R come rugby, a un passo dalla meta

Dopo essermi perso i quarti di finale, causa weekend a Lviv, questo fine settimana mi sono goduto (letteralmente) le semifinali Inghilterra – Nuova Zelanda e Galles – Sud Africa.
Due partite che si preannunciavano assai diverse fra loro: da un lato le due squadre probabilmente piu’ offensive al mondo (in questo momento), dall’altro le due piu’ difensive.

Inghilterra e Nuova Zelanda arrivavano all’appuntamento dopo aver ciascuna “devastato” il proprio avversario a quarti (Australia e Irlanda), con due prove molto convincenti su entrambi i fronti. Inevitabilmente, gli All Blacks tornati primi nel ranking mondiale arrivavano da favoriti.
Ma il “mago” Jones ha –come pronosticato– messo in piedi un’Inghilterra implacabile. Non solo forte, ma anche sicura dei propri mezzi. Cio’ si e’ visto sin da prima del calcio d’inizio, dal modo in cui gli inglesi hanno affrontato la haka dei neozelandesi (da notare la smorfia di Owen Farrell). In campo, poi, c’e’ stata gara, ma non c’e’ stata.
Gli uomini in bianco hanno letteralmente dominato i tuttineri dall’inizio alla fine: dominati tatticamente, fisicamente, come aggressivita’… su ogni livello. Su ogni punto d’incontro, gli inglesi arrivavano primi, piu’ forti, piu’ veloci, piu’ aggressivi. In una parola: hanno dimostrato di voler vincere piu’ dei neozelandesi, dall’inizio alla fine. Impressionante il numero di turn-over (palle rubate dopo il placcaggio): 15. Itoje sugli scudi (“passato da world-class a world-best” ha commentato un conoscente), Ford implacabile al piede.
Dopo un primo tempo “fiacco” da parte dei neozelandesi, e tante occasioni mancate per gli inglesi, ci si aspettava un secondo tempo totalmente diverso. Ma cosi’ non e’ stato: alla nazionale inglese non e’ mai venuta meno ne’ la solidita’ fisica, ne’ quella mentale (una solidita’ mentale che ricorda… quella del 2003). Neppure quando gli All Blacks si sono riportati sotto ad inizio ripresa con una meta “di rapina” l’Inghilterra ha vacillato. Anzi.

Inghilterra che ora si presenta inevitabilmente da favorita alla finale.

Nell’altra seminifinale, Galles e Sud Africa hanno dato vita ad una sfida completamente diversa, altamente tattica, estremamente difensiva. I lunghi scambi al piede hanno tolto fascino alla partita e il fatto che il punteggio sia (16 – 19) sia stato quasi interamente segnato al piede la dice lunga sulle prestazioni offensive, prima ancora che difensive.
Entrambe le squadre hanno quasi “rifiutato” di giocare alla mano, forse proprio per evitare lo scontro con le difese. Ne e’ nata una partita non spettacolare, salvo i circa 15 minuti fra le due mete. Il Galles ha pagato due infortuni a uomini chiave gia’ nel primo tempo, ma ha mostrato di riuscire sempre a risorgere dalle proprie ceneri. Peccato non abbia mai veramente avuto uno scatto offensivo in grado di fare la differenza: solo quando costretti dalla meta sudafricana, i Dragoni hanno premuto sull’accelleratore, rifiutato le punizioni e conquistato la meta che li rimettesse in pari. Poi basta.
E alla fine, inevitabilmente, e’ bastata una punizione per suonare il de prufundis.
Il Sud Africa ha suonato lo stesso spartito per 80 minuti: palla, calcio, placcaggio, costantemente riportando la sfida nella meta’-campo avversaria a suon di pedate. La tattica ha funzionato fin qui, ma bastera’ contro gli inglesi?

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Commento tattico del Welsh Dai Lama (un’autorita’). Faf de Klerk e Gareth Davies sono rispettivamente i mediani di mischia di Sud Africa e Galles

L’impressione e’ che lo spartito tattico dell’Inghilterra sia troppo vasto per farsi mettere in difficolta’ da questo approccio dei Bokke e le soluzioni offensive degli inglesi dovrebbero offrire sufficienti opzioni per superare la rush defence sudafricana.
Pur vero, come ha osservato il ct del Galles Warren Gatland, che spesso per alcuni team la finale e’ una seminale (i.e. l’Inghilterra potrebbe arrivare spompata). E il Sud Africa non ha mai perso una finale.

Piu’ interessante, a mio avviso, la sfida per il terzo posto. Anche se potra’ sembrare un’eresia. Entrambe le squadre avranno molto da dimostrare: il Galles per consacrarsi a vette mai raggiunte, la Nuova Zelanda per confermare di non essere (ancora finita). Gli infortuni nel Galles indirizzano pensantemente la sfida, ma come visto anche col Sud Africa i Dragoni “non muoiono mai” e metteranno l’impossibile nell’ultima partita.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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