Irresistibilmente Iran – brividi (parte 1)

Sono seduto nella sala d’attesa dell’aeroporto di Kyiv, aspettando l’imbarco del mio volo per Teheran decido di cenare e gustarmi un’ultima birra: per i prossimi giorni sara’ astinenza dall’alcool e questa ha un sapore tutto speciale.

Nel volo quasi nessuna donna indossa il velo, ma tutte provvederanno a coprirsi “adeguatamente” quando il pilota annuncera’ l’inizio delle procedure d’atterraggio. Dovremmo atterrare a Teheran IKIA verso l’1:30 di mattina, quindi vorrei dormire quanto prima per arrivare almeno un po’ riposato, ma il proposito fallisce: prima non ho sonno, poi voglio guardare il nero sotto di noi macchiato solo di rado da qualche cittadina (sopra cosa stiamo volando ora?), infine una signora seduta affianco a me decide di rivolgermi la parola.

E’ un’iraniana di circa trent’anni, vive in Germania da quando ne aveva sei e ora torna a Teheran con suo marito per la luna di miele. Chiacchieriamo un po’ di Europa, immigrazione, del fatto che secondo lei non possiamo accogliere tutti (“ok i richiedenti asilo, ma non i migranti economici” mi dice), del fatto che la sinistra non sa dove andare ne’ in Italia ne’ in Germania (ha sempre votato SPD, ma questo giro… forse addirittura AfD?).
Poi passiamo all’Iran. Non me la sento di fare domande troppo dirette, ma mi avvisa che sto andando in un paese islamico proprio durante il mese di ramadan e durante questi ultimi giorni di digiuno dovro’ evitare anche io di bere o mangiare durante il giorno, almeno non pubblicamente per rispetto verso chi digiuna. Secondo lei, potrei bere in qualche stradina secondaria, prestando attenzione a non essere visto, e se la polizia dovesse fermarmi, dovrei insistere sul fatto di essere un turista e non parlare alcuna parola di iraniano.

Questi resoconti effettivamente mi preoccupano.

Sono anche preoccupato dai controlli che potrei incontrare una volta arrivato ad IKIA: vorranno vedere il telefono? il pc? Esiste un divieto di importare alcunche’ di contrario alla morale islamica o nazionale e non sono certo di rispettare appieno questo precetto, ne’ per la verita’ so fin dove il divieto si spinga.

In realta’, atterrati a IKIA nulla di questo avviene: le procedure per ottenere il visto sono abbastanza lunghe e laboriosoe (controllo dell’assicurazione di viaggio, qualche modulo da compilare, pagare una tassa e poi la solita burocratica attesa), ma tutto si svolge senza intoppi. Nulla di diverso da tanti altri paesi.
Anche il bagaglio e’ arrivato e l’autista che mi deve portare all’altro aeroporto e’ effettivamente li’ ad attendermi.
Mi aiuta a cambiare qualche decina di euro per le prime spese prima che il bancomat turistico sia attivato, a comprare una carta SIM e poi ci dirigiamo verso l’aeroporto di Mehrabad, altro scalo di Teheran a circa un’ora di strada.

Mi attendono circa tre ore prima del volo verso Shiraz e, ancora preoccupato di non poter mangiare dopo il sorgere del sole, ordino qualcosa al bar.
Ora il sonno e la stanchezza del giorno precedente comincia veramente a farsi sentire: vorrei dormire almeno un po’, ma con la valigia non riesco veramente a prendere sonno. Poi, verso le 6:00 di mattina si apre il check-in, consegno il bagaglio e procedo verso la sala d’attesa.
Mi attende un controllo di sicurezza con due canali distinti, per uomini e donne, e un gruppetto di giovani seri e barbuti. Potrebbero essere Guardiani della rivoluzione (pasdaran) e il loro sguardo sembra confermare quanto mi diceva la signora: un paese severo, dove i precetti religiosi sono ancora profondamente fatti rispettare.
Ma anche qui tutto passa tranquillamente.

Nella sala d’aspetto, caricature di vari leaders mondiali in qualche modo opposti all’Iran; poster di propaganda contro Israele o che invitano le donne a coprirsi il capo.
Ma una volta saliti in aereo, con una mia certa sorpresa, ci viene servita la colazione. Forse non e’ tutto cosi’ come me lo stavano raccontando.
Mi concedo di prendere finalmente sonno, la stanchezza ora e’ davvero troppa. Ma dopo poco mi sveglio: giusto in tempo per osservare sotto di noi una macchia d’un rosa vivido apparire nel deserto: un lago colorato. La vista e’ mozzafiato.
Ma quante ancora volte ripetero’ queste esatte parole nei prossimi giorni…

Atterriamo dunque a Shiraz, un aeroporto relativamente piccolo ma in grado di accogliere voli internazionali (anche diretti dall’Italia, mi pare). Il bagaglio viene consegnato, con mio grande sollievo, e uscendo mi colpisce un poster in persiano e inglese che supporta l’allattamento al seno descrivendo come l’aeroporto sia “a breast feeding friendly place“, seppure in un’apposita stanza.
L’Iran inizia a sorprendermi.

Sono appena le 8:00 di mattima, ma appena esco immediatamente i 30 e piu’ gradi di temperatura mi avvolgono, mentre un sole fortissimo colpisce e abbaglia ogni cosa intorno. Penso che i prossimi giorni potrebbero essere durissimi, se questo e’ solo il primo assaggio di quel che mi aspetta. Purtroppo si va verso l’estate, per gli stranieri non e’ piu’ stagione turistica per via del caldo (l’agenzia italiana mi aveva avvisato), ma ormai c’e’ poco da fare: non resta che abbondare con la crema solare.
Prendo un taxi verso l’albergo, la cosa si rivela piu’ complessa del previsto, perche’ ho un indirizzo errato, ma arrivo a destinazione senza grandi complicazioni. La guida e’ gia’ li’ ad aspettarmi: tempo di alleggerire lo zaino e cominciamo il tour di Shiraz.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Irresistibilmente Iran – brividi (parte 1)

  1. La vita va avanti, mi pare, nonostante propaganda e precetti religiosi… d’altronde, tanti di quelli che ci sono stati hanno sottolineato che i più tenaci oppositori del fascismo sono stati i ragazzi che nelle scuole fasciste si sono formati.

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