Rugbysticamente

Forse non servono 61 anni. Che, di per sé, potrebbe non sembrare una notizia. E forse, al di fuori di un certo mondo di aficionados, non lo è.

Ad ogni modo, i fatti che interessano sono semplifici: Irlanda batte Inghilterra, espugna il tempio di Twickenham e si prende il terzo grand slam della propria storia.
L’ultimo nel 2009 fu festa nazionale, dopo un’attesa di sessantuno anni, a coronamento di una golden generation di rugbyman irlandesi (O’Driscoll, O’Gara, O’Connell…) che pareva unica.
Invece, sembra che l’Irlanda possa godersi una nuova generazione di giocatori di livello assoluto: guidati da un Sexton sempre eccezionale (drop di 40 metri contro la Francia alla prima giornata per la vittoria a tempo scaduto e dopo quaranta fasi d’assalto alla trincea…), con giocatori giovani “promettenti certezze” (Ringrose & Stockdale) e soprattutto guidati da uno dei migliori allenatori in circolazione, l’Irlanda ha praticamente dominato ogni partita del torneo- soprattutto a livello mentale.
Ripeto: chi si sarebbe preso la responsabilità di un drop del genere? Spettacolo puro. Eppoi: prima sconfitta in casa per l’Inghilterra a Twickenham in due anni.
Ricordiamo che questa Irlanda è arrivata a battere anche la Nuova Zelanda campione del mondo, meno di due anni fa.

Anche l’Irlanda ha la sua piccola maledizione (oltre, almeno fino a ieri, a quella dell’irrangiungibile Grande Slam) ai mondiali: non riuscire a superare i quarti di finale. Che il 2019 possa essere la volta buona?
Infortuni permettendo, scommetterei di sì. Eppoi chissà.

Questo Sei Nazioni verrà probabilmente ricordato anche come il torneo in cui l’Inghilterra fino ad ora praticamente perfetta di Eddie Jones ha mostrato le sue (prime?) crepe. Con tre sconfitte (Scozia, Francia, Irlanda), l’Inghilterra finisce addirittura quinta nel torneo (davanti solo all’Italia!), ma soprattutto mostra i limiti del proprio gioco che fino all’anno scorso sembrava inarrestabile (tanto che già si preannunciava come principale candidata alla sfida agli All Blacks per il 2019).
Jones ha ottenuto too much too soon? Solo il tour estivo in Sud Africa darà risposte più precise.

Nota sulla Francia, o meglio: nota sulla Francia e Brunel. Personalmente resto del parere che Brunel sia un buon allenatore. Non al livello di Schmidt, ma valido. Il movimento francese mi pare resti in confusione, non a caso più il buon gioco si è cercato soprattutto il gioco semplice, puntando poi sulla fisicità dei giocatori. La confusione si vede anche da chi è stato chiamato al ruolo chiave di mediano di mischia: gli agés Trinh-Duc (comunque eccellente) e Beauxis.
Impressionante, invece, la crescita della Scozia. Che dire? Programmazione: il (ben strutturato) lavoro paga.
Ben strutturato: esattamente quel che manca all’Italia.

Due parole anche sull’Italia. Certo, la sconfitta con la Scozia brucia. Brucia anche la striscia negativa di 17 sconfitte consecutive. Un triste primato che la dice lunga sul nostro movimento.
Eppure, a mio sentore, la situazione non è così tragica come la si vorrebbe far passare. Almeno: mi pare meno tragica di un paio d’anni fa.
Intendiamoci: la situazione dell’Italia è grave, probabilmente gravissima. Ma non tragica. Certo, credo anche io che la nostra permanenza nel 6 Nazioni sia potenzialmente compromessa. Ma non sono ancora persuaso che la nostra esclusione (o qualcosa di simile) sia già decisa.

Tuttavia, credo anche che il lavoro fin qui svolto da O’Shea (e Brunel prima di lui) si stia dimostrando positivo. Resta un enorme problema di fitness, a causa del quale nell’ultimo quarto di gara i nostri avversari ci sovrastano. Ma si vedono miglioramenti, di mentalità e di gioco.
Il problema vero, semmai, è che a livello di movimento questi miglioramenti sono too little too late rispetto ai passi avanti delle altre nazioni. Oltre alla forma fisica, manca soprattutto una base di buoni giocatori da poter “gettare nella mischia”.
Su questo, O’Shea, il suo staff e i 23 convocati ad ogni gara possono fare poco… ma lo ripetiamo ormai da anni.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “Rugbysticamente

  1. Mia figlia ha cominciato a giocare nell’under10 della nostra città (che ha una squadra in serie A). L’allenatore commenta che si moltiplicano come conigli, e infatti sono tantissimi, ai tornei se ne convocano poco più di metà e si formano facilmente due squadre.
    Gli under14 saranno una dozzina.
    Da qualche parte ce li perdiamo, e inevitabilmente poi c’è poca scelta…

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