Annotazioni politico profetiche

Due appunti sulla politica americana, anche a futura memoria. Anzi, tre.
Una notizia buona, una decente e una cattiva.

1. I democratici otterranno un buon risultato alle elezioni di novembre. Secondo le proiezioni di Nate Silver e il suo FiveThirtyEight, i democratici hanno 4 possibilità su 5 di controllare la Camera e il 30% di controllare il Senato. Dura, ma non impossibile (specie alla luce del prossimo punto)
La seconda nota positiva di questo sono le “giovani leve” dei democratici in corsa per l’elezione, penso a candidati come Alexandria Ocasio-Cortez, Julia Salazar, potenzialmente vicini a posizioni come quelle di Bernie Sanders. In particolare, occhio a questo.
Tuttavia, come commentava un amico americano, siamo ben lontani da un’ “onda” progressista compatta ed uniforme su alcuni temi chiave: si tratta semmai di un gruppo composito e variegato, con posizioni anche diverse fra loro… Il sentiment è che ci sia (cito) “un forte desiderio di cambiamento, ma questo cambiamento potrebbe essere qualsiasi cosa dall’eleggere un candidato più giovane all’elggere un candidato con un background differente all’eleggere un socialista-democratico [tipo Sanders]”.
In ogni caso, ribadisco, occhio al Texas, dove Cruz è abbastanza odiato e la candidatura di Beto O’Rourke sta ottendendo un inaspettato successo che potrebbe sconvolgere il panorama politico nazionale. Qualcuno già lo confonde (in tutti i sensi) con un giovane Kennedy…

2. Più a lungo va la discussione sulla conferma di Kavanaugh, meglio è. Per i democratici.
Anche qui, riporto un’analisi già svolta da Nate Silver: i repubblicani hanno i voti per confermare la scelta di Trump alla Corte Suprema, prima delle elezioni di mid-term e prima dell’insediamento dei nuovi deputati e senatori (c.d. lame duck session – un periodo in cui vecchi rappresentanti restano in carica sebbene i nuovi siano già eletti). Si tratta di un periodo di circa 180 giorni, teoricamente sufficienti per una nuova nomina presidenziale, nuove audizioni della commissione del senato e voto di conferma. Teoricamente sufficienti, ma stretti.
Dunque, più a lungo Kavanaugh si aggrappa alla propria nomina (e più a lungo i repubblicani lo sostengono), meno tempo potrebbero avere per una scelta alternativa.
Inoltre, sembra Kavanaugh stia diventando sempre più impopolare, con possibili ripercussioni anche sul voto mid-term.

3. Trump -secondo me- verrà rieletto per un secondo mandato nel 2020.
Questa è una semplice previsione, non fondata su analisi o dati. Un gut feeling, una sensazione di pancia. La segno qui a mia e vostra futura memoria.
Due riflessioni a supporto:
– Trump non ha (ancora) fatto disastri: tutte le sue misure, anche le peggiori (Muslim ban, dazi, etc. etc.) stanno passando in patria come scelte ragionevoli e comunque accettate dal suo elettorato. E finora non hanno prodotto “danni” considerevoli allo status della maggioranza degli americani.
– L’economia continua ad andare. Non è merito di Trump, chiaro. Anzi: è quasi un miracolo che l’azione di Trump non abbia rovinato questo trend, ma finché l’economia regge, gli americani potrebbero non essere motivati a eleggere un nuovo presidente.
Incumbent factor: nei paesi anglosassoni, contrariamente che da noi, i politici in carica hanno sempre un vantaggio.
– Incomunicabilità: negli anni, specie con Trump (e gia sotto Obama), si è creata una frattura enorme fra le comunità politiche dei democratici e repubblicani che rende impossibile o inutile il confronto. Qualcosa di simile la stiamo vivendo in Italia.
In questa situazione, Trump non si cura neppure di parlare agli elettori democratici: sarebbe inutile. Gli basta continuare a persuadere i suoi, che si faranno ben volentieri continuare a persuadere (muro, muro, Cina, muro…)

Nota a margine sulla nomina di Kavanaugh alla Corte Suprema.
Fermo che a) non è una nomina che condiderei (se il mio parere contasse) e b) trovo inopportuno che una persona che ha aggredito sessualmente delle donne abbia un incarico di tale rilievo (se confermati i fatti, ovviamente); un paio di domande.
1- Interessante notare come si svolgono queste udienze: i senatori, oltre al “moral character” del candidato indagano molto sulla sua legal philosophy, ovvero su come egli interpreta le norme. Una cosa che -a mia conoscenza- è abbastanza estranea al sistema italiano. Si focalizzano quasi più su questo approccio alla legge che all’orientamento politico del candidato. In particolare, i conservatori (politici e giuridici) si focalizzano molto sul textualism, l’aderenza al dato testuale  interpretato nel contesto in cui fu scritta la Costituzione (originalism), un approccio molto restrittivo. Qui un’ottima analisi sul tema cito un parere sulla decisione che ha “sacralizzato” il secondo emendamento (diritto di portare armi):

On this question, Justice Scalia consults founding-era dictionaries and treatises, as well as English and colonial laws. Reading these, he concludes that meaning of “keep and bear arms” was not restricted to military uses, but sets forth a broad individual right to bear arms. On the other hand, Justice Stevens, consulting similar sources, including an 18th-century thesaurus and a different edition of one of the same old dictionaries on which Justice Scalia relied, reached the exact opposite conclusion. The original understanding of “keep and bear arms,” Justice Stevens concluded, focused on military service.
One may tilt toward Justice Scalia, or Justice Stevens. Most fair-minded readers, I believe, find both the majority and the dissent entirely plausible — both make some nice points and both contain a few serious vulnerabilities. Crucially, neither the majority opinion nor the dissent are commanding. And this is a problem. A five-member majority of the Supreme Court announced in Heller a constitutional rule that invalidates a wide array of gun control laws that have been or could otherwise be democratically enacted. And those five people did so based not on some powerful, clear constitutional command, but rather on a so-called original meaning that is, at best, hotly contested.

Si pensi solo che da noi prevale (ove il testo necessiti di elaborazione) l’attenzione alla ratio – ovvero il senso, l’intenzione, adattata al contesto contemporaneo. Una lettura legata fermamente alle parole poterebbe nel nostro modo di relazionarci con le norme ad una Versteinerung, fossilizzazione (anche anacronistica) del dato legislativo.

2- Parliamo di risocializzazione (funzione “rieducativa della pena”, art. 27 Cost.). Premesso che l’ipotetica aggressione di Kavanaugh deriva proprio dalla sua socializzazione in un contesto di ragazzi bianchi, ricchi e privilegiati che possono distruggersi e distruggere in scuole d’elite con la coscienza di non subire conseguenze negative per le loro azioni – e, dunque, che parlare di rieducazione/risocializzazione pare poco coerente. Ed è proprio questa la cultura-socializzazione che porta i giovani americani a comportarsi oscenamente nei college.
Premesso tutto questo, la domanda di fondo (che si applicherebbe a chiunque, anche a un condannato per omicidio o strupro -ops-) è: fino a quando dobbiamo rispondere delle nostre azioni? Un’azione, per quanto sgradevole e criminale, commessa decenni orsono può essere fattore pregiudiziale per un incarico pubblico di prestigio, da adempiere “con disciplina e onore” (art. 59 Cost.)? Secondo me, non dovrebbe.
C’è tuttavia un caveat ed è proprio la “risocializzazione”, ovvero aver ammesso ed “espiato” le proprie colpe, in una parola: essersi resi conto di aver sbagliato e cambiare modo di comportarsi. Kavanaugh, mi pare, questo non l’ha fatto. E -credo- come esponente di quell’elite neanche potrebbe (non capirebbe perché).

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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