Cartoline sfocate dall’Ucraina – ipoteticamente esteticamente ideologicamente (parte 7)

Girare nell’Ucraina “profonda”, quella in cui i tempi dei cambiamenti e delle trasformazioni sono piu’ lenti, radicali (e radicati) e tellurici, quella che consente una sorta di “archeologia vivente”, permette di osservare un aspetto interessante della persistente estetica sovietica.

Come ho gia’ detto, in Ucraina si continuano a trovare tracce di quello stile artistico-propagandistico tipico dell’Unione Sovietica: murales nei palazzi che inneggiano a eroi sovietici, al progresso nelle arti o nella scienza; monumenti o busti di personaggi illustri… Quello che ho potuto notare in piu’ durante questi giorni e’ la collocazione di queste espressioni artistiche. Il campione d’osservazione e’ ovviamente limitato, ma credo possa essere considerato abbastanza rappresentativo (date le premesse ideologiche).

Quel che mi ha colpito di queste rappresentazioni “artistiche” (virgolettato, perche’ credo la definizione di arte debba includere una riflessione qualitativa che non sono in grado di offrire), o perlomeno questa presenza estetica, e’ appunto la loro collocazione: a quanto ho potuto constatare, nell’Unione Sovietica si prevedevano installazioni estetiche (in particolare murales, mosaici, statue) in tutti i luoghi pubblici, ivi inclusi i “luoghi di produzione”.

Trovare un murales che celebra lo studio o la scienza in una scuola non e’ certo una sorpresa, cosi’ come non sorprende trovare statue o busti di celebri generali o scienziati nelle piazze.
Quello che al mio occhio abitutato alla politica estetica occidental-capitalista appare inusuale e’ invece osservare questo genere di installazioni nelle fabbriche, ufficine, fattorie. Insomma, in tutti luoghi in cui secondo la nostra concezione l’uomo non si reca per trovare svago, tutt’altro. Nella nostra concezione occidental-capitalista (almeno fino all’avvento di imprese come Google e Facebook), i luoghi di lavoro non sono e non devono essere luoghi in cui l’uomo trova di che allietare le proprie giornate.
Magari questa cosa sta cambiando (vedremo se per meglio), ma per lungo tempo direi che questo era il caso.

Giungo quindi alla mia ipotesi.
L’ipotesi che traggo da questa osservazione e’ che nell’Unione Sovietica vi fosse un’intenzionale distribuzione della “bellezza” in questi luoghi. Certo, si osserva facilmente come molte di queste installazioni avessero un chiaro scopo ideologico/propagandistico, non lo metto in dubbio. Ma altre evidentemente no (un muro coperto di mattonelle colorate a comporre una fantasia senza riferimenti al socialismo?).
E potremmo andare un passo oltre nel ragionare che questa distribuzione della bellezza ai luoghi di produzione aveva una chiara motivazione ideologica: elevare (l’esperienza de) il lavoro. Altrimenti detto, per il socialismo, a diferenza del capitalismo, la fabbrica non e’ (era) solo questione di produttivita’.
La fabbrica e’ (era) un luogo di esperienza umana in senso piu’ ampio, un luogo in cui la personalità umana non era ridotta a “mezzo di produzione”, bensì un luogo in cui tutti (o, almeno: più d’uno) degli aspetti che compongono la personalità aveva modo (se non di esprimersi, perlomeno) di trovare un proprio riflesso.
Altrimenti detto: in Unione Sovietica, il luogo-fabbrica non doveva essere solo prigione della produzione, ma un’apertura verso altro.

Ovviamente questa ipotesi è basata pressoché sul nulla. Ma sarei curioso di sapere se esiste qualche studio in merito.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “Cartoline sfocate dall’Ucraina – ipoteticamente esteticamente ideologicamente (parte 7)

  1. Intanto faccio una domanda: hai un’idea di quando siano state realizzate quelle opere?

    P.S.: “almeno fino all’avvento di imprese come Google e Facebook”
    Ma i lavoratori di Amazon non la pensano allo stesso modo, temo.

    • No, purtroppo non so darti una risposta sulla data di costruzione… anche perché parliamo di un campione abbastanza vasto e disperso e non ho avuto modo di fermarmi ad indagare mentre vi passavo davanti in auto. L’unico edifico di cui ho visto la data di costruzione (1988) era un ospedale, peraltro senza particolari ornamenti.

      Giustissima l’osservazione su Amazon. E potremmo aggiungerci, chessò, Tesla. In effetti Google e Facebook rappresentano un’eccezione in questo senso e, non a caso, sono imprese in cui i lavoratori altamente qualificati rappresentano probabilmente la maggioranza.

    • il lavoratori amazon… mi ricorda il “come va?” “mah, sì, non ci possiamo lamentare”, “ah, bene, quindi!”. “come detto, non ci possiamo lamentare“, famosa barzelletta che girava ai tempi di breznev.

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