Standing in the -Stans (parte 1)

Introduzione

Guardando la cartina del mondo, anche io ogni tanto ho la sensazione di vedervi quella che Conrad parlando del Congo e dell’Africa (allora) inesplorata definiva come una grande area bianca e vuota nella cartina. Solo che nel mio caso questa area bianca non è affatto inesplorata, anzi è civilizzata e conosciuta da millenni.
Tuttavia, per motivi geografici, geopolitici e (da ultimo) tecnologici, quest’area è finita ai margini della nostra conoscenza, tanto da rappresentare per molti un mistero esotico.
Parlo dell’Asia Centrale, di tutto quell’insieme di Stati dai nomi strani, spesso impronunziabili che terminano irrimediabilmente in -stan.

Un’area che è divenuta una sorta di mistero, dicevo. Perché questa regione del mondo, un tempo crocevia esotico ma relativamente familiare per le città mercantili italiane (pensiamo a Marco Polo) nel 1900 è diventata per molti una zona inesplorata: tagliata fuori dal mondo occidentale dalla dominazione sovietica, eliminata dalle news per l’assenza di conflitti (anche durante la guerra in Afghanistan, chi ricorda menzioni degli Stati confinanti?) e per la preponderante dominanza mediatica dei vicini Russia e Cina, saltata nello sviluppo del commercio globale per merito degli aerei che hanno reso obsolete le carovane di un tempo…. dopo il crollo dell’URSS, per gli occidentali l’Asia Centrale pare essersi ridotta ad una sola parola: Samarcanda (più raramente: Lago di Aral).
Samarcanda è rimasta così l’unico riferimento destinato ad indicare un’area enorme, a conferire ancora di più un’aura di misterioso fascino a quel mondo. Fino a diventare un’agognata meta turistica.

Come accennavo in un altro post, il fascino di quest’area misteriosa risale per me alle foto nei libri di storia delle elementari che, nei primi anni ’90, tentavano invano di dare un senso al crollo dell’URSS. Foto che portavano letteralmente l’attualità nella storia e, come tali, non avrebbero potuto essere più sfocate. Proprio questa mancanza di messa a fuoco, credo, da allora mi ha affascinato rispetto all’Asia Centrale, questa incapacità di trarre un senso compiuto di una regione che veniva (e, credo venga tuttora) troppo spesso ridotta a etichette di comodo, senza alcun coordinamento o approfondimento: Samarcanda, Aral, steppa…

Così, quando mi è stato comunicato che l’organizzazione per cui lavoro organizza una conferenza annuale fra i paesi dell’ex area sovietica (EECA: Est Europa & Central Asia) e quest’anno si sarebbe tenuta a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan (lo Stato di Samarcanda, per chi non lo sapesse), ho pensato bene che sarebbe stato opportuno parteciparvi e cominciare, come il protagonista di Conrad, a colorare un pò quell’enorme macchia bianca.

I post che seguiranno nei prossimi giorni sono, se così possiamo chiamarlo, il diario di questo viaggio.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “Standing in the -Stans (parte 1)

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