in un paese civile

Vabbè, stasera volevo studiare, ma forse le 23:30 non sono l’orario più appropriato per farlo.
Allora ne approfitto per rimpolpare di contenuti questo blog, che langue.

Mi sono impegnato parecchio per non parlare di riforma della Costituzione, di sì o di no, per evitare di entrare in una polemica terribilmente scadente (specie in rapporto alla sua importanza). Devo dire fino ad ora vi sto anche relativamente riuscendo.
E ormai mancano pochi giorni, quindi potrei anche uscirne indenne.
Certo, la distanza aiuta. E comunque io il mio voto l’ho già spedito.

Non che la discussione non meriterebbe una voce in più, specie se estranea alla polemica; né non abbia qualche opinione modestamente informata…. Semplicemente, la polemica mi ha stancato.
Vi potesse essere un dibattito serio, magari vi ripenserei.

Ad ogni modo, cercherò di tenere fede al mio proposito anche stasera e parlerò solo di questioni collaterali.
Collaterali tipo:
– improvvisa moltiplicazioni di culturi del diritto costituzionale in Italia! Oggi, praticamente chiunque (ri)scopre di aver letto, studiato e approfondito i tomi di Zagrebelsky, Onida e compagnia.
Son contento per loro, davvero: la materia è splendida e merita tutta la nostra attenzione. Mi pare tuttavia che più di qualcuno ci abbia capito poco… Ma è solo una mia impressione.
– domanda del secolo: tutti quelli che ora sentono l’imperativo categorico di difendere la Costituzione, prima l’hanno letta?
Lo so, sono uno spocchioso arrogante. Cosa ci volete fare, malattia da “intellettuali”….
Però, davvero, quanti fra tutti quelli che oggi si alzano sulle bariccate della difesa costituzionale appena ieri si preoccupavano di questo tema? Mi piacerebbe davvero saperlo.
– campagna elettorale. Poteva essere peggiore di quelle appena viste? Poteva. E non è ancora finita.
Non voglio assolutamente perdermi in una cernita degli orrori cui abbiamo assistito e cui stiamo assistendo. Ma suno su tutti, a mio giudizio, svetta in questa classifica dell’indecenza: l’accusa a tutti coloro che votano “sì” al prossimo referendum di essere dei “serial killer” (addirittura “dei nostri figli”). Che è praticamente parlare di genocidio…
Ma, dico, ci rendiamo conto dell’aberrazione che sentiamo? Ce ne rendiamo conto?
Io credo che questo passi il limite dell’accettabile in un paese democratico: un amico dice che dovremmo introdurre qualche norma sugli “hate speech” anche in Italia, personalmente dico che una causa per diffamazione a questo figuro ci starebbe tutta.

Sicuramente c’è ancora qualcosa da dire su questa sporca storia. Ma mi fermo qui, ne ho già avuto abbastanza: mi metto a studiare.
Resta la domanda: quando diventeremo un paese civile?
Magari quanto tutti gli altri avranno cessato di esserlo, in quel caso siamo sulla buona strada….

Buona fortuna, Italia.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “in un paese civile

  1. Beh, vabbé, ma la ‘sindrome dell’esperto’, infinitamente accresciutasi in tempi di ‘social network’, è fatto quotidiano. se hai seguito le vicende italiane, ti sarai accorto che da fine agosto a circa fine ottobre qui eravamo tutti sismologi; poi ci siamo trasformati in americanisti; successivamente è scoppiato il virus (che a dire il vero correva sotto traccia già da mesi) del ‘costituzionalismo spinto’… dopodiché a dicembre diventeremo tutti chef prima e dietologi dopo sotto la scorta delle feste.
    Nemmeno il secondo dato dovrebbe meravigliarti tanto: agli italiani piace tantissimo dividersi in fazioni, affrontare qualsiasi tema come se fosse una partita di calcio… siamo un popolo di calciatori, non di rugbysti, come sai bene
    😀
    Nessuna meraviglia, quindi, forse solo la delusione dello ‘scontato’, di fronte all’ennesima occasione – prevedibilmente – persa di un dibattito sereno e compassato e analitico…

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