Beati i giornalisti di spirito

Mi mancava veramente tornare in Italia per parlare di politica? Veramente? No. Ma pare che non vi sia altro tema interessante, qui.
Quindi mettetevela via. O anche no.

Qualche settimana fa, su Repubblica Eugenio Scalfari ha scritto un editoriale (che non ho letto) nel quale si svolgevano -a dir poco- dubbie ricostruzioni della storia politica italiana durante il “ventennio” berlusconiano.
Gli fa seguito Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano.

Come molti, anche io in passato ho ammirato Travaglio per le sue inchieste, la sua “sete di verità” e la sua capacità di esporre i malaffari italiani. Per la stessa ragione, per qualche tempo ho anche letto quotidianamente Il Fatto. Da qualche tempo, purtroppo, ho invece la seria impressione che anche lui sia accecato da un “sacro fuoco”, in questo caso diretto contro il Partito Democratico.
Intendiamoci, non penso affatto che il PD sia esente da critiche. Sarebbe stupido anche solo pensarlo. Ma vi sono critiche fondate e non.

Le ultime di Travaglio, non solo sono critiche infondate, ma sono anche una palese (oserei dire: in malafede) ricostruzione falsata degli eventi di 5 anni fa, ovvero dei colloqui guidati da Bersani fra PD e M5S.
Travaglio evidentemente ha ben chiaro che abbiamo la memoria corta, quindi può raccontare quel che gli pare. Cito

Se Di Maio vuole i voti del Pd derenzizzato e di LeU, glieli chieda. Poi vada a parlare con Martina e Grasso su un’offerta chiara, realistica, generosa e rispettosa della democrazia parlamentare (che non si regge su maggioranze relative, ma assolute). Proprio quello che non fece il Pd nel 2013, quando pareggiò col M5S: si pappò le presidenze delle due Camere, designò Bersani come premier, stese un programma e una lista di ministri, poi pretese che i 5Stelle sostenessero al Senato il suo governo di minoranza. Risultato: il famoso e disastroso incontro in streaming. Quella di Bersani e Letta era una proposta che Crimi e Lombardi non solo potevano, ma dovevano rifiutare. Quando poi Grillo, venti giorni dopo, ne avanzò una non solo accettabile, ma auspicabile per il M5S, per il Pd e soprattutto per l’Italia – “eleggiamo Rodotà al Quirinale e poi governiamo insieme” – fu il Pd napolitanizzato e lettizzato, cioè berlusconizzato a rifiutarla.

A memoria mia (e accetto confronto, ovviamente), questa ricostruzione è falsa e tendenziosa sotto parecchi aspetti, provo a esporli (senza pretesa di completezza, in vero):
1) Bersani “si pappò” le presidenze delle due Camere: errore di fondo, perché il PD seguì correttamente la normativa, eleggendo un presidente (Camera- Boldrini) con la maggioranza che in quella camera aveva, senza ricatti o pressioni. Addirittura, Travaglio omette che a) la presidente eletta non apparteneva al PD (tant’è che nel 2018 si è candidata contro il PD…), b) per i primi 3 scrutini la coalizione votò scheda bianca. Al Senato le cose andarono in modo differente, ma anche qui la norma fu pienamente rispettata- e non si dimentichi che gli stessi M5S votarono Grasso allo scrutinio decisivo.
2) il PD designò Bersani come premier – omette: come imposto dalla legge elettorale. Spero che Travaglio scherzi: in quale democrazia il partito di maggioranza relativa non propone  il proprio candidato primo ministro? E, ancora, Travaglio omette: come sta facendo attualmente Di Maio (o qualcuno l’ha forse sentito dire: “scegliete voi il presidente del consiglio che preferite?”). Siamo al ridicolo.
3) stese un programma e una lista di ministri: di nuovo, come fatto da M5S oggi! Addirittura prima delle elezioni… Ma, francamente, vorrei che qualcuno portasse fuori quella “lista di ministri” di Bersani nel 2013- perché francamente io non la ricordo propio.
4) una proposta che Crimi e Lombardi… dovevano rifiutare: a quale proposta si riferisce Travaglio? Io l’unica che ricordo sono i tristemente celebri “8 punti”, degni di una maggioranza riformista-progressista. Che M5S rifiutarono sdegnosamente. Parlare poi di “imposizione” è assurdo: come ogni proposta, era oggetto di negoziazione. Che finì malamente per l’intransigenza del Movimento. Cito da un giornale di quei giorni: “l’assemblea[M5S] vota il no a Bersani“- prima dei negoziati!
Se ben ricordo, addirittura M5S chiese al PD di votare un proprio candidato primo mistro… senza peraltro fare alcun nome!
5) Grillo avanzò una proposta accettabile, ovvero eleggere Rodotà al Quirinale. Sulle qualità di Rodotà non si discute (peccato Travaglio taccia del trattamento a questi poi riservato dallo stesso Grillo) e in questo senso la proposta sarebbe stata accettabile. Ma questa era ben lungi dall’essere una proposta (o anche solo un’apertura) per un ipotetico governo comune! Era poco meno di un’imposizione (stesso ragionamento fatto poco prima conBersani voti la Gabanelli“).
Certo, probabilmente da parte del PD fu un errore rifiutare- ma, come scrissi allora, quando l’alternativa era Prodi era difficile (se non impossibile) non sostenerlo.

Prosegue Travaglio:

Ma se [il PD] chiedesse alcuni punti programmatici condivisibili, perché no? La cosa sarebbe meno difficile se Di Maio aprisse la sua squadra di esterni ad altri indipendenti di centrosinistra, per un governo senza ministri parlamentari. E bilanciasse la sua premiership lasciando la presidenza di una Camera alla Lega.

Problema: chiedere alcuni punti programatici condivisibili è quanto fatto dal PD nel 2013. Le ipotesi sono due: o secondo Travaglio M5S può accettare di “trattare” col PD solo da posizione di forza (quando ha il famigerato coltello “dalla parte del manico”) e comandare; o secondo Travaglio il PD deve sempre fare il ruolo del “fesso” che si assume la “responsabilità” di far governare altri.
Secondo problema: bilanciasse [Di Maio] la premiership lasciando la presidenza di una Camera alla Lega. La cosa è politicamente assurda, perché le presidenze delle camere hanno importantissimi poteri nella gestione dei lavori parlamentari (si pensi solo alla calendarizzazione), motivo per cui non si “lasciano” alla minoranza come gesto di carità (attendo smetite con esempi contrari).
Stessa ragione per la quale credo che l’affermazione “discutere delle presidenze non ha nulla a che vedere col discutere del governo” (tra Lega e M5S) sia semplicemente fuffa.

Buonanotte ai suonatori.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “Beati i giornalisti di spirito

  1. Sul punto 1) concordo sul fatto che Grasso e Boldrini siano stati eletti proprio sull’onda della richiesta di novità rappresentata da M5S: il primo in quanto magistrato antimafia, la seconda in quanto ex dirigente dell’UNHCR rappresentarono il classico modello di ‘personalità di rilievo fuori dalla politica’ richiesto dal MoVimento.
    Sugli altri punti, il problema è che il colloquio Bersani – M5S fu una cosa ‘tanto per’ con zero possibilità di andare in porto: Bersani non poteva probabilmente fare altro se non chiedere a M5S un qualche tipo di appoggio al suo Governo, M5S non poteva fare altro che dire ‘col cavolo’. Ricorodiamoci che si veniva da un campagna elettorale a base di ‘fascisti del web’ (Bersani a M5S) e ‘Gargamella’ (Grillo a Bersani).
    Sullo stato attuale: io sinceramente mi aspettavo (e per certi versi mi aspetto ancora) che il PD cerchi se non altro di impedire un Governo M5S – Lega, appoggiando in qualche modo M5S: al momento l’opzione mi pare comunque complicata, anche se credo che all’interno del PD non siano in pochi quelli che appoggerebbero una soluzione di questo tipo, a parte Emiliano che è l’unico che lo dice chiaramente.
    L’impressione è che tutto sarà molto nelle mani del Presidente del Senato (o della Camera) che potrebbe giocare sulla maggioranza che l’ha eletto: va considerato infatti il ‘fattore umano’ rappresentato da parlamentari neo eletti che credo abbiano zero voglia di rimettere in gioco il seggio appena conquistato in tempi brevi…

    • Questa ricostruzione mi pare già più veritiera e corretta di quella di Travaglio: come minimo (minimo!) occorre riconoscere la corresponsabilità di PD e M5S nel far fallire quell’iniziativa.

      Sullo stato attuale, posso solo dire quel che sento da amici “ancora dentro” e che io stesso condivido: 1) gli elettori hanno detto “no” ad un governo PD, quindi pare poco sensato assumersi questa responsabilità; 2) ogni volta che il PD è stato “responsabile” l’ha pagato carissimo, quindi perché? tanto più che stavolta sarebbe ancora più difficile; 3) senza preclusioni -parliamone, ma ad alcune condizioni: posizione chiara pro-Europa, e scuse per le offese passate.

  2. Il fatto è che quanto successe nel 2013 si può semplicemente riassumere in: sono state fatte delle trattative, non hanno funzionato. Chiunque abbia un minimo di conoscenze sulla Prima Repubblica sa che è sempre stato quel che si è fatto, e che addirittura a volte l’accordo è stato raggiunto sulla base della “non sfiducia”.

    I giorni del 2013 li ricordo abbastanza bene, e ricordo pure che Bersani ce la mise obiettivamente tutta per convincere i 5 Stelle, che si mostrarono da subito recalcitranti e piuttosto intransigenti (com’era normale e giustificato che facessero). D’altronde, una volta che sono fallite le trattative, uno tenta la strada della forza: ed a Bersani, in quel senso, andò malissimo (qualcuno ricorda i 101 franchi tiratori contro Prodi?).

    Che poi un comune elettore dei 5 Stelle ignori la dinamica parlamentare e ciò che prevede la Costituzione (ad esempio, che non si elegga mai il governo) posso anche starci; un po’ meno, che li ignori (o finga di ignorarli) Marco Travaglio. Sul quale, comunque, sarei indulgente: in fin dei conti, il suo maestro era Montanelli…

    • Personalmente ho un giudizio un pò più negativo sul comportamento dei 5Stelle in quei giorni. Un pò per storia ed indole personali e un pò perché anche io -come loro oggi- vedevo in nell’accordo un opportunità preziosa per il paese.
      Certo, la loro intransigenza era “normale” e prevedibile. Sulla sua “giustificazione” sarei più sfumato (così come si dovrà essere sfumati nel giudicare la giustificatezza di un eventuale rifiuto del PD in questi giorni).

      Restano due dati importanti: le trattative si son sempre fatte, da che mondo è mondo (o meglio: da quando c’è un Parlamento eletto) e Bersani fece tutto quel che era in suo potere.

      Credo, fra noi, varrebbe la pena ragionare -come esercizio ipotetico- su quella “strada della forza” di eleggere Prodi alla Presidenza… in fondo, Prodi apparve con buoni risultati nella consultazione on-line di M5S: non potrebbe anche quello essere interpretato come “una proposta accettabile” da parte del PD a M5S?
      Premesso che vi erano già segnali negativi da parte del fondatore/capo politico/comico ‘in chief’ di M5S verso l’elezione di Prodi, crediamo che il Movimento l’avrebbe veramente appoggiato? Tornando ai ragionamenti già svolti sopra (in altri commenti e nel post) sulla “ragionevolezza”, sono propenso a credere di no: Prodi incarna tanto di quello che M5S detesta…

      Bella la stoccata finale su Travaglio: si è sempre pensato che quel “allievo di Montanelli” fosse un titolo di merito!

      • Certo, il mio era un giudizio per così dire “interno”: ho ragionato come potrebbe aver ragionato uno dei parlamentari 5S o, ancor di più, uno dei loro “strateghi” (e c’è da dire che ha funzionato).

        Su Bersani: effettivamente, voleva concedere molto; probabilmente, troppo. Alla fine si è praticamente genuflesso… su tutto, tranne che su quello che avrebbe potuto concedere (l’elezione di Rodotà).

        Ho sempre detto che il Fatto è stato una delusione: volevo un giornale serio, non un Libero di sinistra (che poi, anche lì…).

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