R come rugby, bilanci (quasi) finali

Delusione del torneo
Irlanda, maledettamente Irlanda. Senza dubbio. Vincere era forse chiedere troppo, ma l’ambizione di raggiungere per la prima volta le semifinali c’era e doveva esserci. Giocando alla pari contro praticamente qualsiasi avversario, Nuova Zelanda in primis.
Invece, una sconfitta col Giappone durante il pool (che ci poteva stare: Giappone francamente eccezionale, certo non una “sorpresa”, ma una squadra di grande qualita’ e grandissima intensita’) e un’asfaltata con la Nuova Zelanda che lascia la ferita aperta.
Un vero peccato, perche’ una squadra con un simile equilibrio di esperienza e qualita’ l’Irlanda difficilmente la vedra’ a breve. Non so chi sia il successore-designato di Joe Schmidt, ma uno stratega di questo livello sara’ difficile da trovare e Sexton ormai ha i suoi anni – c’e’ un sostituto all’altezza? Insomma, il cocktail esplosivo potrebbe richiedere anni per ricrearsi.

Sorpresa del torneo
Uruguay. Una vittoria storica contro Fiji. Solo quella, ma tanto basta.
Come l’Argentina anni fa, l’Uruguay mostra e dimostra che anche un movimento “minore” puo’ costruire grandi risultati se ha un piano. Quello che, per inciso, manca sempre all’Italia (davvero la soluzione e’ sempre un tecnico straniero che resta pochi anni e importare giocatori dall’estero?).
Bel segnale per la crescita del rugby mondiale: ci sono realta’ con belle prospettive e se continua cosi’, ai prossimi mondiali potremmo vederne delle belle! (Il che, francamente detto, significa pure che per l’Italia son c***).
Capitolo a parte per chiedersi cosa sta accadendo al rugby delle isole del pacifico… le stiamo perdendo (il rugby, e pure le isole).
Chapeau.

“Sapeva”. Owen Farrell (capitano dell’Inghilterra) mentre osserva la haka

Partita piu’ bella
Testa a testa fra Giappone – Irlanda e Inghilterra – Nuova Zelanda.
Partite per certi aspetti simili, con la squadra meno quotata (ma solo sulla carta… o nella testa di certi commentatori) ha dominare letteralmente l’avversario.
Entrambe partite che dovremmo ri-guardare negli anni a venire, delle vere lezioni di rugby: intensita’, piano tattico, determinazione… Inghilterra e Giappone hanno mostrato un livello di rugby che e’ semplicemente un piacere per gli occhi. Bonus per il Giappone, commovente nel suo ruolo di underdog, ma pure l’Inghilterra a sfidare a viso aperto i Tuttineri e batterli. Piu’ che batterli: farli apparire normali. Spettacolo.

Squadra immortale
Per chi non lo sapesse, confesso, faccio coming out: il mio “vecchio” cuore trifoglio ha sofferto tantissimo ha guardare il Galles avanzare nel torneo.
Ma nella sofferenza, devo rendere onore al merito: partita di gran classe contro l’Australia, sconfitta di misura contro il Sud Africa pur con una prestazione mediocre e flagellata dagli infortuni, ma tanto, tantissimo cuore. Non una squadra eccitante da guardare, ma quanto coraggio nel resistere ai Bokke e riportarsi in pari a pochi minuti dalla fine.
Lo stesso coraggio, lo stesso cuore mostrato nella finale per il 3erzo posto contro la Nuova Zelanda (due mischie nei propri 5 metri a 5 minuti dalla fine!).
Peccato a questi Dragoni siano mancate opzioni offensive, forse l’esisto sarebbe stato diverso.

Eppoi questo

Premio Lo Hobbit
Scusate la battuta vagamente offensiva, ma menzione speciale (e con grande rispetto) per Faf De Klerk, il mediano di mischia sudafricano e il suo box kicking (rispetto agli altri giocatori, Faf ha un’altezza non stratosferica).
Il Sud Africa ha fatto una cosa sola per tutto il torneo : rush defence & box kicking (ok, due in realta’). Inesorabilmente, in ogni partita, in ogni placcaggio, Faf ha recuperato per la sua squadra e l’ha calciato alle spalle della difesa avversaria.
Rispetto per l’attaccamento quasi fanatico a questa convinzione, a questa strategia. Attaccamento che finora ha pagato. A volte la convinzione, la fiducia in se’ stessi, si’: il fanatismo, puo’ superare la mancanza di mezzi. E va rispettato. E a volte, e’ persino bello da vedere.
In Sud Africa hanno cominciato a detestare questa tattica, quasi un anti-rugby per il rifiuto sottostante di portare palla alla mano, ma Faf e il coach sudafricano Rassie Erasmus si sono attenuti alla loro strategia e cosi’ facendo hanno portato i Bokke in finale. Cosa accadra’ una volta li’ lo scopriremo domani. L’anti-rugby potrebbe persino funzionare contro una squadra come l’Inghilterra. In Inghilterra hanno cominciato ha chiederselo… (ma la corazzata guidata da Eddie Jones, tuttavia, ha dimostrato contro i Wallabies di non aver bisogno di dominare il possesso per vincere).

Premio Wizard of Oz
(Volevo chiamarlo Premio Gandalf, ma non si adattava al personaggio…) …Eddie Jones! Il mago venuto dall’Australia (Oz, per gli amici) ha riportato il XV della rosa a vette che non vedeva da 12 anni (peraltro, per un remake della stessa finale 2007: Inghilterra vs Sud Africa, finale nella qualle Jones ha vinto da consultente dei sudafricani, che intrigo della storia!). Potrebbe riportarla indietro a vette che non vedeva da 16 anni (coppa del mondo 2003 – vinta dagli inglesi proprio contro i Wallabies guidati da… Eddie Jones!).
Da quattro anni Jones ha costruito una corazzata: una squadra completa tecnicamente, con grandi variazioni tattiche ed enorme convinzione e solidita’ mentale. Il lavoro sta pagando (vedi sopra contro la Nuova Zelanda). Al mondo ci sono pochi tecnici al suo livello.
Mago.

Il walzer degli addi
Tanti addii in questa coppa del mondo: tre grandi allenatori Steve Hansen, Warren Gatland e Joe Schmidt (tutti kiwi) salutano le rispettive nazionali e il mondo del rugby. Ci mancheranno.
Salutano anche giocatori unici, come Rory Best nell’Irlanda e Sonny Bill Williams fra gli All Blacks.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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