Cartoline sfocate dall’Ucraina – ad un tiro di moneta (parte 5)

Lo scorso fine settimana si celebrava il natale ortodosso, weekend lungo. Cosi’ ne ho approfittato per andare a Kharkiv a trovare un’amica.

Ero particolarmente curioso di andare a Kharkiv. Sebbene la citta’ non sia affatto una meta turistica come Odesa o Lviv (Leopoli), rappresenta un caso particolare nella storia ucraina, in particolare in quella piu’ recente – post 2014.

Kharkiv e’ la seconda citta’ per popolazione dell’Ucraina, importante centro industriale (fabbriche aerospaziali, di trattori e carri armati),  sopratutto e’ ad appena 40km a sud del confine russo e poco meno di 500m da Kyiv (Luhansk e Donetsk sono ad oltre 750km). Sebbene non interamente nella “sfera d’influenza” russa, come Donetsk e Luhansk, Kharkiv e’ decisamente piu’ filo-russa che l’Ucraina occidentale, dove regna il nazionalismo ucraino (Lviv su tutte, ma anche Kyiv per la sua centralita’ politica).
Si trova quindi quasi a “meta’ strada” fra l’est russofono e, industrializzato e tuttora piu’ filo russo e l’ovest occidentalizzato (di lingua prevalentemente ucraina e piu’ rurale). Una divisione “di mentalita’” (come dice il mio collega Alex) profondamente radicata e dalle profonde conseguenze, ad esempio in termini elettorali: l’est separatista ha generalmente supportato politiche filo-russe e votato Yanukovich, l’ovest partiti piu’ nazionalisti e filo-occidentali (Yushenko, Timoshenko, Poroshenko).
Nota: lingua e industrializzazione nella storia ucraina del 1900 si sovrappongono in modo interessante, poiche’ l’URSS ha sempre cercato di esercitare un forte controllo sulle aree industriali, in queste affluivano piu’ lavoratori, politici, docenti e tecnici inviati da Mosca rispetto alle aree rurali (ad esempio Lviv).

Prima della Seconda Guerra Mondiale, Kharkiv e’ stata anche la prima capitale della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina e fino al 2014 ospitava la piu’ grande statua di Lenin di tutta l’URSS (rimossa durante le proteste).
Cosi’, quando nel febbraio 2014 sono cominciate le proteste, l’amministrazione regionale (Oblast) fu stata occupata da manifestanti filo-ucraini in supporto della rivoluzione di Maidan. In seguito (aprile 2014) l’amministrazione venne nuovamente occupata, stavolta da manifestanti filo-russi. Come ha ben sintetizzato un’amica (e supportato da questo studio) “Kharkiv could have flipped both sides… there were definitely powerful forces in place in support of either side” [Kharkiv sarebbe potuta andare da una parte come dall’altra… c’erano pressioni importanti da entrambe le parti].

Questa situazione continua ad essere particolarmente visibile in citta’ anche oggi: nella via principale, tutte le decorazioni natalizie sono adornate dalla bandiera ucraina “to remind themselves where they belong to” [per ricordarsi dove appartengono], dice la mia amica. In effetti, allo stesso tempo si continuano a vedere in giro tracce del passato sovietico che in altre citta’ ucraine sono prontamente rimosse (o, perlomeno, oscurate): falci e martelli ancora incastonati nei palazzi e murales di eroi di guerra sovietici perfettamente tenuti.
Nella piazza centrale rimane una tenda pro-Maidan e poster che ricordano il malefico imperialismo russo e a supporto dei militari ucraini impegnati ad est contro le regioni separatiste, ma quasi nessuno vi va piu’ e ad ascoltare Alex (originario proprio di Kharkiv), la maggioranza della popolazione preferirebbe vederla sparire (mentre nel 2015 si pensava di ricostruire la statua di Lenin).
Persino Kernes, l’attuale sindaco di Kharkiv sosteneva Yanukovich e, dopo una breve fuga in Russia durante la “rivoluzione” di Maidan, nel 2015 e’ stato rieletto con oltre il 68% dei voti.

Sebbene oggi esistano voli diretti (low cost) per Roma, Londra e altre citta’, l’inglese e’ meno diffuso che a Kyiv e il capitalismo dei grandi gruppi globali meno appariscente. Permane, insomma, molto piu’ forte che nella capitale, la sensazione che questa parte di mondo non sia ancora integrata nel sistema globale occidente-centrico.
Se parlare di un “limbo” per Khariv sarebbe troppo, non si puo’ fare a meno di notare come la transizione verso l’occidente proceda qui con un passo assai diverso rispetto a Kyiv e l’ovest dell’Ucraina. In questo senso, Kharkiv da’ una vaga idea di come debbano sentirsi le persone a Donetsk o Luhansk.
La situazione politica e’ abbastanza definita (salvo il conflitto con la Russia non abbia un’escalation), quella culturale tuttora fluida e probabilmente pende ancora in direzione opposta al sistema istitutizionale. Se e quando si allineeranno non mi e’ possibile dirlo.
Kharkiv forse diventera’ progressivamente piu’ ucraina, piu’ globalizzata, piu’ filo-europea e occidentale. Ma sara’ ancora un lungo viaggio.

Non si puo’ evitare di domandarsi, infine, cosa sarebbe stato dell’Ucraina se nel 2014 Kharkiv fosse “flipped” verso la Russia: un importante centro industriale, anche militare, perso forse irrimediabilmente; oltre a un punto strategico che (ipoteticamente) avrebbe tagliato l’intero nord dell’Ucraina e potenzialmente minacciato direttamente Kyiv.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Cartoline sfocate dall’Ucraina – ad un tiro di moneta (parte 5)

  1. Pingback: Cartoline sfocate dall’Ucraina – la campagna come archeologia (parte 6) | redpoz

  2. Pingback: cartoline sfocate dall’Ucraine – tourism time (parte 10) | redpoz

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: