Standing in the -Stans: conference-stan (intermezzo)

I successivi due giorni si svolgono quasi interamente al chiuso della sala conferenze dell’hotel dove siamo alloggiati. Per due giorni assistiamo a presentazioni sugli sviluppi della cura della tubercolosi, sulle sfide e sulle soluzioni che ogni Stato ha sperimentato per cercare di affrontare con successo questa malattia, particolarmente complicata da trattare.

Menzione a parte per la presentazione the romantic disease dell’artista Anna Dimitriu che esplora in maniera innovativa il tema della tubercolosi: diverse opere paiono weird at best – per non dire decisamente borderline con l’offensivo verso panzienti e medici -, tuttavia la ricostruzione storica della tubercolosi, considerata nel 1800 una “malattia da artisti” che stimolava la creatività (“Keats never wrote anything interesting before getting tuberculosis“) e, in quanto tale, “desiderata” e’ stata decisamente interessante.

Le giornate troppo piene, il lavoro troppo intenso, combinati con la città troppo grande e troppo nuova non concedono di fatto occasioni per estemporanee esplorazioni di Tashkent al di là di quanto mostratoci durante il tour del primo giorno. Non sorprende dunque, che i rappresentanti nazionali di qualche delegazione (inclusa quella ucraina) decidano di approfittare di alcune sessioni per concedersi un giro di shopping.
Cosa che farà, giustamente, indispettire un poco gli organizzatori…

L’ultima sera ci viene offerta una cena di gala, accompagnata da danze tradizionali e musica uzbeka (ma non saprei dire di quale regione… come ogni Stato, anche l’Uzbekistan ha una propria diversità interna abbastanza marcata ma pressoché invisibile agli stranieri). Al termine di questa ultima cena del simposio, una dottoressa filippina della missione uzbeka (dio la benedica) pensa bene che sia cosa buona e giusta farmi impazzire sulla pista da ballo, mentre le colleghe ucraine scommettono su quanto tempo le vorrà prima di darmi una sberla.

Purtroppo la mattina dopo ad alcuni di noi attende ancora una giornata conclusiva di discussione per programmare le attività nella regione e il simposio dell’anno prossimo. Abbandoniamo quindi le danze e ci arrendiamo al sonno, almeno i piu’ fortunati.
Personalmente, mi sono dovuto recare all’aeroporto per accogliere il mio compagno di viaggio che non padroneggia ne’ il russo, ne’ l’inglese e, sebbene gli avessi prenotato un taxi fino all’albergo, non mi fidavo affatto a lasciarlo arrivare da solo. E per fortuna sono andato… il suo bagaglio era perso all’aeroporto di Mosca e comprendere come ottenerlo non e’ stato affatto semplice.
Morale della favola, sono arrivato in albergo alle 5:00 e ho dormito un paio d’ore prima della giornata di discussione. Inutile dire che il mio contributo e’ stato minimo, ma fortunatamente non ci si attendeva comunque granche’…

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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