Standing in the -Stans: Drums in the morning (parte 5)

Arrivati a Bukhara la sera prima e alloggiati in un hotel centralissimo, decido di andare a fare una corsetta mattutina.
Sapendo che il tour ci condurra’ attraverso le principali attrazioni storico-turistiche, scelgo intenzionalmente un itineriario che me ne tenga lontano e mi porti invece a scoprire parti della citta’ che altrimenti non avrei modo di vedere.
Purtroppo il tempo e’ poco, quindi mi limito ad una corsa di poco piu’ di venti minuti: da una piazza centrale, giro dentro un vicoletto di quelli che la sera chiameresti “poco raccomandabile” per uscire circa un kilometro dopo lungo un viale alberato, forse circondato da scuole.
Da una di esse sento un suono di tamburi, forse una qualche classe di musica locale. Sarei tentato dal fermarmi ad ascoltare l’armonia per intero, ma non voglio far aspettare gli altri, quindi mi limito a spegnere la musica e rallentare il passo.

Appena la guida ci raggiunge, provvediamo finalmente a cambiare degli euro in valuta locale (50 euro ci vengono rifiutati perche’ sulla banconota c’e’ una scritta a biro), abbastanza da avere un po’ di buffer e non doverci preoccupare costantemente di cambiare di nuovo. Poi, finalmente, il tour di Bukhara puo’ cominciare.

Ripensandoci “a mente fredda”, forse Bukhara e’ stata la citta’ che piu’ mi e’ piaciuta: piu’ variegata di Khiva, col suo centro troppo concentrato, ma ancora piccola e accessibile in confronto a Samarcanda. Nonostante i tanti bazaar di tappeti, Bukhara conserva un’atmosfera meno turistica di Samarcanda, ma soprattutto offre un insieme di attrazioni, una stratificazione culturale che si nota assai meno nelle altre citta’.
Samarcanda e’ soprattutto la gran capitale di Amir Timur (Tamerlano), Khiva (nonostante i secoli di signorie che vi si sono succedute) sembra una piccola perla isolata dallo scorrere del tempo. Bukhara, al contrario, consente di osservare diverse fasi della storia di questo paese. Va aggiunto che la nostra guida e’ abilissima nel condire le descrizioni dei magnifici edifici con quel pizzico di fascino da storie esotiche.

Cominciamo dunque il tour di Bukhara dal mausoleo di Ismail Samani, semplicemente un gioiello di architettura samanida con un’infinita’ di forme utilizzate nella sua costruzione che catturano lo sguardo pur nella (relativa) semplicita’ delle decorazioni. Impossibile non restare affascinati dalla bellezza di questa struttura, tanto bella nonostante l’assenza delle maioliche colorate che riempiono le facciate degli altri edifici.
Affascinante anche la storia di questo mausoleo: coperto di sabbia dagli abitanti al tempo dell’invasione mongola per preservarlo dalla distruzione, e’ rimasto coperto fino agli scavi condotti nel 1934 dai sovietici!
Proseguiamo poi verso il Chasma Ayub mausolem, all’interno del quale c’e’ una piccola mostra sull’irrigazione nella regione, con tanto di analisi sulla tragedia del lago d’Aral. C’e’ anche una fonte, dicono miracolosa: la guida ci invita a provare l’acqua e la scopriamo salata. Tutto il terreno nella regione soffre di infiltrazioni saline dal sottosuolo, infiltrazioni che corrodono i primi metri degli edifici e profondamente aggravate dopo il prosciugarsi del lago d’Aral.

Breve giro nel mercato e proseguiamo verso la moschea Bolo Hauz. Un altro gioiello, coi pilastri di legno a sorreggere un soffito di legno incavato e dipinto. E’ il primo esempio di questo stile che vediamo durante il viaggio e probabilmente il piu’ affascinante (ve ne saranno molti altri a Samarcanda, ma come dimenticare quella prima impressione?). Di fronte ad essa, si erge la cittadella di Bukhara, l’Arca un tempo sede governatore locale (khan). Forse il palazzo in se’ non e’ tanto affascinante, o forse siamo troppo abituati a visitare i vari castelli e fortezze che pullulano l’Europa per apprezzarlo appieno, ma appena tornati ai piedi della fortezza, la vista delle enormi mura lascia senza fiato.

Di qui ci dirigiamo verso il complesso di Kalyan, un insieme costituito da moschea, madrasa e dal relativo minareto, un altro gioiello. Leggenda vuole che il minareto di Kalyan sia l’unico edificio salvato dalla furia distruttrice di Ghengis Khan, il quale osservandolo dal proprio cavallo e avendo troppo inclinato la testa perse il cappello e fu costretto a chinarsi per raccoglierlo. Quando i propri soldati si apprestarono ad appiccare il fuoco al minareto, leggenda vuole che il Khan li fermo’ dicendo loro: “non mi piego dinnanzi a nulla, eppure questo minareto mi ha fatto inchinare” e ordinando quindi loro di preservarlo.
L’interno della moschea e’ altrettanto bello: ricompaiono le maioliche colorate, con toni dal verde chiaro fino quasi al nero, ma meno invadenti che in altre strutture. Come dira’ il mio compagno di viaggio, forse il complesso piu’ armonico che abbiamo visitato durante il viaggio: possente e al tempo stesso delicato, ornato ma al contempo spazioso da lasciare lo sguardo vagare senza inciampare costantemente in qualche intricata decorazione. In fondo, infonde una certa spiritualita’ delicata. Eppure, anche qui, non manca lo spettacolo delle maioliche azzurre, sopratutto nelle due grandi cupole che si stagliano nel cielo, in totale contrasto con la creta gialla dei mattoni che dominano il complesso.

Nel pomeriggio concludiamo il tuor con una visita al complesso di Lyab-i Hauz (due madrase e una moschea che circondano lo stagno per l’acqua artificiale), con uno dei due soli edifici islamici in Uzbekistan con rappresentazioni di esseri viventi (altrimenti proibite nell’islam, mi dicono) e la moschea di Maghoki-Attar, la piu’antica dell’Asia Centrale – anche questa preservata dall’invasione mongola perche’ nascosta sotto la sabbia (per altro, un interessante esempio di stratificazione architettonica – con l’edificio storico che ora si trova 3/4 metri sotto il piano stradale).

Il giorno successivo, partendo per Samarcanda, ci fermiamo a vedere il complesso di Baha-ud-Din Naqshband Bukhari, uno dei padri del sufismo, e il palazzo estivo degli emiri di Bukhara, un interessante connubio di architettura islamica e europea (russa in particolare), con i grandi saloni dipinti di bianco e specchi.

(provero’ a caricare le foto nei prossimi giorni, ma intanto volevo almeno pubblicare l’articolo…)

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “Standing in the -Stans: Drums in the morning (parte 5)

    • Le foto che ho caricato erano davvero piccole e non rendevano giustizia alla bellezza dei luoghi, ma crdo aggiungano un’idea piu’ precisa di quello che dico.

      In ogni caso, in assenza di altri commenti, posso anche lasciarlo cosi’! (mi semplifica non poco la vita)

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