In the land of Oz: out of town

Dopo la città, ci dedichiamo a scoprire i dintorni di Melbourne.

Ho cercato di visitare la regione nelle quattro diretricci possibili: nord, sud, est ed ovest. Cominciando dalla tappa più semplice, a sud ho voluto vedere la Mornington Peninsula, la penisola che chiude la baia su cui si affaccia Melbourne.
In realtà, per casini vari, sono partito assai tardi dalla città e sono arrivato a Frankston (l’ultima cittadina collegata dal treno locale) alle 4 del pomeriggio passate, quando tutto in Australia chiude alle 17:00.
Un viaggio praticamente inutile, ma per non buttare completamente via la giornata ho deciso di fare un lunga camminata sulla spiaggia: affascinante.
La striscia di sabbia si estende per kilometri, senza soluzione di continuità apparente, con le case affacciate sulla spiaggia e il cielo (fortunatamente per me, in quel momento coperto) a riflettersi sull’oceano che pare estendersi all’infinito.

Ma la prima tappa, in ordine temporale, è la stata la Great Ocean Road. Forse pure la più spettacolare: una di quelle cose che in un viaggio in Australia non possono mancare.
La Great Ocean Road potrebbe essere paragonata ad una strada costiera nelle Cinque Terre: una stradina ricca di tornanti che si inerpica sulle scogliere a picco sul mare. Uno spettacolo. Durante il viaggio, anche l’occasione di osservare koala e intravedere kangaroo selvatici…
E’ stato particolarmente interessante scoprire che la strada venne costruita solo nel 1919, come parte di un programma per l’impiego dei soldati (ANZAC) ritornati dalla Prima Guerra Mondiale (un progetto che comprese anche i relativamente fallimentari Soldier Settler). Interessante, perché mette in luce l’enorme sforzo fatto dall’Australia per re-integrare i giovani partiti per la guerra e rientrati in patria in condizioni estremamente difficili.

Sono particolarmente convinto che l’esperienza dell’ANZAC sia stata fondamentale nel plasmare l’Australia contemporanea: non a caso è ricordata in tutte le maggiori città (a Melbourne con la Shrine of Remembrance– forse l’edificio più simbolico di Melbourne, mai divenuto tuttavia una vera e propria icona architettonica).

Ad ogni modo, il massimo del tour lungo la Great Ocean Road è stato vedere i “Dodici Apostoli“, i pinnacoli di roccia nell’oceano, al tramonto. Già di per sé i Dodici Apostoli sono uno spettacolo fantastico, ma al tramonto raggiungo picchi di bellezza eccezionali, coi colori dell’oceano, della scogliera e del mare che si trasformano man mano che progredisce il tramonto.

Terzo tour (secondo in ordine di tempo) è stato quello nella Yarra Valley, una valle ad est di Melbourne rinomata per la sua produzione agricola e vinicola.
Il tour in sé è stato interessante, con varie tappe fra produttori locali di frutta e verdura biologica, latterie e svariate cantine. Come già detto, il vino australiano va alla grandissima ed, effettivamente, qualche prodotto di qualità c’è.
Giro interessante, anche se -col senno di poi- forse un pò sprecato dopo aver visto la Barossa Valley e la McLaren Valley attorno ad Adelaide. Però l’idea era quella di scoprire tutti i dintorni di Melbourne…

L’ultimo tour giornaliero, fatto il giorno prima di partire, è stato quello nella catena montuosa dei Grampians, a nord-ovest della città (circa 3 ore di macchina), racchiusa in un parco naturale.
Inizialmente non avevo previsto questo tour, ma dopo la tragica (e toccante) esperienza di aver rivisto i canguri allo stato selvatico di ritorno dai Dodici Apostoli (e di averne investito brutalmente uno…) ho deciso che il mix offerto dai Grampians di natura selvaggia, panorami mozzafiato, animali e culture aborigene era veramente irresistibile.
Purtroppo, il tour non si è rivelato all’altezza: costretti dai tempi del viaggio e compressi fra le troppe (?) cose da vedere, la visita al centro culturale Brambuk e il tempo passato ad osservare i kangaroo è stato meno di un’ora, con mio enorme disappunto: neanche il tempo per leggere tutti i pannelli del centro Brambuk. Per non parlare di andare ad osservare le pitture rupestri: un vero peccato!
Dopo di ché, si è saliti sul pulmino che ci ha condotto ai punti di osservazione della valle sottostante da Mt. Zero e alle McKenzie falls: tutti molto belli, con la possibilità di osservare le peculiari formazioni rocciose della catena, peccato che fosse letteralmente un “drop off” a pochi metri dal punto interessato senza camminate da fare. Con un paesaggio così, avrebbe sicuramente meritato…
Decisamente un posto da visitare con altri tempi, meglio se viaggiando in autonomia.

Pensarci sempre tre volte prima di prenotare un viaggio organizzato!
D’altronde, guidare da soli non sarebbe stato né conveniente, né semplice…

Il paese è dannatamente grande e ogni spostamento richiede un sacco di tempo. In più, è dannatamente variegato: per visitarlo bene occorre davvero selezionare le cose d’interesse e programmare in anticipo.
Tutto quello che io non ho fatto: mi son lasciato condurre dal momento.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “In the land of Oz: out of town

  1. ho recuperato ora il post sul vino, non avevo fatto in tempo. ma che uve hanno, che tu sappia? innestano?
    p.s. mi è venuta in mente una battutaccia, ma -accia -accia, eh… “hai investito uno dei dodici apostoli? evvai, ne mancano solo 11!” 😀 😀 😛
    p.s.2 di rientro ieri, giusto?

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