Cartoline sfocate dall’Ucraina – non sapevo di essere ai Caraibi (parte 3)

Mi rendo perfettamente conto che il titolo appare esageratamente sfocato, per non dire decisamente fuori luogo. Forse la sola cosa piu’ lontana nell’immaginario collettivo dai Caraibi rispetto all’Ucraina e’ la Siberia.
Eppure, mentre passeggio per Odesa (sempre trascrizione ucraina), la sensazione che ne ricavo e’ proprio questa.

Capiamoci: il cielo e’ una cappa grigia, come ci si aspetterebbe in qualche citta’ del nord Europa in questo infausto periodo (in effetti, come latitudine Odesa e’ poco sopra Bolzano – che per definizione e’ nord Europa) e il mare non si avvicina neanche lontanamente alle acque turchine dell’arcipelago centroamericano.
In effetti, la stagione e’ probabilmente la meno propizia per scoprire questa citta’ balneare nel sud-ovest dell’Ucraina, ma era anche l’ultima occasione per andarvi prima che l’arrivo dell’inverno rendesse questa visita assolutamente insensata e la scoperta della citta’ dovesse essere forzosamente rinviata al periodo estivo, quando Odesa sarebbe stata invasa da turisti. Quindi siamo andati ad Odesa, i Caraibi dell’est Europa.

La sensazione che ne ho camminando per le vie del centro e’ effettivamente confusa: l’atmosfera di mare, gli edifici storici in stile neoclassico dai colori abbastanza variegati e tutti rigorosamente alti due-tre piani ricordano da vicino i centri storici delle citta’ fondate dagli spagnoli nel centroamerica. Per me, Cuba su tutte. Forse per quell’aria un po’ decandente e decrepita che si accompagna alle citta’ post-socialiste.
In effetti il ricordo e’ corroborato proprio dal degrado urbano che affligge la citta’: i marciapiedi dissodati, i palazzoni in stile sovietico che ogni tanto appaiono fra gli edifici storici, le facciate classiche che cadono a pezzi… ricordano quella situazione di incuria cui sono abbandonate molte citta’ costiere di paesi in via di sviluppo, con un ricco patrimonio architettonico ma poca possibilita’ di recuperarlo e valorizzarlo.
Affianco a questi segni del degrado portato dal liberismo, appaiono ancora vestigia della citta’ imperiale, del suo stile e decoro: il Teatro dell’Opera perfettamente curato e altri eleganti palazzi di fine ottocento.
Nel complesso, dunque, a volte sembra di poter camminare in una strada de L’Avana o in qualche quartiere di Montevideo. Il tutto in attesa che qualche milionario non arrivi ad investire “ristrutturare” e distruggere questo patrimonio storico: proprio come nelle citta’ latinoamericane, spuntano palazzoni ipermoderni di dubbio gusto.

In fondo non e’ difficile capire perche’ questo parallelo: Odesa nasce come citta’-riscoperta della cultura greca (al momento della sua rifondazione nel 1800, era un’antica colonia greca nel Mar Nero), fondata per garantire uno sbocco sui mari dell’Europa meridionale all’impero russo e divenuta al contempo stazione balneare e fondamentale porto commerciale. Non poi cosi’ lontano dai modelli delle citta’ coloniali del centroamerica, quindi.
Cosi’ la citta’ naque sul triplice pressuposto commerciale-balneare-culturale in cui i richiami neoclassici sono ovunque: nelle facciate degli edicifi, nella statua del fondatore della citta’ duca di Richelieu vestito con una specie di toga.

Se durante l’epoca sovietica Odesa e’ stata soprattutto il piu’ importante porto commerciale dell’URSS (forse l’unico sempre libero dai ghiacci), non e’ difficile immaginare il costante traffico turistico-balneare che doveva arrivare in citta’ e continuava ad alimentarne un’atmosfera di una certa svagatezza.
Non so dire se trent’anni fa la vita ad Odesa fosse effettivamente diversa dalle rigidita’ economico-ideologiche imposte nel resto dell’Unione Sovietica (doveroso notare che gia’ nei tardi anni ’40 Isaiah Berlin evidenziava significative differenze in questo senso fra Mosca e l’allora Leningrado), ma la cosa non stupirebbe.
Di certo, alcune differenze contemporanee si sentono.

Rispetto a Kyiv si nota immediatamente come la vita paia fluire differentemente, l’atmosfera e le priorita’ siano altre: soprattutto nei tanti locali all’aperto (nonostante la stagione non eccezionale), nei viali con vista mare (meglio: sull’imponente porto) e nell’assenza degli onnipresenti riferimenti politici cui sovrabbonda Kyiv (le elezioni presidenziali nella prossima primavera, col moltiplicarsi dei poster elettorali; i manifesti celebrativi delle forze armate; i riferimenti onnipresenti alla rivoluzione di Maidan).
Qui mancano completamente sia i vecchi murales sovietici, sia gli odierni poster elettorali o che inneggiano alle forze armate ucraine impegnate nel Donbas, sia le dubbie ricostruzioni storiche che ricoleggano la guerra odierna col nazionalismo degli anni ’30.
A Odesa, la politica imperante a Kyiv sembra essere scomparsa.

Forse e’ la sensazione data da un ultimo weekend con la temperatura ancora mite, ma non credo.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Cartoline sfocate dall’Ucraina – non sapevo di essere ai Caraibi (parte 3)

  1. Leggendo la tua descrizione, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata Atene. Impressione non peregrina, pare, visto che Odessa è di fondazione greca.

    P.S.: QUEL Richelieu? Quello dei Tre Moschettieri?
    P.P.S.: che poi… Odessa non è la città della Corazzata Kotiemkin?

  2. Pingback: Cartoline sfocate dall’Ucraina – la campagna come archeologia (parte 6) | redpoz

  3. Pingback: cartoline sfocate dall’Ucraine – tourism time (parte 10) | redpoz

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