Not so Olympic

Complici le ferie e la sovraesposizione mediatica (un canale RAI dedicato praticamente in esclusiva…), sto guardando parecchie gare delle Olimpiadi in questi giorni. Il che mi ha portato ad alcune riflessioni.

Quanto “olimpici” sono questi Giochi Olimpici?
Osservando molte gare (tiro a segno, tiro al volo, scherma, judo, tuffi…), una delle cose che mi ha maggiormente impressionato è la volubilità e volatilità dei risultati. E’ ovvio che una prestazione fatta durante le qualifiche non può di per sé essere garanzia di una medaglia in finale. Tuttavia colpisce come frazioni di punteggi/secondi/gesti siano decisive nell’assegnare un titolo olimpico. Potremmo liquidare il tutto con la battuta “è lo sport“, ma sarebbe giusto? Ovvero: esiste davvero una differenza considerevole (ovvero, degna di considerazione) negli zerovirgola punti che decidono alcune gare? Ovviamente sì: esiste ed è misurabile (almeno in alcuni sport anche in modo oggettivo, in altri decisamente meno). Ma sono giustificate a livello sportivo queste differenze millimetriche?
Comincio a pensare di no: comincio a credere che 0,x non sia un valore degno di considerazione nelle prestazione sportive. Certo, è utile per attribuire il premio, ma davvero dopo aver sparato 15 colpi praticamente perfetti il 16° shot-off dev’essere quello determinante?

Personalmente troverei più corretto e più in linea col motto olimpico ridurre la precisione di queste misurazione e ricorrere piuttosto ad ex-aequo: in fondo, la differenza fra gli altleti non sarebbe tale da avere un impatto così grande nella loro futura legacy sportiva (e, in fondo, anche personale).

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “Not so Olympic

  1. farei un distinguo netto tra sport che richiedono una giuria (tuffi, ginnastica, boxe) e sport il cui risultato è incontrovertibilemnte stabilito da un segno (una linea di traguardo oltrepassata, la posizione di un foro su un centro di 5 cm, un’asta che cade o non cade). nel secondo caso, beh, la differenza dello 0,x non è cosa da poco, trattandosi di atleti che spingono la loro attività sportiva in tale direzione. esempio banale: sui 100mt, uno sputo di 8 centesimi di secondo sono quell’apparente “abisso” tra bolt e gatlin.
    è affascinante, per me, la ricerca del limite, che si gioca proprio su quel “0 virgola 00x” in alcune discipline. interessante questo post di oggi: https://oggiscienza.it/2016/08/15/sport-record-olimpiadi/

    • Non sono d’accordo.
      In realtà, anche io -come credo chiunque- sono partito dal pensiero di alcuni giudizi arbitrali “arbitrari” che hanno influenzato negativamente le gare (uno sport fra tutti: scherma, che pure con l’elettrificazione dovrebbe essere abbastanza oggettivo).
      Ma non è questo il mio punto, anzi: è proprio in quegli sport con valutazione strettamente oggettiva (corsa, salto con l’asta…) che indirizzo il mio ragionamento. All’interno di questi sport ne esistono alcuni nei quali le differenze sono rilevabili e rilevanti (nel salto, ad esempio, la differenza minima dovrebbe essere di 1cm, che pur essendo poco è ancora una distanza apprezzabile) e altri nei quali le differenze possono arrivare ad essere impercettibili (nei 100mt, ad esempio, si può arrivare a millesimi di secondo).
      Condivido con te che anche per questi 0,0x gli atleti facciano lavori immensi e preparazioni enormi (anche se dovremmo aprire un dibattito su quali preparazioni siano veramente meritevoli: una gara vinta per la tuta che valore sportivo ha?), ma proprio per la loro misura infinitesimale sono anche esposti a qualsiasi influenza esterna, che azzera in un attimo anni di lavoro (0,0x secondi non possono essere bruciati da una brezza momentanea?).
      Secondo me, tutto sommato, in ambito sportivo differenze così infinitesimali non dovrebbero essere tali da giudicare la sproporzione che c’è nel riconoscimento del risultato (oro/argento/bronzo).
      Per paradosso, la trovo più comprensibile proprio negli sport sottoposti “a giudizio”, nei quali i giudizi segnano comunque (quasi sempre) una differenza abbastanza considerevole.

      Per provare a chiarire: non è tanto il valore esatto della differenza il problema (ovvero: lo 0,0x in sé), quanto la sua percepibilità da parte dell’osservatore. Anche 8 centesimi di secondo fra Bolt e Gatlin possono giustificare una differente medaglia, perché si traducono in una differenza osservabile.

      • mmmh. non sono convinto. è un concetto relativo. un centesimo di secondo su 100 mt è un’unità di misura infinitesimale per noi, non per chi fa quello sport di mestiere. possiamo certo discutere delle implicazioni che ha la ricerca del record, ma non del fatto che quelle differenze siano casuali – anche se c’è una leggera brezza, anche se c’è un costume più “performante” (per inciso, qua dalle mie parti, realtiva ai ciclisti, dicono in dialetto una frase che suona tipo: puoi avere sotto la bici più tecnologica el mondo, ma se non hai le gambe…) . il bronzo di lemaitre al fotofinish, anzi, secondo me è proprio quel che rende affascinante la competizione sportiva giocata sul filo del rasoio. a me fa girare le palle il bronzo rubato a vanessa ferrari a londra per un tiramento della giuria, o ancora peggio quello di ieri nella lotta con i giudici che rionoscono a posteriori l’errore (!!!), non di certo il quarto posto della pellegrini per pochi centesimi

        • Beh, alcune indagini sulle bici potrebbero darti torto…. http://www.ultimouomo.com/cose-il-doping-meccanico/
          La battuta è nota anche qui e la condivido.
          In realtà, però, dovremmo quantificare l’incidenza dei fattori esterni prima di escluderli completamente: secondo me, non sono così secondari.

          Personalmente, non credo che avere qualche ex aequo in più toglierebbe l’interesse alla competizione sportiva: anzi, potrebbe addirittura aumentarlo, perché gli atleti “top” sarebbero costretti a prestazioni molto migliori per essere “nettamente” vincitori.
          In ogni caso, credo sarebbe più “giusto”….

          Certo questo non toglie che certi “errori” di giudizio siano ben peggio!

          • no vabbé, io intendevo roba legale 😀
            sul discorso ex-aequo invece son d’accordo, qualcuno in più non guasterebbe (e il terzo posto condiviso sui 100 ne è certo un esempio)

  2. Più si va avanti, più è naturale che le differenze si riducano: che prima o poi si arrivi allo ‘zero virgola’ è più o meno naturale, così come il fatto che i record ‘resistano’ sempre più a lungo nel tempo. Certo, a chi arriva ‘secondo di poco’ può dispiacere, ma alla fine questo è lo sport, almeno quando lo si intende come una gara… e comunque già adesso (succede con una certa frequenza nel nuoto), gli ex aequo si possono verificare effettivamente.

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