Irresistibilmente Iran – Shiraz (parte 2)

A Shiraz, l’unica cosa che manca e’ un buon syrah.

Comicio la mia scoperta di Shiraz, e con essa dell’Iran, dirigendomi verso la moschea di Nasir-ol-Molk, detta anche la Moschea Rosa. Come moltre altre strutture in Iran (cosa che scopriro’ nei giorni successivi) la moschea si presenta con un cortile interno, relativamente piccolo, adornato con una vasca per l’acqua e alcune piante, e due ali: una per l’inverno ed una per l’estate.
E’ proprio all’ala estiva, alla destra del cortile, che la moschea deve il suo soprannome rosa. In primo luogo (anche se e’ il dettaglio che si nota successivamente), le volte del soffitto sono decorate con motivi floreali, rose d’un delicato colore (appunto) rosato, che si alternano su sfondi azzurri e gialli. Ma la celebrita’ del luogo deriva dalle vetrate colorate che, specie di prima mattina, riflettono i propri motivi colorati sul pavimento, immergendo letteralmente il visitatore nelle luci colorate. L’effetto fotografico e’ stupendo e secondo la guida, specie di prima mattina, v’e’ lettearlmente la coda all’ingresso.
La guida chiacchiera con un collega e io ne approfitto per sedermi un po’ e gustarmi, dopo gia’ diverse foto, in pace l’atmosfera della moschea. Proseguiamo dunque verso il lato opposto del cortile per visitare l’ala invernale, assai piu’ spartana ma molto interessante nella concezione delle soluzioni architettoniche.

Terminata la visita alla moschea, attraversiamo la strada per visitare la dimora di Bagh-e Naranjestan, una lussuosa residenza che ci accoglie con un giardino di aranci amari. Ma la parte piu’ strabiliante della casa e’ senza dubbio il padiglione rialzato sul lato di fronte all’ingresso. Da lontano questo padiglione non presenta alcunche’ di speciale, ma una volta entrativi e’ impossibile non rimanere stupefatti: ad eccezione di una vetrata affacciata sul giardino e del pavimento, l’intera superficie e’ coperta di elaborate decorazioni ottenute con mosaici di specchi. L’effetto e’ paragonabile a entrare in un negozio di cristalli, eccetto per il fatto che i riflessi di luce e le decorazioni sono infinitamente piu’ complessi. Pare di essere circondati da diamanti, per cosi’ dire.
La guida mi spiega che questo stile nacque dall’esigenza di recuperare i pezzi di specchi rotti durante il trasporto (erano spesso importati dall’Europa), cosi’ gli architetti pensarono di riutilizzarli come elementi di decoro, creando effetti straordinari (magici, potremmo dire).
Prima di pranzo visitiamo ancora l’adiacente dimora privata collegata al Bagh-e Naranjestan, anche questa con decorazioni simili ottenute da specchi e travi dipinte.

La guida osserva il digiuno per il ramadan, quindi mi lascia al ristorante mentre si ritira a pregare. Terminato il pranzo prendiamo un taxi verso la Cittadella di Karim Khan. Sebbene esteriormente l’Arg si presenti come una spartana fortezza, la sua funzione e’ sempre stata quella di palazzo di rappresentanza e una volta all’interno siamo nuovamente accolti da un giardino d’aranci, adornato da maioliche e affreschi. Alcune foto nelle stanze interne illustrano lo stato dell’Arg durante il regno dell’ultimo scia’ Reza Pahlavi, durante il quale la cittadella venne utilizzata come prigione. Come per piazza Registan a Samarcanda, le immagini del degrado cui era ridotta l’Arg appena trent’anni fa lasciano tristemente sbalorditi. Fortunatamente i lavori di restauro procedono, sebbene difficilmente potranno rimediare a danni subiti.

Dalla cittadella ci incamminiamo verso il complesso di Vakil: per prima cosa visitiamo l’hammam, da li’ verso la moschea, una moschea che nello stile ricorda abbastanza quanto visto in Uzbekistan (specie con lo stile di Bukhara – forse per collegamenti legati allo zoroastrismo e all’impero sassanida?), con facciate prevalentemente in mattoni chiari spoglie di decorazioni, tendenti all’ocra, e maioliche gialle e turchese. La mia guida si trattiene a pregare e posso godermi la pace che traspira da questo luogo in tutta calma.
Concludiamo infine il tuor nel bazar di Vakil: per me, i bazar sono sempre in must in ogni visita, luoghi non solo affascinanti, ma soprattutto perfetti esempi della vita locale quotidiana.

La guida mi riaccompagna all’albergo, ci salutiamo e mi concedo un’oretta di riposo, la prima dopo quasi due giorni interni fra viaggio e visita di Shiraz.
Ma non resto in albergo a lungo: un amico mi ricorda del complesso di Shah-e Cheragh, un santuario (shrine) che la stanchezza mi stava spingendo a tralasciare. Fortunatamente non cedo alla tentazione della stanchezza, mi sforzo di uscire e visitare il santuario: gia’ esternamente la vista e’ splendida, con una grande piazza circondata dagli edifici decorati con le immancabili maioliche. Ma la sorpresa, l’estasi oserei dire, e’ interno, dove le decorazioni di specchi gia’ viste in mattinata raggiungono vette incredibili: nelle stanze centrali, l’intera superficie (ad eccezione del pavimento coperto di tappeti per pregare) e’ coperta di mosaici di specchi che creano un gioco di luce e riflessi indescrivibile. Ancora una volta, pare di addentrarsi in un diamante, o (meglio) in qualche ametista verde, visti i colori delle luci che tingono alcune stanze come una giungla di cristalli. Stupefacente, forse persino meraviglie come la Basilica di San Pietro faticano a competere con la bellezza di questi luoghi (ma e’ tanto tempo che non visito San Pietro). Invitano quasi a convertirsi all’islam shiita.

Proprio nel cortile di Aramgah-e Shah-e Cheragh comincia la mia brutta abitudine di canticchiare Battiato mentre in Iran. Peraltro, ricordando solo quel unico verso dell’intera canzone.

Dal santuario prendo infine un taxi verso la tomba del poeta Hafez, dall’altro lato della citta’. La tomba e’ raccomandata come una delle principali attrazioni di Shiraz, utile anche a comprendere il carattere nazionale degli iraniani. Devo confessare che, per me, questa visita e’ stata forse il punto piu’ deludente di Shiraz. Forse per via della stanchezza accumulata, forse per le troppe meraviglie viste durante il giorno, la tomba del poeta si presenta ai miei occhi come un complesso gradevole, con un bel giardino e qualche struttura architettonica, ma nulla di piu’.
Interessante invece osservare i turisti iraniani in visita, la loro passione per i selfie.

Ormai “cotto” dalla stanchezza, prendo un taxi per tornare all’Arg: la guida mi ha indicato un negozio proprio all’angolo dove a suo avviso fanno il miglior faloodeh di Shiraz, un tipico dessert iraniano simile ad un sorbetto fatto di vermicelli e acqua di rose semi-congelata, che gli iraniani mangiano abbinato al gelato allo zafferano: dolcissimo e delizioso, mi pare un’ottima conclusione della mia prima giornata in Iran e cerchero’ di assaggiarlo quanto piu’ spesso possibile anche nei giorni successivi.

Ritorno in albergo e crollo a dormire, visto che domani partiamo di prima mattina per visite fuori citta’, ma il mix di stanchezza ed eccitazione mi terra’ sveglio ancora un po’.

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4 thoughts on “Irresistibilmente Iran – Shiraz (parte 2)

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