Forma-partito e partito-forma

Complice la mia formazione giuridica, sono convinto che le forme, i modi di fare le cose, le procedure, le strutture abbiano una loro importanza non secondaria.
L’azione che si svolge entro precise forme assume una valenza differente dall’azione de-formata, completamente libera. Per fare un esempio banale, senza delle “forme” codificate, non esisterebbe il gioco del calcio, perché chiunque potrebbe andare in campo e pretendere di aver segnato un gol con un gesto qualsiasi.

Così, sono convinto che anche nell’azione politica-partitica (anche governativa, ma questo è un altro aspetto del tema che non tratterò qui), le forme siano fondamentali.
E forse nessun altro partito in Italia soffre questa deferenza alle forme e ai formalismi quanto il PD (degenerando una tendenza che già esisteva prima).
Meriterebbe un’analisi un pò più attenta il perché nessun altro partito abbia un’attenzione paragonabile a quella del PD alle “liturgie” classiche di congressi, mozioni, direzioni…. Lasciando anche da parte “partiti” come Forza Italia o il Movimento di Grillo, anche in “partiti” più vicini al modello classico come Lega, Fratelli d’Italia etc. etc. forme e procedure non assumano alcuna rilevanza degna di nota (taccio su quelli “di sinistra”, che assurgono alle cronache solo… quando fanno un congresso!).
Eppure anche in questi partiti esistono “correnti” (ovvero: orientalmenti di policy) differenti; esistono dibattiti interni; esiste competizione per la leadership… Ciònonostante, in questi partiti il dibattito interno rimane celato alla vista, dando un’immagine di unità e compattezza. Suppongo vi sia, fra le varie cause, anche un aspetto “genealogico”, ovvero la discendenza da un modello-partito semi-autoritario come MSI di Almirante (e prima di lui il PNF). Non so dire se questa causa sia l’unica o preponderante.

Ma queste valutazioni rappresentano in realtà un excursus rispetto al tema principale, che riguarda prettamente il Partito Democratico.
In questi giorni si parla di congresso, di primarie (per la segreteria? per il candidato premier?), di rifondazione ex-novo (ma tendendo il nome???), di cene fra leaders etc. etc. etc.
Questi passaggi procedurali, formali (congresso) e informali (cene) dovrebbero servire ad aprire il dibattito: senza un congresso, le diverse voci non possono trovare spazio adeguato. Tuttavia, pare che il dibattito si riduca alle questioni procedurali, come spesso è accaduto.

Il mio umile sospetto è che la dirigenza sfrutti questi passaggi per tacitare il dibattito: discutendo di date del congresso di questioni regolamentari, si apre lo spazio proprio per le “cene” e le decisioni altrove.
Perché se è vero che il congresso offre spazio a tutte le voci, è anche vero che su 10.000, 100.000 voci alla fine risulta il caos. E solo le voci organizzate alla fine riescono a farsi sentire.

Non credo che al PD serva alcunché il riscrivere da zero i propri documenti fondativi, semmai servirebbe una profonda riflessione sulle politiche da portare avanti (un Congresso vero, come quelli di inizio 1900).
Per fare questo, servirebbe un confronto sui temi e sulle priorità: idealmente, questo confronto dovrebbe coinvolgere tutti gli iscritti, i simpatizzanti, gli intellettuali “d’area”. Ma resterebbe il problema di chi e come farebbe poi sintesi di questi dibattiti. Forse una soluzione sarebbe votare (magari tramite il sistema ranking) le questioni emerse, non un semplice referendum interno sì/no su un documento completo e chiuso, ma una ri-elaborazione semplificata del dibattito. (qualcosa del genere è stato proposto con le “doparie” da Civati e altri).

In ogni caso, allo stato attuale, resta evidente il collegamento fra la forma/procedura ed i contenuti: senza una ragionata revisione delle procedure interne, difficilmente i contenuti nuovi potranno emergere. Ma, al contempo, il dibattito sulla forma continua a girare attorno questioni secondarie senza i contenuti.

La discrasia con gli elettori si vede tutta nel comportamento di altri “partiti”: il dibattito sulle forme è semplicemente alienante per molti cittadini, che non riescono a vederne il senso e si sentono sempre più distanti da un partito che pare intenzionalmente non voler decidere.
Non sarebbe più utile al PD, e all’Italia, parlare effettivamente di povertà e reddito di cittadinanza (sia pure per contestarlo e presentare proposte alternative), piuttosto che di date del congresso?
Non può non colpire come in altri partiti il problema non si ponga: non so a quando risalga l’ultimo congresso della Lega né quando sarà il prossimo, ma da allora sono stati tutti compatti e allineati rispetto a Salvini (sic!). Certo: vincere aiuta ad essere compatti, ma così compatti rispetto alla sinistra?

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Forma-partito e partito-forma

  1. Il punto è che il PD ritiene che il suo obiettivo primario sia quello di mantenere la sua “purezza” elitaria: non si può mischiare con questa gentaglia populista, che offre soluzioni (false, certo: ma tali vengono percepite) a chi ha fame. La prima cosa è quindi darsi un’aura di serietà, di sobrietà intellettuale: questo ha portato il partito al disastro (insieme al conseguente paternalismo dei renzisti), ma ciò non importa. L’importante è che questi signori della politica abbiano potuto infine sedersi a rimirare (mangiando popcorn) il disastro. Causato mica dalla loro lontananza dalla realtà, ma dalla stupidità degli elettori.

    • Non sono convinto della premessa. O, meglio, credo che se essa è vera, lo è per una piccola parte (certo dirigenziale) del partito. Senza dubbio questo ha portato al disastro attuale (vi ha contribuito).
      Partendo da questa distinzione, secondo me la sfida per “rianimare” il PD (o qualunque cosa “di sinistra” in Italia) parte proprio dalla capacità di ri-attivare la partecipazione nelle forme esistenti o perlomeno incanalare la partecipazione in forme nuove.

  2. Il compianto Pannella era solito dire che “la forma è sostanza”; la mia impressione è che l’ossessione per la forma nasconda una disarmante assenza di sostanza, di programmi, di idee. Non si è nemmeno ben capito perché il PD non abbia non dico svolto, ma nemmeno ancora avviato il congresso, raccogliendo idee dal basso, ricostruendo un’agenda; tutto così si tratta riduce a mera lotta di potere, scontri personali. Attendiamo che qualcuno, come ha fatto Salvini a destra, sparigli a sinistra e fagociti il PD dall’esterno, come ha la Lega con Forza Italia.

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