Ne avrei di cose da dire

Muß das Herz dir brechen,
Bleibe fest dein Muth
(A. von Chamisso)

Oh se ne avrei di cose da dire! Forse è proprio per questo che taccio… perché non so da che parte cominciare. Eppoi se uno si sblocca, poi va a finire che ne racconta a fiumi e non si riesce più a fermarlo….
Non che siano cose negative, per carità. Oddio, magari qualcuna anche sì. Magari anche tutte, da una certa angolazione. Non lo so, probabilmente cercare di capirlo richiederebbe più tempo ed energie di quante voglia dedicarvi. Oppure, sotto sotto, so già tutto. Ma, come sempre, non ho voglia di sentirlo forte e chiaro.

Veramente, non so da che parte cominciare. Che già da quello si decide il tono di tutta la conversazione. E’ un gran mix, un quadro grigio come il cielo di Londra. Ma non il grigio plumbeo, uniforme e monotono che sembra non lasciare scampo… un grigio variegato, una infinita sequenza di squarci diversi -brillanti o oscuri.

Insomma, sono felice. E sono triste. Sono contento. E sono deluso. Sono eccitato e sono “depresso” (in senso strettamente non clinico!).
And everything in between.
La cosa strana (“strana”? Se così si può dire…) è che tutte queste sensazioni si sovrappongono una all’altra, ed in modo poroso. “Come una lasagna“, direbbe il mio vecchio prof di diritto cinese.
In sostanza, non mi sento “felice” ora e “triste” domani mattina (o ieri, per quel che conta). Né tra mezz’ora o mezz’ora fa.
Mi sento “ribollire”, si potrebbe dire. Peccato sia una c*** di immagine abusata. Eppoi, oltre a sentirmi ribollire, mi sento anche profondamente tranquillo. Zen.

Forse la cosa che più si avvicina a questo stato d’animo -stati d’animi- è il celebre “nodo gordiano”: tanti fili che si intrecciano in un miscuglio senza capo né coda. Potrei, forse, venirne a capo, dipanarlo se li prendessi ad uno ad uno, se mi impegnassi a districarli forse ci capirei qualcosa. Forse, forse, capirei almeno di che sfumatura di grigio si tratta…

Tante cose.
Forse stavolta ho immaginato troppo (persino! Ma si può?). O forse in fondo era del tutto giustificato.
Forse le pietre sul goban erano quelle giuste (ma what’s in a name? That which we call a rose / by any other name would smell as sweet), ma -ovviamente- la mia lettura delle stesse non lo era. Eppure, parevano così palesi: impossibile sbagliarsi.
Eppure, al tempo stesso, era chiaramente diversa (ma se un nome non è granché, può esserlo forse una lettera? O forse una singola lettera è anche più importante… la perfezione sta nei dettagli, dicono).

Eppure questo è tutto, ma non è niente.
Visto che siamo in tema (io, ancora, voi che leggete probabilmente no), posso anche permettermi un’altra citazione buttata lì… per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte, dicono. Allora, forse, dopo troppa luce (accecante, decisamente), essere into darkness era la cosa migliore che potesse accadere. La fine, forse, ma anche a new beginning.
Solo che, per quanto relativamente di buon umore, ho perso tanta voglia di continuare a giocare. Il goban è lì, a prendere polvere. Tant’è che son tornato pure a quel vecchio Thomas Mann (dio!, da quanto tempo era che non cercavo Thomas Mann?). Chiamatela, se volete, rassegnazione. Pacificatrice, inaspettatamente.
In fondo, se il sentiero si fa camminando, non dovrebbe importare in che direzione cerco di andare. Infatti, ho perso la voglia. Forse anche star fermi è un modo di “andare”.
Seduto sotto un ginkgo, magari a Brunswick Square.
Magari col goban ad aspettare.

Denn etliche gehen mit Notwendigkeit in die Irre,
weil es einen rechten Weg für sie überhaupt nicht gibt

(Th. Mann)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “Ne avrei di cose da dire

  1. “Insomma, sono felice. E sono triste. Sono contento. E sono deluso. Sono eccitato e sono “depresso” (in senso strettamente non clinico!).
    And everything in between.
    La cosa strana (“strana”? Se così si può dire…) è che tutte queste sensazioni si sovrappongono una all’altra, ed in modo poroso. “Come una lasagna“, direbbe il mio vecchio prof di diritto cinese.
    In sostanza, non mi sento “felice” ora e “triste” domani mattina (o ieri, per quel che conta). Né tra mezz’ora o mezz’ora fa.
    Mi sento “ribollire”, si potrebbe dire. Peccato sia una c*** di immagine abusata. Eppoi, oltre a sentirmi ribollire, mi sento anche profondamente tranquillo. Zen.”

    Ho quel che fa per te, dal minuto 12:06 – https://www.youtube.com/watch?v=cTpal373kTA

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