Gory story

Ci sono notizie che preferirei non commentare. Tuttavia continuo a sentire un irrefrenabile impulso ad alzare la voce quando le cose diventano per intollerabili.
Quindi spenderò poche parole su due fatti relativamente recenti.

Il buon Matteo
Salvini ha parlato ormai diversi giorni fa di procedere ad “una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata” quando dovesse salire al governo.
La risposta è arrivata dai sindacati di polizia, indignati perché Salvini parlava indossando una polo delle forze dell’ordine: i giornali hanno riportato solo questo aspetto della polemica.
Siccome per me le parole hanno un peso, ed alcune anche più di altre, trovo la cosa ripugnante.
Ripugnante in due sensi: il primo, perchè le parole “pulizia etnica” dovrebbero essere bandite dal discorso politico occidentale, almeno da parte di qualcuno che ambisce a governare un paese civile.
Il secondo, perché non si può riportare una notizia simile focalizzandosi sull’abbigliamento del pazzo che fa simili dichiarazioni anziché sul loro contenuto. Non si può indirizzare la polemica (ed un doveroso dibattito) su elementi, francamente, marginali.

Il terremoto
Nulla da dire, ovviamente, sul terremoto in sé.
Ciò su cui dovremmo veramente discutere a lungo è il modo in cui i giornali e telegiornali stanno affrontando il tema e riportando le notizie….
Anche qui, siamo scivolati lungo una china davvero orribile: uno stile che, se non può essere definito splatter per rispetto dei morti, certamente rappresenta un’espressione gory della peggior specie.
Pornografia delle emozioni, potremmo dire: un’esibizione esasperata di situazioni che vogliono smuovere gli spettatori ad ogni costo, esponendo anche aspetti che per loro natura meriterebbero pudore e riserbo.
Vogliamo qualche esempio?
I salvataggi di bambini, con tanto di servizi dedicati e appositi passaggi per farci “vivere” nel TG delle 20:00 gli applausi dei soccorrittori alla vista dei bambini tirati fuori dalle macerie;
oppure la lettera scritta da un vigile del fuoco con le “scuse” ad una bambina per non essere arrivati in tempo per salvarla…. (badate, gesto di una sensibilità infinita, ma proprio per rispetto a quella sensibilità, quella lettera sarebbe dovuta rimanere fuori dai media di massa);
oppure ancora la triste situazione degli animali nelle zone colpite dal terremoto, con tanto di servizi dedicati alle mucche da latte che “devono essere munte due volte al giorno” e siccome le strutture son danneggiate ciò non è sempre possibile;
per non dimenticare ovviamente gli speciali su quelli che “erano a L’Aquila nel 2009 [sono sopravvissuti] ed ora sono ad Amatrice” per una sorta di “lascia o raddoppia” della disperazione;
oltre agli immancabili servizi di approfondimento sulle vite delle vittime, per farci addentrare appieno nella loro storia.
Non ho sinceramente idea di che limiti deontologici l’ordine dei giornalisti ponga, ma nutro fortissimi dubbi sul fatto che questo genere di notizie sia eticamente accettabili. Abbiamo perso qualsiasi senso del pudore e, per dirla tutta, anche di rispetto dei morti (eppure esiste anche un reato a tutela della pietà e sentimento dei defunti!).
Tutto questo è gory, una descrizione emotivamente e psicologicamente violenta di fatti che meriterebbero riserbo.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Gory story

  1. Ma infatti io cerco di evitare il più possibile… che poi le persone dovrebbero essere lasciate sole, non solo col loro dolore, ma anche col necessario silenzio e riflessione necessarie a cominciare a pensare a come riavviare le proprie esistenze… La cosa migliore sarebbero delle riprese, non troppo ravvicinate, senza commento; se proprio si vuole sentire le voci, avvicinarsi con cautela e senza fare domande, attendere nel caso che se vogliono, siano loro a dire qualcosa: se solo qualcuno ci pensasse, uscirebbero dei servizi documentaristici di ben altra caratura rispetto alle domande deficienti come: chi ha perso lei? Com’è successo? E ora che farete?
    Postilla: a me danno fastidio anche le riprese dalla strada degli interni delle abitazioni sventrate – quelle in fondo erano abitazioni private, con che diritto si riprende l’interno, per quanto collassato? – e degli oggetti: l’altro giorno ho visto un giornalista raccogliere e sfogliare un’agenda che aveva trovato tra le macerie: ma con quale diritto?

    • D’accordissimo con te sulle riprese degli interni, è assolutamente sgradevole e disdicevole intrufolarsi così -non invitati- nelle vite altrui.

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