I numeri della generosita’

Sui giornali di alcuni giorni fa, specie quelli sportivi, compariva una notizia dai toni vagamente sensazionalistici (come sempre, peraltro, in periodo estivo e nei “giornali” di sport): la “notizia” della mancia che Cristiano Ronaldo, uno degli sportivi piu’ pagati nell’umanita’, avrebbe lasciato ai dipendenti del resort dove ha alloggiato per le vacanze estive.
(che poi, per notare quanto male stiamo presi, basta osservare come sia lo stesso resort dello scorso anno e lo stesso ammontare della mancia… insomma, la stessa “notizia”!)

La qualifica di notizia e’ in questo caso ampiamente abusata, ma visto che questo blog non e’ una testata giornalistica, posso permettermi di spendere qualche parola per vivisezionare l’evento e come e’ stato riportato dai suddetti (cosiddetti) giornali.

Punto 1: uno vale uno
Perdonate la cacofonia, ma alla fine uno deve anche guardare i numeri. E i numeri dicono qualcosa che dovrebbe farci riflettere.
Primo dato: il suddetto Ronaldo, Cristiano, nato a Funchal (Portogallo), febbraio 1985 riceve dal proprio club uno stipendio netto (senza tasse) pari a 31.000.000 (trentuno milioni,00) di Euro. Questo senza contare gli sponsor.
Goal.com ha cortesemente calcolato quanto il suddetto guadagna in lassi di tempo piu’ brevi, ovvero:
Al minuto – 59.7 euro
All’ora – 3.582 euro
Al giorno – 85.968 euro
Al mese – 2.580.000 euro

Secondo dato: le stesse fonti che riportano la “notizia” della mancia scrivono altresi’ che un giorno nel resort in questione costa 8.000 (ottomila,00) Euro.
Il che, in pratica, significa che con una giornata di lavoro il Ronaldo puo’ pagarsene oltre 10 di vacanza nel resort in questione.
Il che gia’ mi porterebbe a riconsiderare la “generosita’” del Ronaldo, il quale in pratica ha lasciato in mancia 1/4 del proprio stipendio giornaliero.

Non so se qualcuno di voi ha mai provato a fare un calcolo simile per se’ stesso, vi dico solo che a spanne per pagarmi l’ultima vacanza (6 giorni) no dovuto lavorarne circa 18. Vi invito a provare il calcolo, cosi’ giusto per avere un senso delle proporzioni.

Punto 2: uno vale uno
Stesso titolo, perche’ sempre li’ torniamo.
Le fonti non indicano esattamente quanto si sarebbe trattenuto il Ronaldo nella localita’ turistica in questione, possiamo supporre qualche giorno o una settimana, in realta’ non fa molta differenza ai fini del nostro ragionamento.
Certo, la somma riportata sarebbe superiore al 10-20% canonico, ma rappresenta pur sempre una goccia nell’oceano spropositato di denaro che il Ronaldo percepisce.
Giusto per il gusto di mettere gli zeri in fila: 20.000 / 31.000.000 = 0,00064 (o 0,064%)

Ora, qualcuno potrebbe anche dire che non e’ possibile paragonare uno stipendio ad una mancia e che se il Ronaldo quei soldi se li e’ guadagnati onestamente non abbiamo diritto di fare simili (assurdi, direbbero) calcoli.
La cosa e’ forse vera, ma non riesco a togliermi di testa il pensiero che lodare la generosita’ di fronte a certe cifre ha del ridicolo, se non dell’ipocrita.

Peraltro, se proprio volessimo avere la franchezza di provare a fare lo stesso calcolo con i nostri stipendi, potremmo avere qualche risultato interessante… l’ho fatto, perche’ non me la sentivo di accusare il Ronaldo senza farmi un esame di coscienza. Il risultato che ho ottenuto, sommando le varie mance che ho approssimativamente lasciato durante il mio ultimo viaggio, e’ circa 0,018 (o 1,8% del mio stipendio). In pratica, sarei 28 volte piu’ “cuore d’oro” del Ronaldo… qualcuno mi farebbe la cortesia di avvisare i giornali di cui sopra per organizzare un’intervista?
E, sopratutto, a fronte di tanta generosita’, perche’ mi son sempre sentito una mezza merda?

Punto 3: c’e’ ancora qualcosa che non va
Purtroppo anche le premesse sono fallaci. Purtroppo qualche perplessita’ nel modo in cui il Ronaldo ha guadagnato questi soldi nasce.
Perche’, purtroppo, il Ronaldo ha accettato un guilty plea, un patteggiamento con ammissione di colpevolezza col fisco spagnolo nel quale ha sostanzialmente ammesso di aver fatto magheggi (che non qualifico altrimenti, perche’ non sono esperto del settore – ma se fossero stati perfettamente in regola, non avrebbe dovuto accettare il patteggiamento) per non pagare circa 15 milioni di Euro.
Insomma, semplificando un po’ (per effetto scenico): pagare le mance coi soldi evasi al fisco non e’ esattamente essere “cuore d’oro”. Ne’, generalmente, corretto.
(ripeto: e’ una semplificazione… ovviamente i soldi usati non sono esattamente quelli. Ma fa differenza? il danaro e’ una cosa generica par excellence)

Punto 4: misuriamo le parole
Alla luce di quanto sopra, una domanda: davvero occorre parlare di “mancia davvero molto generosa”, “cuore immenso”, “grande generosita’” per la mancia lasciata dal Ronaldo?
Certo, prendersela con la stampa (questa stampa) e’ inutile. Ma non potremmo perlomeno chiederci se non ci stiamo abituando un po’ troppo a questa logica per cui ogni cosa che i ricchi fanno (specie se per “aiutare” gli altri… i poveri) sia sempre dorata beneficienza da lodare? Non ci stiamo un po’ troppo abituando all’idea che tutte le enormi disuguaglianze esistenti siano accettabili, giustificate?
Insomma, questo modo di riportare una (non)notizia, questo tipo di narrazione, non alimenta l’interiorizzazione collettiva che giustifica un sistema anche nei suoi punti ingiustificabili, privandoci della possibilita’ di criticare certe storture?

Questo non e’ solo cattivo giornalismo. E’ giornalismo complice. (virgolette omesse per carita’)
In fondo, come gia’ cantava Gaber:

La scomparsa dei fogli e della stampa
Sarebbe forse una follia
Ma io se fossi Dio
Di fronte a tanta deficienza
Non avrei certo la superstizione della democrazia

Qualche conseguenza, oltre il caso del Ronaldo
Fin qui tutto molto bello. Ma il gioco deve poi finire e, per quanto possa essere divertente sparlare di Ronaldo e del “giornalismo” (ahehm) nostrano, trovo piu’ utile ed interessante prendere queste riflessioni e portarle su un altro piano, quello della policy.

Qualche anno fa, all’uscita del suo “Il capitale nel XXI secolo“, in un articolo su Repubblica Thomas Piketty osservava come le disuguaglianze odierne siano tali per cui e’ piu’ facile diventare ricchi sposando un’ereditiera che col lavoro (fosse anche il lavoro di banchiere). Il tutto brevemente illustrato nella pagina inglese di wikipedia. Molto interessanti in questo senso le proposte di Atkinson.
Cito da una vecchia intervista a L’Espresso: “Il peso dell’eredità diventa sempre più importante rispetto al lavoro, i grandi patrimoni aumentano quasi meccanicamente, mentre il patrimonio della classe media tende ad erodersi“.

Ma, come dice Rutger Bregman, la risposta a tutto questo e’ molto semplice: “Smettiamola di parlare di filantropia e cominciamo a parlare di tasse. Tasse, tasse… Insomma, possiamo parlare a lungo di questi stupidi sistemi di beneficenza. Possiamo invitare Bono ancora una volta. Ma, insomma!, dobbiamo parlare di tasse. Ecco tutto. Tasse, tasse, tasse” (per inciso, la domanda cui Rutger faceva riferimento era: (“10 years ago, the World Economic Forum asked the question, what must industry do to prevent abrupt social backlash?” Da allora, ci siamo posti di nuovo questa domanda? Vi abbiamo trovato risposta?).

Ecco, concludo: smettiamola, per carita’ di parlare di mance, beneficienza e carita’. Parliamo di giustizia sociale, di equita’. Parliamo del fatto che e’ osceno che una persona possa permettersi livelli simili di ricchezza, donarne meno di una goccia e -perdipiu’- passare come un gran benefattore.
I livelli del problema sono molteplici:
1) la richezza accumulata all’origine e la disguaglianza che si alimenta (tasse, tasse, tasse)
2) il focus sulla generosita’, come se questo fosse l’aspetto principale o la chiave di volta del sistema
3) infine, il modo di riportare la notizia, l’encomio e la lode che si fa a qualcuno che -davvero- non solo non ha fatto nulla di speciale (per i propri standard), ma
4) enfatizzando la specialita’ e l’eccezionalita’ del gesto, si rafforza l’idea che questi squilibri siano normali, accettabili. Non lo sono.

Focalizzarsi sulla generosita’ del Ronaldo, presentarla come qualcosa di straordinario eccezionalizza un atto di generosita’ (per le possibilita’ del Ronaldo) veramente di poco conto. Questo al contempo contribuisce a normalizzare le diseguaglianze esistenti, presentandoci un mondo in cui i superricchi sono una categoria (antropologica?) a parte e nel quale ogni gesto di beneficienza (trickle down) rappresenta quasi un miracolo, un evento da celebrare.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “I numeri della generosita’

  1. Concordo con quasi tutto, eccetto che col fatto che la soluzione sia ‘tasse, tasse, tasse’; fermo restando che le tasse bisogna pagarle, non credo che la soluzione sia tassare un super ricco al 99,99% riducendolo a ruolo di ‘persona normale’. In Italia, per esempio, prima di aumentare le tasse o introdurne di nuove (patrimoniale) abbiamo appunto due grandi problemi: l’evasione e la cattiva qualità della spesa pubblica, con sprechi e sperperi; poi concordo che sublimare una mancia come se fosse chissà che è ridicolo, ma forse non è sbagliato incoraggiare la filantropia, quella vera, in stile Bill Gates, per intenderci.

    • Anche io per molto tempo ho condiviso queste critiche e il pensiero sottostante (e continuo a condividerle, almeno in parte).
      Tuttavia, sto maturando l’idea che queste critiche (e il pensiero sottostante) siano una “foglia di fico” per continuare a raccontarci che -in fondo- l’attuale sistema funziona bene, che e’ non solo normale, ma anche giusto e positivo che alcune persone possano avere un reddito tanto spropositato.
      Non credo sia cosi’.

      Giusto per riportare le cose in prospettiva, durante gli anni ’50 negli USA la tassazione sui redditi piu’ alti era al 70% (alcuni, computando altre voci, dicono addirittura al 90%). E noi oggi ci scandaliziamo per proposte simili per supermilionari??

      • Io parto dal principio secondo cui se CR7 guadagna quelle somme, avendo raggiunto peraltro svariati risultati, un motivo c’è; certo, non nego esista un problema di ‘dimensioni’, ma a quel punto più che con la tassazione, interverrei siul sistema con cui vengono formati i salari: ad esempio imponendo che lo stipendio di un impiegato comune non possa scendere al di sotto di una certa percentuale di quello dell’AD, ad esempio. Insomma, secondo me il problema è anche che alla fine ci sono salari mediamente troppo bassi che non possono essere compensati solo con l’offerta di servizi pubblici.

  2. Secondo me idolatrare questi gesti ha lo stesso significato che idolatrare la sussidarietà: lo stato accetta che sia corretto che siano i privati (o, meglio, i privati ricchi) a decidere se e come debbano essere garantiti i diritti delle persone, tra cui quello di ricevere uno stipendio dignitoso per il proprio lavoro (perché alla base della necessità di lasciare mance, spesso, sta uno stipendio da fame di chi quelle mance le riceve). Il che mi riporta alla mente Oscar Wilde: è immorale usare la proprietà privata per riparare i guasti provocati dall’istituzione della proprietà privata.

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