cartoline sfocate dall’Ucraine – tourism time (parte 10)

E’ veramente troppo tempo che non aggiorno questa “rubrica” (come il suo parallelo “umanitario”, peraltro). I viaggi internazionali hanno preso il sopravvento dall’estate (e il lavoro per il resto degli ultimi mesi), ma non dimentichiamoci dell’Ucraina.

In agosto ho approfittato di un weekend lungo per andare nei Carpazi (Yaremche), la regione montusa dell’Ucraina. Per chi ha visto le Alpi, i Carpazi paiono piu’ delle collinette neanche troppo cresciute, ma il paesaggio e’ davvero bello e nell’estremo ovest dell’Ucraina si nota tutta la differenza col resto del paese: paesetti montani che sembrano emergere dall’Austria del secolo scorso, chiesette in legno in mezzo a boschi di conifere, torrenti, e tantissime bandiere rosso-nere dell’Ukrainian Insurgent Army di Stepan Bandera che operava nella zona, specie fra gli anni ’30-’40 (organizzazione nazionalista, anche filo-nazista, cui oggi si ispirano tanti movimenti di estrema destra in Ucraina).

In ottobre ho viaggiato parecchio, in effetti: prima Chernivtsi, poi Lviv (Leopoli). Mi sono proposto di visitare almeno altre 4 citta’ ucraine prima delle fine di questa missione e visto che i mesi galoppano verso la end of mission, questo fine settimana ho deciso di andare a Poltava.
Non so perche’ esattamente ho scelto queste destinazioni: Lviv e’ sicuramente una delle mete piu’ rinomate in Ucraina, destinazione per turisti nazionali ed internazioali come e forse piu’ di Odessa (la prima citta’ fuori Kyiv che ho visitato); per qualche motivo ho continuato a posticipare un viaggio a Lviv, forse non molto convinto dall’entusiamo con cui tanti me la descrivevano. A meta’ ottobre, complice visita di parenti, ho finalmente deciso di andarvi.
Devo dire che merita la sua fama. Forse ai turisti europei la citta’ in se’ non dira’ molto, col suo stile mitteleuropeo, ma ha un centro molto gradevole (Opera e Market Square), piu’ storico e conservato di quasi tutte le altre citta’ ucraine che ho visto. Sebbene Lviv sia considerata la patria del nazionalismo ucraino, qui le bandiere rosso-nere non si notano, forse per non offendere i turisti (specie polacchi – massacrati non poco dal gruppo di Bandera). In compenso, si trova un ristorante “a tema” proprio sullo stile delle bande armate anti-russe (parola d’ordine per entrare: gloria all’Ucraina, che in altri contesti e’ lo slogan degli ultra-nazionalisti). Non nascondo un certo disagio.
Forse piu’ di tutto mi hanno colpito la chiesa armena (dipinti murali veramente spelndidi, con toni scuri e brillanti che si alternano in un effetto di luce mirevole) e il cimitero di Lychakiv, una sorta di “Pere Lachaise ucraino” con tombe-monumenti di tanti protagonisti della storia ucraina (e.g. Ivan Franko), ai quali si aggiungono un momumento ai combattenti nazionalisti di Bandera (e divisioni SS) e ai caduti nel conflitto in Donbas. Corsi e ricorsi (o, meglio: incrostazioni) di storia, ideologia e propaganda.
Di Lviv non conservo una memoria indimenticabile, forse proprio per la sua somiglianza a tante citta’ del centro Europa, ma rimane la sensazione di una citta’ carina, accogliente, piu’ European-oriented e piuttosto benestante per gli standard nazionali.

Una settimana prima di Lviv c’e’ stata Chernivtsi, citta’ nella regione storica della Bukovina, regione a cavallo fra Ucraina e Romania nella quale convivono (convivevano) moltissime minoranze etniche: tedeschi, ungheresi, rumeni, ucraini, ebrei… (e, in quanto tale, regione di grande interesse per gli appasionati di pluralismo giuridico dall’epoca del lavoro di Teubner). Chernivtsi e’ nota soprattutto per i magnifici edifici dell’universita’: costruzioni in mattoni rossi e maioliche che un tempo erano residenza del metropolita. Aldila’ della residenza del metropolita, la citta’ non ha altre attrazioni imperdibili.
Ma in realta’ tutto il centro di Chernivtsi e’ grazioso, con edifici storici piuttosto conservati dispersi in tutto il centro cittadino. Centro, devo ammetterlo, piuttosto piccolo: in un giorno l’abbiamo facilmente percorso tutto.
Una perla della quale sono immensamente felice e’ stata la visita ad una chiesetta in legno di St. Nicola, risalente addirittura al 1600. Gia’ a vederla da fuori trasmetteva quasi una commozione nell’intimita’ (e fragilita’) che certa fede puo’ avere, ma la fortuna di entrarvi e’ stata qualcosa di unico: un ambiente chiuso dalle grosse travi delle pareti, quasi completamente buio, eccezion fatta per poche candele riflesse sull’oro delle icone, un profumo misto di incenso, legno e resina degli abeti. Incredibile.

Infine, questo fine settimana, Poltava. Non so davvero con che criterio ho scelto questa meta: quasi tutti i miei colleghi ucraini non vi sono mai stati e, in effetti, la citta’ non ha nulla di imperdibile. L’avevo vista dal treno andando a Kharkiv quasi un anno fa e per qualche ragione mi era rimasta in memoria. A volte bisogna semplicemente togliersi lo sfizio.
Complice il meteo terribilmente nuovosolo, l’impatto con la citta’ non e’ stato dei migliori. Dopo un lungo vialone che dalla stazione conduce al centro citta’ mi sono perso fra alcune viuzze laterali (mea culpa: non avevo preparato alcun itinerario delle cose da visitare) e l’iniziale impressione che ho avuto della citta’ e’ stata tristissima. Fortunatamente le cose sono un po’ migliorate nel prosieguo, scoprendo i centro pedonale, il celebre arco dedicato alla battaglia di Poltava, una chiesetta e il monastero fuori citta’.
Nel complesso, onestamente, non raccomanderei una visita: nonostante l’arco da cartolina e la bella vista del Monastero della croce che da una collina opposta al centro cittadino lancia le sue guglie dorate fra le chiome degli alberi, le cose da vedere a Poltava sono assai poche, gli edifici storici di interesse davvero non molti. Piu’ di tutte, meriterebbe la Piazza Rotonda che apre il centro: un parco circolare circondato da edifici a arco dall’effetto architettonico davvero bello. Peccato a piedi sia impercettibile.
Impressione curiosa al museo d’arte, dove ho deciso di rifugiarmi dopo aver visto tutto quello che potevo vedere nella citta’: collezione classica interessante (su quella contemporanea tralasciamo), ma l’impressione e’ che non sia visitato da nessuno: per quasi un’ora sono stato l’unico visitato (poi ne sono sopraggiunti pochi altri) e le inservienti accendevano e spegnevano le luci delle sale man mano che vi entravo o uscivo. Assurdo. Meriterebbe una riflessione sul significato dell’arte (che senso ha un dipinto che nessuno vede?).
Chernivtsi mi e’ parsa assai piu’ gradevole.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “cartoline sfocate dall’Ucraine – tourism time (parte 10)

  1. “paesetti montani che sembrano emergere dall’Austria del secolo scorso”
    E d’altronde fino alla Prima guerra mondiale quel territorio non apparteneva all’Austria?

    Sai a quando risale il monumento al gruppo di Bandera? Sarebbe interessante scoprire chi l’ha “commissionato”…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: