of Oz: anni, icone, surf

Decidere di passare il capodanno a Sydney è stata una scelta che ci ha causato parecchi problemi.
In realtà, l’idea non era neanche mia e sono propenso a credere che tante complicazioni siano derivate proprio dal fatto di aver sposato con tanta decisione un’idea che di fatto non mi aveva mai particolarmente affascinato.
Primo, grandissimo, problema è stato quello dell’alloggio: Sydney nei giorni attorno al 31 dicembre è letteralmente invasa dai turisti e gli alloggi economici sono introvabili (prezzi attorno ai 1.000 dollari per camera a notte!). Oppure, se si trovano, richiedono di prenotare un numero consistente di notti.
Così, prima l’amico che ci doveva ospitare mi ha comunicato a metà dicembre che non avrebbe potuto, poi i vari alberghi o altri alloggi selezionati (airbnb) ci hanno brutalmente costretto a cambiare i piani, fino alla scoperta che anziché dal 31 al 3 avevo prenotato dal 31 al 2 gennaio!
La cosa si è poi risolta abbastanza bene, nel senso che i due giorni sono stati sufficienti per una breve, ma abbastanza completa, visita della città e dei suoi quartieri balneari con ripartenza verso Melbourne con un aereo la sera del 2.

Tuttavia, un pò volevo vivere uno degli spettacoli più celebri al mondo (forse anche nella speranza che ciò per una volta mi facesse apprezzare un capodanno) e un pò mi affascinava l’idea di essere il più a est possibile: fra i primi ad arrivare nel nuovo anno.

Dunque, Sydney: Sydney si è a lungo contesa con Melbourne il ruolo di capitale dell’Australia e la querelle è stata infine risolta costruendo una città-capitale esattamente nel mezzo fra le due, Camberra.
In realtà ho scoperto poi che il primo parlamento del Commonwealth australiano ha avuto sede a Melbourne, ma ai giorni nostri è decisamente Sydney a fare la parte da leone.

Primo fra tutti, per ragioni di commercio internazionale (porto), che con esso si portano dietro la notorietà e l’attenzione globale.
Ma esiste anche una seconda ragione che marca la “supremazia” mediatica della città del New South Wales sulla rivale del Victoria. Una ragione “iconica”: a Melbourne manca un edificio, un monumento simbolo. Manca qualcosa che identifichi totalmente la città come la Tour Eiffel a Parigi, la Porta di Brandenburgo a Berlino o il Colosseo a Roma.
Sydney, invece, ha la celebre Opera House (seppur costruita di recente: 1973 l’inaugurazione). E da allora, praticamente non c’è storia.

Oltre a ciò, la città alterna nei quartieri centrali (attorno al Circular Quay) piccoli quartieri (più che altro stradine) di una centinaia di anni, preservate dalla speculazione edilizia come Argyle st. a enormi palazzoni in stile moderno. Non si può definire una “bella città”: è una città commerciale con una storia piuttosto breve.
Poi esistono tutta una serie di quartieri periferici assai variegati: alloggiavamo in Bondi, vicino alle spiagge e abbiamo visto solo quello. Per i miei standard, le spiagge ricordavano un pò una Jesolo, arricchita dalle scogliere che intervallano le piccole spiagge nelle insenature scavate fra le colline e frequentate da moltissimi surfisti.

Ah, ecco: gli australiani sono un popolo che vive tantissimo all’aperto. Facile, suppongo, data la combinazione di clima favorevole e di benessere.
” Un popolo annoiato” ha abbastanza giustamente detto qualcuno. E, in fondo, è così: credo sia soprattutto la mancanza di altre incombenze a spingere praticamente tutti a fare costantemente attività all’aperto (bici, corsa, surf, caccia, pesca…).
Il capodanno, comunque, merita. Giusto per dire.

Magnifica organizzazione per il capodanno, con dei ” vantage points” per l’osservazione dei fuochi regolati e chiusi per tempo, prima che la folla (abbonante) diventasse una calca ingestibile e con tutti i servizi del caso: anche dopo lo spettacolo la folla di decine di migliaia di persone è defluita i totale rapidità, senza nessun problema (non ho visto un solo accenno di violenza). Merito anche della scelta di vietare l’alcool in tante zone della città durante l’avvenimento.

Alla fine, un bello spettacolo.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “In the land of Oz: anni, icone, surf

    • Purtroppo Bondi Beach è un pò così… affollatissima di vacanzieri e surfisti che, con le debite proporzioni, si avvicinano abbastanza ai nostri tamarri.
      Resta comunque un’esperienza che vale la pena fare!

  1. Bisognerebbe approfondire la questione dell’abbondanza di tempo: ok, sono pochi, quindi suppongo ampio stato sociale, adeguate protezioni e quindi minore necessità di lavorare? Comunque, se non altro l’uso costruttivo del tempo libero per fare sport li ha portati al top mondiale nello sport: credo che il rapporto medaglie olimpiche / popolazione sia trai più elevati del mondo…

    • Ottimi clima+ stipendi alti+ orari di lavoro relativamente ridotti (un sacco di cose chiudono alle 17:00) = tempo libero da passare all’aperto.
      Non so quanto conti la popolazione in tutto questo, di sicuro però il benessere di cui godono gli lascia molta libertà.

  2. Pingback: In the land Oz: cuore rosso (e boomerang che non ritornano) | redpoz

  3. Che il benessere sia da padrone in Australia è un dato di fatto, il discorso che abbiano molto tempo libero invece è una mezza verità..dipende dal lavoro che svolgono.
    Tanti australiani si alzano all’alba per fare sport, altri invece non lo praticano per nulla…diciamo che non esiste una via di mezzo..si passa dal super fisicato salutista al classico buzzone trangugia birre…:)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: