Più che memoria, pratica (aka: non so nuotare)

Vale lo stesso scrivere della Giornata della Memoria anche se è appena passata?
Confesso che la ricorrenza comincia a darmi un pò la noia. Terribile da dire, lo so. Sarà forse (excusatio non petita) che ormai di genocidi ne ho studiati tanti, insomma: la materia ha perso la novità.
Sarà che, a suo tempo, quando ero a scuola, dell’Olocausto mi son fatto una discreta conoscenza e non credo che ripetere ancora ed ancora tutto questo cambi molto la mia posizione sulla questione.

Volendo essere un pò più precisi, sulla Shoah possono esistere due posizioni di fondo: quelli che lo considerano un evento eccezionale, praticamente irripetibile, almeno nelle sua modalità; e quelli che lo considerano un evento simili a tanti altri, un genocidio terribile, ma non unico.
Certo, esistono alcuni elementi unici all’Olocausto – ma personalmente non mi sento di considerarlo così unico.
Il guaio è che appena si solleva questa interpretazione, subito si arriva all’accusa di “antisemitismo”- qualunque cosa voglia dire.

Parlo, in discreta misura, da studioso e conoscitore della materia, ma non ho intenzione di fare lezione di storia / sociologia / politica del genocidio in un post.
Di sicuro, non per quelli passati.

D’altronde, anche per gli anni più recenti o per il presente, la retorica del “genocidio” dà abbastanza la nausea: ormai si grida al “genocidio” per qualsiasi cosa. Qualsiasi massacro può ricevere questa etichetta.
Sia chiaro, i massacri, in qualunque modo siano commessi, sono terribili, atroci e ripugnanti. Ma un genocidio è un’altra cosa. E partecipare al giochino delle etichette, andare a cercare una scala delle atrocità, è solo un modo per distogliere lo sguardo da molte di esse.
Così, meno di dieci anni fa, tutti a parlare di “genocidio” in Darfur– solo perché un giornale americano ed una combriccola di attori avevano deciso che quello era il caso, senza minimamente approfondire la questione.
Poi è arrivato (ancora meglio!) il “genocidio” dei cristiani in Siria / Iraq. Pietà.

Ecco, oggi la Siria è sulla bocca di tutti. Così come lo era il Darfur pochi anni fa. “Aleppo, Aleppo, Aleppo….
E nessuno guarda altrove.
Qualcuno, grazie Trump!, ricorda le migliaia di persone che muoiono fra Messico ed USA. Grazie Trump! Così abbiamo di che alternare le notizie.
Nessuno, invece, si preoccupa di andare poco più a sud del Mediterraneo, dove da circa 4 anni ormai va avanti l’ennesimo conflitto interno all’Africa, quello del Sud Sudan.
2.500 persone ogni giorno scappano in Uganda, Etiopia, Kenya. Più di quelle che lasciano la Siria in un mese…. ma tanto, quelli son negri.
Nessuno va ancora più a sud (ok, ad onor del vero, parecchi mesi fa qualcuno lo faceva), a guardare cosa succede in Burundi – altro paese sull’orlo del tracollo.

Ma cosa volete che sia… mica sono “genocidi” quelli!
Sbaglio o questa era esattamente la retorica del Ruanda?
Odio questo continuo rimando al Ruanda, però evidentemente alcune cose non cambiano mai…

Possiamo fare tutta la memoria che vogliamo: della Shoah, del Rwanda, di Srebrenica. Anche della Cambogia, se volete (ma già qui non si vuole poi così tanto).
E tutto si ferma lì: un film ogni tanto, magari una marcia, qualche candela. Tutto molto bello. E inutile.

L’altro giorno un migrante è morto nel Canal Grande a Venezia. Nessuno che ha pensato di tuffarsi per cercare di salvarlo.
Allora a che serve una Giornata della Memoria? C***o, mi fa venire la rabbia.
Una memoria senza pratica cos’è? E’ solo un passato, ormai sepolto e tirato fuori quando non fa più male. Un anestetico per distrarci dal presente. E’ la scusa per sentirsi buoni senza doverlo essere davvero nella vita di tutti i giorni.
E’ solo il giochetto sporco degli amici di Netanyahu, di Kagame e di qualche altro piccolo esseruncolo che strumentalizza il passato per il suo porco presente. E’ una scusa. E’ complicità.

Non so nuotare. E scommetto che la Laguna è gelata in questo periodo dell’anno. Lo era, qualche settimana fa.
Potevo esserci io, a passare sul Ponte di Rialto e vedere quel negro affogare. C***o, non so nuotare – ma almeno so gridare. E non posso fare a meno di domandarmi se, almeno, almeno!, non avrei gridato che era una porcheria lasciar morire così un uomo… almeno…

La memoria fa schifo. Di sicuro questa memoria fa schifo.

L’unica cosa che vorrei, per la giornata della memoria, è che tutti pensassimo per un attimo -seriamente- se sappiamo nuotare…

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “Più che memoria, pratica (aka: non so nuotare)

  1. ed infatti, chi ha più senso pratico di noi ha pensato che ieri era il giorno per commemorare la shoah regalando gli abbonamenti ATAC agli ex deportati (…).

    nausea da memoria che dura 24h. come ti capisco.

  2. Credo che nuotare sia un istinto. Credo che chi non sa nuotare _come me_ abbia represso questo istinto.
    Credo che solo in situazioni come queste, di massima emergenza e subitaneità, l’istinto emerga, l’irrazionalità faccia agire.
    Io proprio non saprei dire come mi sarei comportata.
    Spero solo che in quel momento in cui quell’essere umano annaspava nessuno si preoccupasse di vedere il colore della sua pelle. Per poter uscire di casa devo pensare (e convincermi) che in quel preciso momento a Venezia, sul canal grande, non passasse anima viva…
    Della Shoa ormai si sa più di quelle persone che i tiggi di ogni ordine e grado ci spacciano per sopravvissuti pur avendo un’età media che li posiziona ben oltre il ’45.
    L’ipocrisia è dilagante, spalmata a grandi manate ovunque, lanciata come le arance ad Ivrea. Ci vuole arguzia e fortuna per rimanerne indenni e forse anche una buona dose di coraggio.

  3. Aggiungo: ipocrita celebrare la memoria quando, per citare solo due casi, ci sono centinaia di migranti che muoiono di freddo nei campi nei pressi di Belgrado, o svariate migliaia bloccati in Turchia per effetto degli accordi indegni con l’UE, i quali non si sa bene che fine facciano…
    Il problema della memoria è che dovrebbe servire a non ripetere gli errori del passato, ma di fronte a leader politici nazionali che individuano negli immigrati, più o meno clandestini. la fonte di tutti i mali della popolazione autoctona, portando a pensare che una volta ‘fatti sloggiare’ si ritorni nel migliore dei mondi possibili, mi pare che ‘sta storia della ‘memoria’ non funzioni più granché bene.
    Il paradosso, ma forse anche il ‘trucco’ sta proprio nel creare queste ‘giornate’ di questo o di quest’altro, concentrando tutta la retorica in poche ore, comportandosi poi come più si aggrada per tutto il resto dell’anno… come quei ‘cattolici’ che pensano di cavarsela confessandosi una volta all’anno, a Pasqua e per il resto, chissene….

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