R come rugby, claim the throne

[spoiler alert! non leggete i pronostici!]

Ci siamo: si comincia! La 2019 Rugby World Cup e’ officialmente al via e, con essa, la caccia al trono degli All Blacks.
Vincitori (primi e unici) per due edizioni consecutive (2011 e 2015), i neozelandesi si presentano in Giappone con l’obiettivo di portare a casa la Web Ellis Cup per la terza volta consecutiva, confermandosi i migliori al mondo “the most dominant team in the history of the world” come si dicono loro stessi (e a ragione). Missione non impossibile, anzi.

Gli All Blacks arrivano in Giappone da ovvi favoriti. Sebbene il loro 2019 non sia stato all’altezza degli (spaventosi) anni precedenti, con un pareggio (Sud Africa) e una sconfitta (Australia) nel Rugby Championship, i Tuttineri si sono presto rifatti rifilando all’Australia una sonora lezione (36-0). Pure nell’anno precedente le cose non sono andate male: ancora due sconfitte (una, storica, con l’Irlanda a Dublino e una con il Sud Africa), ma pure una vittoria sporca, cattiva e dannatamente importante 15-16 contro l’Inghilterra a Londra. Alcuni ricambi-chiave dalle precedenti spedizioni (Carter, McCaw fra tutti), ma anche continuita’ in campo e alla guida (Whitelock in seconda linea, Cane, Read, Barrett e Sonny Bill Williams oltre ovviamente a coach Hansen alla sua ultima Coppa del Mondo).
Secondi nel ranking mondiale, 88% di percentuale assoluta di vittorie alla coppa del mondo, restano probabilmente la squadra da battere. Perfetta la sintesi del Guardian: This time around there are question marks over the All Blacks but no team is so equipped to answer them all. Vunerabili, ma battibili? Nessuno come gli All Blacks dispone di una squadra cosi’ abituata a vincere, cosi’ mentalmente solida, cosi’ rodata, cosi’ profonda nei ricambi, cosi’ tecnica.
Prima partita contro il Sud Africa, per decidere la testa del girone, sara’ gia’ un test abbastanza rivelatore (anche se i Tuttineri possono pure permettersi di arrivare secondi, tanta e’ la loro sicurezza nel poter affrontare chiunque)*.
Volete andare sul sicuro? Puntate sulla tripletta dei neozelandesi. Non scontata, certo, ma altamente possibile.

Segue, in termine di favori dei pronostici, l’Inghilterra. Eddie Jones ha fatto un lavoro magistrale da quando e’ arrivato alla guida della Rosa, ha costruito una squadra cattiva, tatticamente e fisicamente imponente, veloce e letale. Jones e’ un po’ il Mourinho del rugby, o almeno ne ricorda lo stile: cattivo, polemico, efficace. Concentra su di se’ i dibattiti e le attenzioni, mentre la sua squadra acquisisce fiducia, sicurezza nei propri mezzi e integra nei meccanismi di gioco giocatori craque come Itoje. Vanta inoltre una coppia di mediani d’apertura da fare invidia a chiunque con Ford & Farrell (spesso schierati assieme in passato in double playmaker da far paura).
L’Inghilterra in questi anni e’ stata in grado di vincere (quasi) con chiunque: manca ancora lo scalpo degli All Blacks. Ma e’ stata anche una squadra battuta dal Galles e dall’Irlanda. La domanda allora e’: che Jones abbia voluto “coprirsi”? Che l’Inghilterra non abbia spinto al 100% in alcune partite?
In una potenziale sfida secca contro qualsiasi altra squadra top-tier (Nuova Zelanda, Irlanda, Australia, Sud Africa, Galles, Francia) avrebbe discrete possibilita’ di vittoria. Resta da vedere se la tensione mentale richiesta da Jones reggera’ sul filo del rasoio o se qualcosa rischiera’ di rompersi e se i giocatori chiave (i fratelli Vunipola, Farrell) resteranno disponibile e in forma per tutto il torneo (discorso che vale, in realta’, per qualsiasi nazionale).

Sia Sud Africa che Australia sono riusciti a battere gli All Blacks in tempi recenti e hanno mostrato miglioramenti rispetto alle deludenti prestazioni degli ultimi anni. Ma entrambe le squadre sembrano relativamente fragili contro avversari top e potrebbero pagare dai quarti di finale in poi.
Visti i progressi di alcune squadre dell’emisfero nord (Inghilterra, Irlanda, Galles), la prospettiva di semifinali all-South come avvenuto nel 2015 appare piu’ remota. Mentre il Sud Africa arriva con un track record decisamente piu’ positivo degli ultimi mondiali, un clima piu’ sereno e appacificato, quasi una stranezza per i Boks, l’Australia appare piu’ fragile che negli ultimi 4 anni: le tattiche di Cheika paiono o conosciute o poco convincenti, giocatori piu’ o meno uguali e nessuna stella in grado di risollevare la squadra (Genia sempre il regia, sempre meno convincente). Certo, la tattica d’attacco imperniata su centri-ball carrier (con Kerevi, un centro di 108kg – un po’ il percorso inverso della Francia con Bastareaud, se vogliamo) e studiata per negare la rush defence impiegata dagli teams potrebbe pagare. Cambiata radicalmente la mediana, con Lealiifano a prendere il posto di Foley: appena 22 caps per il 31enne. Nonostante il momentaneo momento positivo del 2015, la crisi del rugby wallaby pare destinata a continuare.

La Francia arriva alla Coppa del Mondo piu’ solita di quanto visto negli ultimi anni al 6 Nazioni, ma sottotraccia (forse questo potrebbe essere un vantaggio). Resta la buona qualita’ del XV potenziale, anche se alcuni giocatori chiave forse non sono piu’ nella forma migliore (Guirado, Slimani, Picamoles in prima linea potrebbero soffrire un po’ – difficile giudicare il livello dei ricambi). Resta il lavoro positivo di Brunel, dopo svariati allenatori che non sono riusciti a trovare “la quadra”. Resta tutto questo, ma i bleus non portano a casa vittorie convincenti da un po’. Soprattutto, resta un senso di confusione, di “improvvisazione permanente”, come scrive Le Monde (un giocatore che fino a poco tempo fa sembra chiave come Bastareaud lasciato a casa, per dire). Mediana tutta da scoprire: chi fara’ coppia con Lopez? Il primo candidato e’ Serin, ma i due hanno giocato appena 13 parite negli ultimi 4 anni, non sempre assieme.
Difficile vederli come favoriti, anzi: visto il “girone della morte” (con Inghilterra e Argentina) potrebbero rischiare di non passare neppure a quarti (sarebbe la prima volta). Certo, a Parigi non sarebbero contenti, ma forse non potrebbero neppure stracciarsi le vesti (forse non scatenerebbe la rivoluzione, ma potrebbe essere il momento per una rifondazione piu’ radicale… non a caso, ben 11 giocatori hanno solo 5 caps).

Difficilmente ponderabile l’Argentina. I Pumas vengono da ormai anni di esperienza nel Rugby Championship (il torneo intercontinentale dell’emisfero sud) e, piu’ recentemente, nel Super Rugby (torneo a squadre). Da anni, gli argentini continuano a migliorare e le sconfitte (tutte maturate con squadre di primissimo livello come Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda) non raccontano tutta la storia. Prima sfida proprio con la Francia per decidere il probabile secondo posto nel pool c (prima, ci si aspetta, l’Inghilterra). Dopo due semifinali (2011 e 2015), con un po’ di fortuna i Pumas potrebbero tentare l’assalto al bersaglio grosso.

Situazione per certi versi simile per Galles e Irlanda. E (in qualche modo), completamente opposta a quella delle altre potenze dell’emisfero sud (altre rispetto alla Nuova Zelanda: Australia e Sud Africa).
Entrambe le squadre arrivano dopo aver vinto il grande slam negli ultimi due tornei del 6 Nazioni (2018 Irlanda, 2019 Galles). Entrambe guidate da due grandissimi allenatori (Joe Schmidt per l’Irlanda e Warren Gatland per i Dragoni: due neozelandesi, entrambi piu’ volte nominati fra i possibili candidati a sostituire Hansen dopo questa Coppa del Mondo alla guida degli All Blacks, giusto per sintentizzare le rispettive credenziali).
Poco da dire: due squadre con due eccellenti strateghi alla guida, rose di qualita’ assoluta, rodate e potenzialmente letali. Come l’ultimo 6 Nazioni insegna (e tutti quelli prima), una sfida fra le due sarebbe avvolta nell’incertezza piu’ totale.
Nell’ultimo decennio, Gatland ha scolpito il Galles potendo contare su una rosa di qualita’ (Alun Wyn Jones, Biggar, Halfpenny, North, Tipuric) in grado di sostenere tanti game plans differenti, dalla partita in controllo a quella in rimonta, creando difficolta’ a tutte le principali contendenti. Certo i Dragoni non sono favoriti, forse non passeranno neppure oltre i quarti, ma scommetterci contro sarebbe un grave errore.

La nazionale del trifoglio arriva alla Coppa del Mondo in Giappone da n. 1 assoluta del ranking mondiale. Come fa notare il Guardian, solo una volta (nel 2007, dal Sud Africa) la Web Ellis Cup non e’ stata vinta dal n.1 del ranking. Due vittorie in quattro sfide con i Tuttineri dal 2013 ad oggi hanno infuso fiducia e cementato la reputazione di una squadra matura, letale, cinica, difensivamente solida, tatticamente astuta.
L’ottimismo e’ forte dalle parti di Dublino e Schmidt resta una garanzia.

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Ma c’e’ un’altra statistica da tenere in considerazione: mai l’Irlanda ha superato i quarti di finale da quando esiste la Coppa del Mondo di rugby (1987). Persino Galles (2 semifinali) e Scozia (1) hanno fatto meglio. La pressione di arrivare da favoriti (assoluti o quasi) potrebbe essere troppa? Potrebbe. La prima partita sara’ gia’ decisiva: Scozia e Irlanda si affrontano per il primato nel Gruppo A, che con ogni probabilita’ significherebbe evitare gli All Black ai quarti in favore del Sud Africa – sfida senza esclusione di colpi (e in un precedente simile con la Francia nel 2015 questo significo’ perdere Sexton e O’Connell per i quarti, nei quali l’Irlanda fu malamente sconfitta contro l’Argentina)*.
Molte delle fortune degli irlandesi dipenderanno, come sempre in questi ultimi anni, dallo stato di salute del mediano d’apertura Sexton. Allo stato attuale, Sexton e’ probabilmente il migliore nel ruolo al mondo, con visione di gioco finissima e precisione al tiro letale. Ma ha 34 anni, viene da un 2019 non al top, e con il numero di partite concentrate in poche settimane potrebbe pagare pegno.

Le ipotesi per l’Irlanda sono tre: 1) crack totale, il che probabilmente significa uscire nuovamente ai quarti (ipoteticamente, sconfitta alla prima giornata con la Scozia e successivamente bastonata dalla Nuova Zelanda)*; 2)  improvement, un piccolo, minuscolo miglioramento superando i quarti per uscire alle semifinali, che sarebbe probabilmente vissuto con molto amaro in bocca, come un fallimento (Schmidt lascera’, la nazionale ha i suoi anni e sara’ difficile ripetere un gruppo con tanto talento a breve); 3) sulle ali del destino: niente da dire, tutto e’ possibile.

Volutamente, nessuna analisi sull’Italia. Gli Azzurri arrivano ancora con qualche speranza, alimentata dal buon lavoro di O’Shea (che lascera’ dopo il mondiale… ottima programmazione, FIR!), ma dipendono sempre dalla vena di Sergio Parisse, che non ha piu’ la resistenza di un tempo. Il girone con Nuova Zelanda e Sud Africa condanna quasi ipso facto al terzo posto, ovvero all’ennesimo mancato accesso quarti. Difficile confidare nella sorpresa con il Sud Africa: speriamo dunque nel bel gioco, soprattutto con le squadre piu’ abbordabili, e continuiamo a costruire.

*Caveat: tutto questo ragionamento si basa sull’ipotesi che gli All Black battano il Sudafrica sabato 21. Irlanda-Scozia giocano il giorno dopo, domenica 22. Dovessero i sudafricani battere la Nuova Zelanda nel pool B, le squadre dell’emisfero nord nel girone A potrebbero giocare al ribasso… sempre per evitare i Tuttineri (a quel punto probabilmente secondi nel loro girone).

E infine… il gioco dei pronostici!
* * * [spoiler alert!!] * * *

Pool A
Scozia-Irlanda subito decisiva. Puo’ accadere di tutto, ma Irlanda piu’ favorita e pronta a fare all-in. Giappone difficilmente sopresa come nel 2015 contro il Sud Africa, ma resta da tenere d’occhio: se tutto andasse per il verso giusto, all’ultima giornata potrebbero battersi col sangue agli occhi contro la Scozia.
Mio pronostico: Irlanda, Scozia, Giappone

Pool B
Purtroppo, terribilmente facile: Nuova Zelanda, Sud Africa, Italia

Pool C
Girone “della morte” con Inghilterra, Francia, Argentina. Non ho seguito abbastanza i Pumas (infatti non ho commentato sopra), ma vedo l’Inghilterra tranquillamente ai quarti. Francia-Argentina mai facile per i Bleus e potrebbe esserci la sorpresa (non piu’ sopresa, dai!)
Mio pronostico: Inghilterra, Argentina, Francia

Pool D
Anche qui, abbastanza facile: Galles, Australia, terza… una tra Fiji e Georgia (fijiani favoriti)

Quarti di Finale (basati sui pronostici di cui sopra)
Q1 Inghilterra – Australia: Inghilterra
Q2
Nuova Zelanda – Scozia: Nuova Zelanda
Q3
Galles – Argentina: Galles
Q4
Irlanda – Sud Africa: Irlanda

Semifinali (ut supra)
S1 Inghilterra – Nuova Zelanda: Nuova Zelanda
S2
Galles – Irlanda: Irlanda

Alla luce di questi pronostici… qualche astuzia da parte degli allenatori? Forse all’Inghilterra conviene arrivare seconda nel girone (perdendo contro l’Argentina?), questo significherebbe sfidare il Galles nei quarti e, ipoteticamente, l’Irlanda in semifinale, ovvero scambiare un quarto potenzialmente piu’ arduo con una semifinale (forse) piu’ facile… evitandosi la Nuova Zelanda. Di sicuro Jones ci stara’ pensando.

…oh Gesu’, la vincono di nuovo gli All Blacks!

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