rugby, non c’è due senza tre

I tifosi di rugby della domenica si erano messi a declamare che “dobbiamo vincere contro la Scozia per evitare il cucchiaio di legno”, per poi arrivare esterrefatti a domandarsi come sia stato possibile perdere contro la Scozia.
I tifosi del lunedì, magari, avranno invitato ad andarsi a vedere che risultati ha fatto all’ultima RWC la Scozia… e a scoprire, esterrefatti, che per un soffio gli highlanders non sono arrivati in semifinale.

Si poteva vincere, certo. Ma non era affatto scontato.
Infatti, non abbiamo vinto: consoliamoci nel veder confermata l’antica saggezza del proverbio che avvisa “non c’è due senza tre“.

Credo di non essere il solo a cominciare a non tollerare più certe prestazioni del XV azzurro.
Ovviamente sarebbe ingiusto generalizzare e accusare tutta la squadra di prestazioni immeritate: Parisse ha fatto l’ennesima partita magistrale (ma ne sbaglia una?); Gori si coferma; i ragazzi nuovi sono promettenti… tutto bene, ma perdiamo.
Eccome perdiamo!
Almeno ben tre volte l’Italia si è trovata ad attaccare “en masse” ed organizzata dentro i 22 metri scozzesi. Almeno una di queste persino in superiorità numerica.
E solo una volta siamo riusciti a segnare!

Dal canto suo, la Scozia ha fatto quel che doveva: ha sfruttato i nostri errori, ha segnato i suoi punti e nel finale ha potuto persino dilagare finendo con un 20-36 di sofferenza.
Mentre, per la cronaca, le ragazze vincono…
I giocatori parlano di una “buona reazione” nel secondo tempo dopo lo svantaggio. Certo: ottima reazione, almeno dal punto di vista psicologico. Ma dal punto di vista dei risultati resta un disastro.
Sembra di rivedere la “Cavalta dei Seicento“: tanto orgoglio, ma finale in tragedia. Una tragedia costruita solo con le nostre mani, dall’incapacità di mettere a segno punti fondamentali. In condizioni, peraltro, relativamente semplici.

Comincio sinceramente a pensare che davvero non ci meritiamo di partecipare al Sei Nazioni: no, non più. Perché certi errori alla mano fanno inorridire anche i profani.
E non si dica che questa è solo la presunzione di chi mai s’è cimentato nel gioco… è la percezione di tanti che almeno un pò di questo sport ne masticano.

Lungi da me accusare di incapacità (o altro) i nostri giocatori, che sono solo gli ultimi responsabili di un percorso disastroso che dura ormai da anni.
No, i problemi sono davvero radicali: mancano allenatori, mancano squadre vere, manca un campionato che sia allenante… Manca una Federazione con un progetto!
Negli ultimi 4 anni abbiamo provato almeno tre mediani d’apertura: Allan, Haimona, Canna (e già i cognomi dicono qualcosa), senza riuscire a prepararne uno veramente all’altezza (belle speranze Canna). Eppure abbiamo un’ “Accademia” dedicata al ruolo!

Ma bastasse l’Accademia!
I rugbyman devono giocare e devono giocare a livelli altissimi per migliorare… Invece cosa abbiamo? Abbiamo un campionato d’ “Eccellenza” a livelli praticamente ridicoli, infatti non esiste una nostra squadra che in Europa ottenga risultati.
E abbiamo due franchigie in Celtic League che non si capisce a cosa servano: devono vincere la Celtic League? O devono formare i giovani per la nazionale?

Non ci siamo, semplicemente non ci siamo. O il movimento comincia a cambiare rapidamente, o i risultati peggioreranno ancora. E al peggio potrebbe non esserci fine…

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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