televisione & affitti

Due pensieri al volo, senza troppi fronzoli né argomentazioni:

  1.  Vespa: personalmente, non sono contrario all’idea di invitare il figlio di un boss mafioso in un programma televisivo.
    Il problema, semmai, è che contenuti questa persona offre.
    Che poi è un dibattito sul ruolo degl giornalista…. E del pubblico.
    Se Vespa avesse “messo alle strette” il malfamato ospite, offrendo cos’ dei veri spunti di riflessione, di critica al fenomeno mafioso, la cosa sarebbe persino potuta essere accettabile.
    Un pò come fece Floris con Berlusconi nel 2013. O Frost con Nixon.
    Ma se il giornalista si limita ad offrire a questi soggeti una platea dalla quale possono esprimere concetti contari ai valori costitzionali, ciò non è accettabile.
    Ancor meno accettabile -e vengo qui al ruolo del pubblico- è che fra quelli presenti in studio nessuno abbia sentito l’esigenza o il dovere (l’igiene morale) di ribellarsi a quella scandalosa pantomima.
  2. Questione affitti alla Reggia di Caserta: aldilà degli specifici punti critici della vicenda (vale anche per Roma, sulla quale tuttavia credo occorrerebbe aprire una riflessione riguardo la necessità di garantire spazi pubblici accessibili alle associazioni in centri storici sempre più fuori portata), il punto a mio avviso interessante è come questo fatto sia un riflesso del tipico atteggiamento italiano.
    Quello che viene spesso definito “l’arte di arrangiarsi”, dove tuttavia spesso l’arrangiarsi è aiutato da altri.
    In un certo senso, l’Italia è il paese dell’ “arte nel creare eccezioni”: è il paese in cui costantemente, invece di cercare e attuare soluzioni generali  a problemi comuni, si creano tante soluzioni ad hoc, spesso in violazione delle leggi.
    A Caserta, invece di creare alloggi decenti a prezzi e condizioni (distanza dal luogo di lavoro) accettabili, alloggi che potessero servire per tutta la popolazione, si è creato uno “status” speciale per i dipendenti della Reggia. I quali – non può sorprendere- ovviamente ne hanno ben goduto ed ora non sono disposti a rinunciarvi.
    Mi sembra tanto il riprodurre la logica medievale in cui il sovrano concedeva “patenti” alle città esentandole da questo o quel dovere generale, sempre secondo un modello di eccezioni non coordiante fra loro, senza alcuna sistematicità.
    E’ la logica del “favore”, della peculiarità che si distingue sempre -senza ragione strutturale- dal resto del sistema sociale.
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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “televisione & affitti

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