Dalla Catalunya al Trentino. Indipendenza e autonomia. Federalismo europeo. Sovranità da condividere e un pugno che deve farsi carezza.

Parecchi spunti interessanti in questo post, ai quali provo ad aggiungere qualche annotazione.
Innanzitutto, credo sia opportuno considerare anche una visione medio/lunga sulla “questione catalana”: ricordare l’impatto del franchismo (anche in come parte di quella transizione ancora incompleta, basti pensare alla composizione e al supporto elettorale del PP), ma anche come il nazionalismo catalano sia stato cavalcato negli ultimi 20 anni, ovvero ben dopo la fine del regime.

Personalmente, credo anche dovremmo -come si accenna nel post- riflettere profondamente sull’idea di nazionalismo (vale anche in Scozia o altrove), sul significato profondo di questa idea e sui suoi presupposti (storici). Solo partendo da questi potremmo riadattare questa idea nel mondo contemporaneo (per “scoprire le carte” e provare a chiarire: oggi come oggi, credo che in Europa un’idea di nazionalismo che voglia anche assumere la forma-stato sia anacronistica e dannosa. Personalmente, trovo sia stato un errore sin dall’origine da parte del movimento catalano usare questo concetto).

Il tema dell’Europa è vastissimo e, purtroppo, quasi irrisolvibile in questo quadro: l’UE è nata come costruzione “internazionale” è evoluta in un sistema “supranazionale”, ma questa evoluzione è ancora incompiuta e traballante, con gli Stati che “rientrano dalla finestra” ad ogni revisione dei trattati e pongono nuovi paletti verso un cambiamento deciso. Fino a che rimangono questi paletti, e nessuno Stato vorrebbe sancire la propria “fine”, è difficile immaginare chi e come possa indirizzare effettivamente l’UE verso un altro modello.

Affascinante l’idea di “governo non proprietario che va ceduto e condiviso”, che mi riporta, con le dovute differenze, all’idea di “hybrid governance” tanto in voga nello studio dei paesi in via di sviluppo. Se, per ipotesi, l’idea è quella di “ibridità”, dobbiamo allora accettare che questa condivisione è fluida e constantemente mutevole. Il che implica, da un lato il superamento di modelli “moderni” e rigidi di governance, dall’altro la necessità di sviluppare forme di politica meno antagonistiche (ed è assai complicato, essendo in gioco rapporti di potere).

Condivido molto anche l’idea dell’ “ambizione di un futuro da vivere insieme” (cfr Ortega y Gassett). Mi domando, tuttavia, se -per come “abitutata” la mente umana- questa ambizione non abbia bisogno di nutrirsi di una contrapposizione verso un “altro” (in fondo, anche il nazionalismo di fine 1800 si fondava su queste premesse). Nel caso dell’Europa, quale potrebbe essere? Un’indicazione già l’abbiamo (l’immigrazione): idea spaventosa e fortunatamente questa visione è opposta da alcuni.
Ma dalla prospettiva di costuire una “comunità” europea, questo ci porta al dilemma radicale di come poter essere latu sensu “identitari” e solidari verso l’interno e solidari verso l’esterno al tempo stesso.
Può l’Europa, con la sua pesante storia, accettare di sviluppare un’identità (e una visione del futuro) basato sull’ “interazione”, sul forgiare identità nuove (che implicano anche, in qualche modo “alleggerirsi” di qualcosa)?

pontidivista

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Abbiamo deciso di intraprendere un viaggio dentro la crisi politica catalana dopo esserci chiesti – a metà dicembre scorso – quale potesse essere il ruolo dell’Autonomia nella delicata fase che sta vivendo l’Europa. Siamo arrivati a Barcellona mentre sei indipendentisti catalani entravano in carcere o erano costretti all’esilio. Sulla via del ritorno abbiamo appreso che Carles Puigdemont era in stato di arresto e si andavano formando le prime manifestazioni di solidarietà e protesta nelle piazze catalane.

Questo il contesto nel quale ci siamo mossi, tra incontri con partiti politici e conversazioni con soggetti sociali e culturali. Un contesto che, visto lo spropositato utilizzo della carcerazione preventiva da parte dello Stato spagnolo, rischia di veder chiudersi ogni possibilità di dialogo politico, favorendo una maggiore polarizzazione delle posizioni in campo e attivando una crescente radicalizzazione dei metodi di lotta da un lato e di tentativo di reprimerli dall’altro.

A tal proposito Marta…

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