piccola proposta calcistica

Ho letto del trasferimento di Neymar al PSG per 222 milioni di Euro (‘stica!, come si direbbe…). Ho letto che -anche lui, come tutti- “non lo ha fatto per soldi”: ahn però!
…sarà stato per la cucina francese.

Ho letto che un altro calciatore, Mata del ManUtd, propone la “rivoluzionaria” idea di devolvere l’1% (uno per cento) del proprio stipendio ad una ONG da lui creata, se ho ben capito per diffondere il calcio fra i bambini dei paesi poveri.
Bella idea, per carità, meglio di niente. Ma l’1% sono peanuts. E il fine, beh: poteva pensare di meglio.

Allora, vorrei lanciare anche io la mia piccola proposta per “rendere migliore” il calcio. Anzi, due mezze proposte (che forse assieme ne fanno una). Semplice, semplice:
1) ogni volta che un calciatore dichiara di essersi trasferito in una nuova squadra ma di non averlo fatto per soldi, il 10% del suo stipendio viene automaticamente destinato ad una ONG di sua scelta (da indicare al momento della sottoscrizione del contratto);
2) ogni volta che il presidente di una squadra dichiara che rinnovare il contratto “non è un problema di soldi“, una somma pari al 10% del monte stipendi viene destinata ad una ONG.

Semplice, se non è per soldi…

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “piccola proposta calcistica

  1. Due modeste mezze proposte (cit.), se fossero state in vigore quando Ibrahimovic era in attività la fame nel mondo non esisterebbe più.

    P.S.: nota linguistica: in questo caso, è più adeguato mecojoni che sticazzi:-).

  2. Non ascolteremo mai un giocatore dire: “Sono venuto qui per soldi, perché la squadra fa schifo, la città è un ce**o e i tifosi sono degli str***i”; i soldi danno scandalo: perché? Il classico discorso del “con tutti i poveri che ci sono…”; il punto è che – a prescindere dalla beneficenza che ognuno può fare, e che è giusto che resti silente, senza essere sbandierata ai quattro venti – esistono delle istituzioni che si chiamano ‘Stati’ che hanno strumenti che si chiamano ‘tasse’ che, teoricamente, servirebbero a fornire servizi e talvolta anche beni, a chi non se lo può permettere: si chiama ‘redistribuzione del reddito’; allora, se il ‘mercato’ stabilisce dei prezzi folli – e il discorso vale anche per altri sport, o per il mondo dello spettacolo e della musica – deve essere lo Stato a intervenire… A scandalizzare insomma, alla fine non è tanto lo stipendio di Neymar, quanto i periodici casi di evasione fiscale che li coinvolgono.

    • A dire il vero, a questo punto a me (personalmente) i soldi non fanno neppure così tanto scandalo. In fondo, sono dei “professionisti”. Quindi pace: le bandiere se ne sono andate da un pezzo e anche le squadre ormai ragionano in termini (esclusivamente o quasi) economici quando devono scegliere se vendere o no un calciatore.
      Vedasi, tanto per fare nomi in Italia: Pjanic, Higuain, Bonucci- sono stati venduti (e avevano clausole rescissorie) perché al club stava bene portare a casa i soldi. Tutto normale, nessuno scandalo (certo, è triste).

      Lo scandalo, semmai, sono certe cifre… ma quello è un altro discorso. Certo, “con tutti i poveri che ci sono nel mondo” la cosa fa schifo. Concordo. Ma fa altrettanto schifo pensare che vogliano destinare l’1% (uno per cento!) ad un progetto francamente “frivolo”.

      Lo scandalo vero, secondo me, è l’ipocrisia: non riconoscere che, in fondo, ormai sottostiamo alle regole del mercato.
      Insomma, la mia vuole essere prima di tutto una sanzione all’ipocrisia.

      Concordo sull’evasione fiscale, ma il discorso sul ruolo dello stato secondo me è leggermente fuori luogo, perché la tassazione statale è sul reddito (certo: in paesi come la Spagna la cosa è ridicola per i calciatori. Credo sia al 20%), quindi difficilmente sulle transazioni dei cartellini (che potrebbero esser reddito per le società, ma poi sono reinvestiti…).
      Poi, che gli stati dovrebbero tornare ad avere un ruolo maggiore nella redistribuzione del reddito e nella fornitura di servizi essenziali, mi trova totalmente d’accordo.

  3. d’acordo solo in parte. preferirei di gran lunga un tetto al mercato (anche perché le ONG che beneficerebbero di tali proventi sarebbero con ogni probabilità quelle che meno ne avrebbero meno bisogno). non riesco a togliermi dalla testa che una persona, potenzialmente neanche diplomato, prenda qualche milione di euro all’anno per dare calci ad un pallone a frone di milioni di persone laurete che per poche centinaia di euro prendono calci nei [CENSURED] tutto l’anno.

    • Concordo sulla seconda considerazione (le ONG interessate) e, ovviamente, sullo scandalo degli stipendi. Ma, semplicemente, un tetto al mercato mi pare ancora meno realistico…

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