recensione 44: “Un indovino mi disse”

E’ passato davvero troppo tempo da quando ho pubblicato su questo blog una recensione. Troppo…
Riguardando gli ultimi libri, mi sono reso conto con sgradevole sorpresa di aver letto pochissimo quest’anno. Troppo poco. Vergognosamente poco.
A mia parziale giustificazione, credo la cosa dipenda almeno in parte dal tempo impiegato per finire il libro che mi appresto a commentare: “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani.

So che mi attirerò facilmente critiche dai molti appassionati del giornalista indo-amburghese-fiorentino, ma dico chiaro e tondo quel che sono giunto a pensare dalla lettura di questo libro: a me Terzani non piace. Propio per nulla.

La cosa mi rammarica doppiamente, perché la prima volta che presi in mano “Un indovino mi disse” mi trovavo in un ostello ad Hanoi e, dalle prime pagine, ebbi l’impressione che quel libro, quello scrittore potessero rappresentare per me una chiave importante. Uno di quegli autori significativi che troviamo nella vita di ciascuno di noi.
Forse il mutato giudizio dipende anche da una mia mutazione nel metro per valutarlo (valutarli: libro ed autore). Da quell’anno, infatti, sono cambiate moltissime cose e, con esse, anche le mie prospettive.
Forse. Ma sinceramente non credo.
Perché le ambizioni, i gusti, gli orientamenti ed ideali sono rimasti sostanzialmente invariati. Eppoi, per la semplice ragione che in quella sera piovosa di Hanoi riuscii a leggere solo qualche decina di pagine su oltre 400, finite ieri.

Un indovino mi disse” si presentava -e si presenta- come una specie di libro di viaggi contemporaneo, legato dal fil rouge di una riscoperta di modi di viaggiare “terracquei”, lenti, macchinosi e faticosi. Un modo di viaggiare che apre un’altra prospettiva sul mondo rispetto ai voli asettici e atemporali che trasportano da un continente all’altro senza sforzo.

C’è, ovviamente, anche questo nel libro.
Il guaio è che, oltre a questo, vi sono anche una serie di “intermezzi” rappresentati dagli incontri fra Terzani ed i vari indovini presenti sulla sua strada (quasi in senso letterale). Anche questo aspetto potrebbe, di per sé essere affascinante ed interessante… il problema è proprio il modo in cui Terzani racconta tutto ciò.

La mia impressione -giustificata dal testo- è che il giornalista fiorentino condisca quasi tutti i passaggi di giudizi, perlopiù negativi. Insomma, nel testo difficilmente si trova qualcosa di positivo: gli indovini sono spesso megalomani o truffatori; il mondo moderno è una bolla d’aria condiziona ed uniformazione nel quale si perdono saperi ancestrali; i cinesi pensano solo ad arricchirsi (così come i malesi, i mongoli, i russi)….
Senza dubbio questi giudizi sono ampiamente fondati. Il guaio potrebbe dunque essere che Terzani non lascia il lettore arrivarvi autonomamente: gli offre la “sentenza” già chiara e scritta dinnanzi a lui. Ancor di più: quasi mai sfuma questa sentenza considerando pro e contro di una situazione.

Certo, stroncare un libro ed un autore solo per i propri giudizi pare un pò troppo severo, specie considerando che quei giudizi -almeno in parte- li condivido.
Tuttavia non riesco a togliermi dalla mente l’idea che altri giornalisti internazionali avessero semplicemente un altro stile: più fattuale; meno sentenzioso. Obiettivo? Probabilmente no. Ma più appassionante.
Kapuscinski, per dirne uno (ma anche due).
Eppure a Terzani gli anedotti non mancano, il giornalista lascia intendere di avere una cultura sterminata, alcuni li riporta pure. Ma quasi mai questi riescono ad appassionarmi… Perché? Forse perché quasi sempre sono riportati a sé stesso?

Forse, semplicemente, ho avuto sfortuna ed ho sbagliato libro: semplicemente “Un indovino mi disse” si è rivelato un testo assai differente da ciò che quelle prime pagine lasciavano immaginare. Può essere.
Se così è, dovrei concedere a Terzani almeno un’altra chance: leggere almeno un altro suo libro e valutare solo poi che genere di scrittore sia. Ma, in tutta onestà, viste anche le fatiche per arrivare in fondo a questo, non so se sono disposto a concedergliela….

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “recensione 44: “Un indovino mi disse”

  1. Sono parzialmente d’accordo con te: Un indovino mi disse mi piacque molto (però parliamo di una lettura di quasi 10 anni fa, forse adesso rileggendolo qualcosa potrebbe cambiare) però concordo con te nella preferenza all’autore polacco rispetto al fiorentino.
    Ancora un giorno, Imperium… che libri !

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