Un pò troppe recensioni (46 ed oltre)

Finito il rush degli essay, mi son goduto qualche giorno di riposo e, con l’occasione, ho avuto modo di guardare una quantità di film come non mi capitava veramente da tempo… e devo tuttora finire “Manchester by the sea“.
Ad ogni modo, ecco qualche commento.

Recensione 46 La la land
Tre parole: “una cagata pazzesca“.
Ok, io di cinema ci capisco poco e prendete questo per quel che vale: due cent (eurocent, ovviamente- così Theresa May si incazza).
Ciò detto, non riesco proprio a capire tutto l’entusiasmo attorno a questo film, né tantomeno perché avrebbe dovuto vincere tutti gli Oscar di cui era accreditato.
Ok, gli attori sono bravi. E lo sapevamo. Ok, sanno ballare. E l’abbiamo scoperto. Ok, ci hanno messo su un’allestimento carino. “Carino”, nulla di più. Magari anche vagamente innovativo, ma certo non rivoluzionario. In my humble opinion, ovviamente.
E al netto di tutto questo, la storia è davvero poca cosa. Giusto per non andare troppo oltre coi giudizi: si incontrano, ok; stanno assieme, ok; perseguono i loro sogni, ok; sembrano fallire, ok… si lasciano e hanno successo, ognuno a modo suo.
Ma cosa c’è dietro tutto questo? In sostanza, non ho sentito alcunché guardando il film. L’ho trovata una storia dannatamente ordinaria, condita solo di qualche balletto e due bravi attori, ma senza la capacità di mostarci (o lasciarci intuire) perché le storie ordinarie meritano considerazione.
A costo di ripetermi: de gustibus… e, a gusto mio, prima di considerarlo veramente un ble film (siamo lontanissimi dal “capolavoro”) a questo film mancava qualcosa, in svariati passaggi.

Recensione 47Anthropoid
Probabilmente il mio giudizio (positivo) su questo film è influenzato dal fatto che visitare anni fa la chiesa di Cirillo e Metodio e apprendere allora la storia su cui è basato ha lasciato un segno profondo in me. Magari discutibile, in quell’implicita celebrazione di un eroismo che vi sottende. Ma nondimeno…
In poche parole, il film ricostruisce l’Operazione Anthropoid che ha portato all’uccisione di quel figlio di puttana di Reinhard Heydrich a Praga (mi scuserà la madre di Heyndrich, che poveretta -lasciando da parte Freud- non avrà nessuna colpa, ma non trovo una definizione migliore per un soggetto simile). Insomma, preparativi della resistenza, attentato, fuga e uccisione dei partigiani -appunto nella chiesa di Cirillo e Metodio.
Al netto di tutto questo, azzardo anche a dire che poco conta se anche cinematograficamente parlando la presentazione non è eccezionale. Poco importa. Perché dietro v’è una storia, a mio avviso, veramente ricca. Una storia, se volete, da paragonare a quelle di “Scritto sotto la forca“: storie di sacrificio, di dedizione. Storie che vanno enormemente oltre l’individualità.
Imperdibile? Probabilmente no. Ma rispetto a “La la land“, “Anthropoid” ha alcuni pregi: 1) è storia (e, in quanto tale, potenzialmente educazione); 2) i caratteri hanno un certo spessore e le loro piccole tragedie (amore, paura, coraggio soprattutto) sono abbastanza ben presentate; 3) ha una dimensione collettiva.

Recensione 48Under sandet / Land of mine
Un passo oltre lo fa “Under sandet” (titolo originale), forse talmente oltre da spingersi un pò all’esagerazione del sentimentalismo.
Qui si tratta della storia di un gruppo di giovanissimi soldati tedeschi in Danimarca alla fine della Seconda Guerra Mondiale, costretti dal governo danese a lavorare per sminare la costa occidentale del paese, dove i nazisti hanno seppellito milioni di mine.
Se ricordiamo le foto di Lady D nei campi minati, potremmo già fermarci qui. Ma, giustamente, il film si sofferma abbastanza sui dettagli “pratici” delle operazioni di sminamento: la cautela richiesta nello svitare le spolette, nel separarle e -anche una volta disinnescate le mine- nello spostare le bombe. Cautela vitale, viste le implicazioni di una mossa sbagliata.
Infatti, inutile dirlo, non pochi dei ragazzi moriranno durante il film. Alcuni in modo assurdo, a causa di conati di vomito presso una mina o peggio….
Queste tragedie, assieme al complesso rapporto che si sviluppa fra i “soldati” tedeschi e i danesi (militari e civili) costruisce l’umanità del film, passando -forse in modo troppo romanzato- dall’ostilità e scetticismo al rispetto, cooperazione e -persino- una qualche forma di amicizia.
Edulcorato in alcuni passaggi? Senza dubbio. Ma, d’altronde, la drammaturgia è in qualche modo contemporaneamente caricatura e senza alcune semplificazioni non sarebbe possibile per gli spettatori cogliere l’estremo, l’umanità e -in fondo- l’assurdità della situazione.
Due parole: fortemente consigliato.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Un pò troppe recensioni (46 ed oltre)

  1. Pingback: miscellanea (a spasso tra ingerenze religiose, opinabili sentenze in tema di molestie sessuali e petizioni da brivido) | ammennicolidipensiero

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