Apologia, con beneficio del dubbio

Il Corriere riporta che la Germania avrebbe deciso di non conferire alcuna onorificenza ai poliziotti che uccisero Amri, l’autore dell’attentato terroristico a Berlino dello scorso dicembre.

La notizia è stata originariamente pubblicata dalla Bild Zeitung -e finora ripresa solo dal Corriere e da Focus.de– e riporta come motivazione della decisione del governo federale alcune foto e commenti di Scatà e Movio pubblicati su Facebook, nei quali gli agenti appaiono in pose fasciste (saluto romano) o esprimono commenti di encomio verso Mussolini e contro i “traditori” “infami”.
Secondo Stephan Mayer, espero di affari interni della CSU «la decisione del governo federale di non dare un’onorificenza a questi due poliziotti è assolutamente corretta a causa della loro ovvia attitudine neofascista» (“wegen deren offenkundig neofaschistischen Einstellung absolut richtig”).
Non potrei essere più d’accordo.

Tutto questo, va detto, col beneficio del dubbio, perché se è pur vero che la Bild pubblica due foto dei nostri poliziotti ‘fortemente indizianti’ (per usare un pò di gergo), resta il fatto che nessuna altra fonte riporta la notizia. Soprattutto: nessuna altra fonte diretta (Corriere e Focus la riprendono dalla Bild, senza altre fonti).
La cosa pare almeno in parte corroborata da Nextquotidiano, che pubblica alcune foto incriminate dei profili.

Detto tutto questo, vorrei tornare un attimo sull’articolo del Corriere, che si conclude così:

Ma non è questo il problema: le loro opinioni politiche sono un fatto personale. La questione vera è che non le hanno tenute per se stessi ma le hanno rese pubbliche sui social network. Anche qui, in fondo, niente di straordinario se non fosse che Scatà e Movio sono membri delle forze dell’ordine. E che la pubblicazione di loro opinioni estreme possa dare l’idea che certi poliziotti non sono sereni quando affrontano alcune delle questioni di ordine pubblico più delicate del momento, per esempio quelle che riguardano gli immigrati. Più in generale, anche la reputazione della Polizia può subirne un danno. Per non prendere nessun rischio, i tedeschi hanno comprensibilmente rinunciato a rendere loro onore. Peccato ma inevitabile.
[grassetto nell’originale, sottolineature mie]

Ora, vorrei chiedere al sig. Taino, autore dell’articolo, se davvero crede che qualificare simpatie (abbastanza palesi, mi pare) neofasciste di appartenenti alle forze dell’ordine come “un fatto personale” sia corretto. E se davvero crede che l’origine del problema sia esclusivamente da rinvenire nel fatto che gli agenti hanno (tra le righe: incautamente) pubblicato su Facebook e Instagram le loro opinioni politiche….
A me pare, in tutta sincerità, che Taino ricada nel trito motivo degli “italiani brava gente” e non voglia neppure per un istante riconoscere che, sì: c’è un problema.

Come minimo il problema è che abbiamo tanti (troppi) agenti che hanno ancora di queste simpatie neofasciste.
Ma, ben più grave è il problema che questa situazione non viene mai affrontata a livello istituzionale: non c’è in Italia un sig. Mayer che dice chiaramente che la cosa è inaccettabile e che scelte simili hanno conseguenze. No, da noi c’è il sig. Taino che fa la ramanzina su cosa si pubblica on-line e commenta che questo, in fondo, è un “peccato“….
Come se la “colpa” alla fine fosse dei tedeschi!

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “Apologia, con beneficio del dubbio

  1. Credo che la differenza principale tra Mayer e Taino stia nel fatto che in Germania il nazismo sia attivamente combattuto dalla legge (anche se esistono gruppi di estrema destra e neonazisti), mentre l’Italia è rimasta un paese fascista nel profondo, a tutti i livelli.

    Sono nato e cresciuto in Germania e ricordo, intorno al 1985, che un ragazzo che conoscevo si è fatto 3 mesi di galera per aver appeso alla sua finestra la bandiera nazista (e se li fece tutti).
    In Italia, invece, i fascisti (a parole e nei fatti) sanno che alla fine nessuno farà loro niente.

    • sono d’accordo francesco, oltre al fatto che c’è un rapporto diverso con la memoria (non si tende a cancellare, ma a rendere ben presente: chi decide per la leva professionista, ad esempio, prima del giuramento si fa due giorni in visita permanente in campo di concentramento – bergen belsen, se non ricordo male, è la meta preferenziale. qua in italia non si sa nemmeno dove stia la risiera di san sabba).
      p.s. il “beneficio del budino” era meraviglioso 😀 😀 😀

      • Ecco, quello della visita sarebbe un buon inizio…
        Peccato che, temo, da noi diventerebbe un’altra occasione per ricordare quanto belli erano quei tempi…

  2. Piccolo aneddoto: qualche giorno fa, nella sala scommesse sotto casa è entrato un ‘ragazzino’ (fatti due conti, forse sopra ai 20, ma non credo arrivasse ai 30), con calcato in testa un bel berretto con scritto sopra ‘credere, obbedire, combattere’ e un bel fascio. Ciò mi ha provocato due domande: 1) cosa accidenti ne sapesse quel tizio del fascismo; 2) Ma vendere ed esibire simili ‘gadget’ non è reato? Una ragazza su Facebook mi ha fatto notare che lei vive a poca distanza da Predappio, dove si vede letteralmente di tutto o quasi… Allora il problema diventa la solita questione ‘all’italiana’: vengono fatte delle leggi, ma nessuno le rispetta e soprattutto non le fa rispettare… tutto questo per i ‘comuni cittadini’, figuriamoci per le forze dell’ordine per le quali si chiude sempre un occhio, visto anche che sono sottodimensionate, figuriamoci se andiamo a colpire pure i simpatizzanti del fascismo… Il caso in questione nasce e si chiude qui: dopo tutto siamo nel solito Paese dei ‘vizi privati e pubbliche virtù’, quindi il problema non è che uno sia fascista, ma che lo si dichiari…

    • Due risposte al volo: secondo me del fascismo quel ragazzo non sa quasi nulla, ma ne sa abbastanza per identificarvisi.
      Purtroppo, anche se l’avesse studiato approfonditamente a scuola, la conoscenza storica non trasmette le atrocità commesse.
      Quanto all’eventuale reato: secondo me sì, lo è. Tuttavia, vista la diffusione del fenomeno (e premesso che non ho studiato la giurisprudenza), ammetto che potrebbe esservi un’interpretazione meno restrittiva.

  3. Si può vedere la questione anche all’opposto. Sono sempre stata di sinistra e così la maggior parte delle mie conoscenze. Qualche anno fa, riflettendo su cosa fare della mia laurea (sarei mediatrice culturale…una specie) pensai di entrare in polizia, dato che le questure lavorano molto con gli stranieri. Non se ne è fatto niente perché sono troppo bassa e troppo miope, ma nessuno dei miei conoscenti l’avrebbe fatto, anzi, si scandalizzavano. Forse in polizia si accettano i fascisti perché sono gli unici che ci vanno…

    • Può essere, per carità- a sinistra si soffre di una distanza enorme da certi ambienti. Ciò non toglie che non sia accettabile.
      Che siano tanto diffusi è un’aggravante.

  4. Stavo per dire la stessa cosa sull’entrare in polizia. Le forze dell’ordine non sono composte solo di neofascisti, questo è chiaro, ma la tendenza a raccoglierli è dovuta a tanti piccoli fattori “ideologici”: l’ordine e la disciplina, che sono spesso detestati dagli “amanti della libertà”, del caos creativo, e di altre cose del genere; la vita militare, assimilata all’irregimentazione dittatoriale militarista; persino l’uso delle armi e della violenza, che i pacifisti aborriscono. Autorità, autoritarismo, controllo, costrizione, coercizione, tutte cose che nella nostra sinistra sono attribuite al fascismo. Sarebbe facile richiamare l’articolo di Pasolini “Io sto con i poliziotti”, dove l’intellettuale comunista denuncia l’ipocrisia degli studenti “rivoluzionari” figli della borghesia che si scontravano coi poliziotti provenienti dal proletariato. C’è insomma una regolazione da parte di una smithiana Mano Invisibile che favorisce l’entrata in polizia di gente che, spesso, è attratta da ciò che sembra vicino al proprio immaginario autoritario. Per me, si tratta di un equivoco pesante. Le forze dell’ordine di un paese democratico devono essere democratiche, come quelle di un paese ad esempio teocratico devono essere teocratiche: salvaguardare lo status quo è il loro compito, per questo è necessario operare, per quanto sia brutto dirlo, un indottrinamento delle reclute, che nel caso di una democrazia sorta dall’antifascismo dovrebbe essere, appunto, antifascista.

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